Gianluca Dettori (VC Hub): Sardex e le altre società tecnologiche italiane hanno un grande futuro davanti, possiamo essere ottimisti

Gianni Balduzzi 30/04/2021

La carriera di Gianluca Dettori è paradigmatica di quella di molti professionisti italiani nel settore delle startup tecnologiche. Dall’esperienza in grandi imprese alla creazione o alla guida di aziende digitali che grazie alla competenza accumulata sono state poi fatte crescere negli anni. 

Nel suo caso per esempio Primo Ventures, di cui è stato founder e partner, e Sardex, azienda che tra l’altro sta raccogliendo investimenti sulla nostra piattaforma e che ha già raggiunto l’overfunding, nel cui board siede, e diverse altre. Da poco è presidente di Vc Hub, l'associazione che rappresenta i principali investitori e startup in Italia. 

Chi meglio di lui dunque per capire come si sta muovendo il mercato in questo periodo cruciale e avere qualche indicazione sul futuro.

Buongiorno dottor Dettori, grazie per aver accettato di parlare con noi. Come prima cosa vorrei chiederle quale effetto ha avuto la pandemia e sta avendo secondo lei sul mondo che lei conosce bene, quello delle startup tecnologiche?  

Siamo in un momento molto particolare perché stiamo entrando in una fase nuova anche dal punto di vista sociale. Chi opera in questo mondo ha visto succedere importanti trasformazioni, è sotto gli occhi di tutti. Lo percepisco come una sorta di scalino che abbiamo superato in questo ambito, cosa che ha portato a una fortissima domanda di digitale.

È stato un anno difficile, ma molte aziende sono cresciute tantissimo.  

Vi è stato quindi in effetti una crescita degli investimenti in Italia?

In base ai dati di cui disponiamo sono stati investiti 700 milioni lo scorso anno in startup, con meno operazioni ma di dimensioni media più grandi. 

Con la ripartenza e, spero, con l’aiuto del Pnrr del governo, nel 2021 potremmo quindi scollinare quota un miliardo e questo potrebbe quindi divenire un anno milestone.

Tra questi investimenti vi è stato un maggiore interesse proprio per ciò che è digitale? Anche qui sia a livello di taglio che di ammontare complessivo?

Sì, gli investimenti sono stati mediamente più grandi, e in aumento. Se guardiamo ai primi tre mesi di quest’anno si è già arrivati a quota 300 milioni. D’altra parte quando cominciano a registrarsi operazioni di dimensioni sempre maggiori poi si muove tutto il mercato.

Per quanto riguarda il nostro portafoglio spicca Cortilia, che ha avuto una crescita esplosiva, e che ha fatto un’operazione di 34 milioni di euro coinvolgendo anche un grande investitore industriale. Cominciano a esserci aziende che hanno una certa scala e dimensione che interessano anche investitori di grande levatura. 

Quindi si stanno muovendo verso questo settore anche player più tradizionali. Ma visto che voi come VC Hub vi occupate anche di relazioni istituzionali come si sta muovendo e ponendo il mondo governativo, politico, delle istituzioni appunto? Come viene accolto il Venture Capital? Viene capito?

C’è una grande attenzione, che sta aumentando. Anche perchè, ripeto, i numeri cominciano a non essere banali. Gli asset under management degli investitori riuniti in VC Hub ammontano a un miliardo. Le startup, dicevamo, hanno raccolto sul mercato più di 700 milioni. Vi sono ormai 160 associati, cominciamo a essere una realtà.

Abbiamo collaborato sia con il precedente che con l’attuale governo, fin dalla nostra nascita. Avendo dei tavoli di lavoro l’associazione riesce a esprimere degli output, ad esempio sugli investimenti nell’ambito della scienza della vita e del biotech. Ne è uscito un decalogo di dieci priorità, per esempio in campo regolatorio. 

Del resto si trattava di un tavolo che è durato a lungo e intorno al quale hanno lavorato 20 operatori, grandi professionisti degli investimenti, che hanno generato raccomandazioni che abbiamo consegnato ai nostri interlocutori nel governo. Abbiamo ricevuto grande apprezzamento per il lavoro svolto e speriamo siano ascoltate.

Come associazione vorremmo operare anche in tema culturale, alzando il livello della narrativa sul tema degli investimenti in società tecnologiche, che a volte mi dà fastidio chiamare startup, anche perchè ormai un’azienda che fattura 35 milioni, ha 240 dipendenti, come Cortilia, per l’economia italiana è una realtà di tutto rispetto, visto che non siamo nella Silicon Valley. Nel giro di 2-3 anni si tratterà di un’impresa decisamente significativa nel digitale. 

