Ibrida: ecco come sarà l’intelligenza artificiale del futuro

Redazione BacktoWork 08/06/2022

L’intelligenza artificiale del futuro non sarà una tecnologia in senso stretto, quanto piuttosto una combinazione tra analogico e digitale che darà vita a una sinergia di forze complementari che, se messe assieme in modo efficace, potranno produrre risultati straordinari 

Quello dell’intelligenza artificiale, lo si è detto in tutte le salse, è uno dei principali trend tecnologici del momento ed è verosimile pensare che continui a esserlo per l’intero decennio e addirittura oltre.

In quanto tale, pertanto, sarà in grado di catalizzare grandi moli di investimenti da parte del settore industriale le quali, a loro volta, spingeranno senza tregua sulla sua evoluzione che, in un’arena dal forte impatto concorrenziale, vedrà importanti e numerosi step evolutivi.

Il prossimo di grande rilevanza, la maggioranza degli osservatori ne è certa, riguarderà probabilmente quella che viene definita intelligenza ibrida, cioè in grado di tenere insieme quella umana e quella artificiale in un mix inedito dalle enormi potenzialità.

Due intelligenze sono meglio di una

Secondo le più recenti ricerche sugli scenari hi-tech, è proprio così che i dirigenti immaginano il futuro del lavoro: secondo il 67 per cento di loro, l’intelligenza ibrida consentirà a persone e robot di collaborare per sfruttare le rispettive competenze

Su dove stia la vera forza di questa potentissima crasi è facilmente comprensibile, data la complementarietà delle due intelligenze, quella umana e quella delle macchine, in grado di portare a termine compiti molto diversi.

Il come e il perché questo possa avvenire è ben spiegato con il cosiddetto paradosso di Moravec, secondo il quale è relativamente facile far sì che i sistemi informatici siano bravi nei test del QI o a giocare a scacchi, ma è difficile, se non impossibile, dare loro le capacità percettive e di movimento anche di un bambino di un anno.

Questo avviene poiché il cervello e l'intelligenza artificiale utilizzano algoritmi sostanzialmente diversi, e ciascuno eccelle in modi in cui l'altro fallisce completamente.

Se, infatti, gli algoritmi di apprendimento automatico superano gli esseri umani nell'individuare modelli complicati e sottili in vasti set di dati, il cervello è in grado di elaborare efficacemente le informazioni anche in presenza ambiguità nell'input, o quando le situazioni cambiano inaspettatamente.

Ecco perché gli esseri umani e l'AI devono collaborare e unire le forze diventando intelligenza ibrida.


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