Questo vuol dire che siamo in un momento di maturazione del mercato.

Visto che stiamo facendo esempi di aziende, lei è anche nel board di Sardex. Perché rappresenta un’innovazione nel panorama italiano e non solo? Qual è la sua particolarità?

Qui devo dichiarare il mio profondo amore per Sardex. Secondo me in un futuro neanche tanto remoto noi investitori potremo dire che eravamo lì a vederla nascere. 

Fa delle cose che sembrano semplici, ma dietro vi è un pensiero forte e profondo. A tendere questa modalità di fare rete tra aziende e persone che insieme generano benessere collettivo sarà un normale complemento dell’economia tradizionale e potrà a mio avviso transare fino al 10-15% del PIL in un sistema economico.

Perchè le aziende saranno sempre più attratte da Sardex a suo avviso?

Perché la grandissima maggioranza delle imprese sono piccole, di prossimità che danno servizi quotidiani, dalla farmacia al dentista, al supermercato, ormai nel circuito di Sardex si trova di tutto, qualunque ambito merceologico. 

E il vantaggio per queste aziende è che si tratta di un sistema pensato per offrire un canale di vendita aggiuntivo altrimenti non attivabile per chi entra nel circuito. Sardex porta nuovo business e nuove relazioni commerciali, e questo crea valore perché Sardex non è pensato per essere tesaurizzato.

Possiamo dire che un pregio di Sardex è adattarsi bene al tessuto economico italiano così particolare 

In realtà si adatta al tessuto economico globale. Sardex è la seconda al mondo nel campo delle monete complementari, e questo è un settore dell'economia nato molti decenni fa, ma Sardex è stata la prima a farlo funzionare in modo completamente nuovo grazie al digitale. Io vedo un lungo futuro per questa azienda. 

Penso che la crescita possa essere logaritmica e che siamo all’inizio della curva. Ne sono convinto sia per il mio amore per Sardex sia perchè ho visto cosa è successo in Sardegna, dove credo almeno il 3% delle aziende sono in Sardex. Una tale massa critica diventa tangibile sul territorio.

Tornando al livello istituzionale, cosa è stato fatto di buono dai governi, e soprattutto cosa secondo voi come VC Hub andrebbe fatto per fare crescere di più il mondo delle aziende tecnologiche?

A livello macro è stato fatto molto negli ultimi anni, fin dal governo Monti, quando è stato fatto il primo startup act. Il vero passaggio fondamentale è stato però il Fondo Nazionale Innovazione, dato in gestione a Cassa Depositi e Prestiti, istituito per rafforzare il mercato delle startup italiane. 

Sta procedendo molto bene e la presenza di Cassa Depositi e Prestiti sta avvicinando molti investitori istituzionali a questo mondo. 

Tra le cose che potrebbero essere fatte si potrebbe intraprendere una messa a punto delle norme contenute nello startup act, che di base è fatto bene, ma essendo ormai passati un po’ di anni necessita un’opera di fine tuning. Per esempio nel tema degli incentivi fiscali ci sono, funzionano, ma non in maniera ottimale perchè alcune regole non consentono a tutti gli investitori di usufruirne veramente.

Sono questioni tecniche che credo possano essere sistemate in modo semplice.

È fiducioso quindi sul fatto che l’Italia nei prossimi anni possa raggiungere gli stessi livelli di altri Paesi europei, come la Francia, che ultimamente ha visto molti investimenti nel digitale

La Francia ha un mercato molto sano e attrattivo con una forte mano di Bpi, la Cassa Depositi e Prestiti francese, che da 25 anni opera bene. Io stesso anni fa ho avuto Caisse des dépôts (che assieme a EPIC BPI-Groupe ha dato vita a Bpi, ndr) come investitore nella mia startup quando ero ragazzo.

Io sono fiducioso, stiamo facendo grandi passi avanti anni dopo anni, e questa crescita è organica, non occasionale. Certamente se si vuole recuperare chi sta avanti si deve andare a una velocità più grande, ed è possibile, visto che partiamo da una base più piccola. Io credo che ce la possiamo fare. Pensando agli ultimi 10 anni guardo avanti con grande fiducia.

Grazie mille per il suo tempo, dottor Dettori

Grazie a voi.

 


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