Smart Working, il futuro del lavoro oltre l'emergenza

Redazione BacktoWork 10/11/2020

Lo Smart Working è ormai entrato nella quotidianità degli italiani ed è destinato a rimanerci. Ma è necessario digitalizzare i processi aziendali e dotare il personale di strumenti e competenze adeguate. Lo sostiene una recente analisi condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano, che evidenzia come nella fase più acuta della pandemia siano stati 6,58 milioni i lavoratori agili, mentre nel “New Normal” saranno 5,35 milioni e quasi un terzo dei dipendenti continuerà a lavorare almeno in parte da remoto.

Criticità e benefici dello Smart Working d'emergenza

Nei mesi più duri del lockdown, tra marzo e maggio, lo Smart Working ha coinvolto in Italia il 97% delle grandi imprese, il 94% delle pubbliche amministrazioni e il 58% delle PMI, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori agili, circa un terzo dei dipendenti italiani, oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019. Sono state coinvolte professionalità prima ritenute incompatibili con questo modello di lavoro: nel 33% delle grandi imprese hanno lavorato da remoto per la prima volta gli operatori di call center, nel 21% gli addetti allo sportello hanno lavorato da casa riconvertendo una parte delle attività e comunicando digitalmente con i clienti, nel 17% è stato applicato il lavoro da remoto anche a operai specializzati digitalizzando l'accesso ai macchinari

Al contempo, l'applicazione dello Smart Working durante la pandemia ha messo a nudo l'impreparazione tecnologica di molte organizzazioni. Più di due grandi imprese su tre hanno dovuto aumentare la dotazione di pc portatili e altri strumenti hardware (69%) e di strumenti per poter accedere da remoto agli applicativi aziendali (65%); tre PA su quattro hanno incoraggiato i dipendenti a usare i dispositivi personali; il 50% delle PMI non ha potuto operare da remoto. A livello organizzativo, invece, è stato difficile mantenere un equilibrio fra lavoro e vita privata per il 58% delle grandi aziende e per il 28% dei lavoratori; inoltre, per il 33% delle organizzazioni, i manager non erano preparati a gestire il lavoro da remoto

Verso un New Normal del lavoro

Nonostante le difficoltà, questo Smart Working “forzato ed emergenziale” ha contribuito a migliorare le competenze digitali dei dipendenti (per il 71% delle grandi imprese e il 53% delle PA), a ripensare i processi aziendali (59% e 42%) e ad abbattere barriere e pregiudizi sul lavoro agile (65% delle grandi imprese). 

Molte organizzazioni - rileva la ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Polimi - si stanno attrezzando per tradurre le nuove abitudini e aspettative in un nuovo approccio al lavoro. La stima dell’Osservatorio è che i lavoratori agili saranno complessivamente 5,35 milioni, di cui 1,72 milioni nelle grandi imprese, 2,15 milioni nelle PMI e microimprese, e 1,48 milioni nelle PA

Una grande impresa su due interverrà sugli spazi fisici al termine dell'emergenza (51%); il 38% non prevede riprogettazioni, ma cambierà le modalità d'uso; solo l'11% tornerà a lavorare come prima. Smart Working

Il 36% delle grandi imprese modificherà i progetti di Smart Working in corso e digitalizzerà i processi. Ben il 70% di chi ha un progetto di lavoro agile aumenterà le giornate in cui è possibile lavorare da remoto, passando da un solo giorno alla settimana prima della pandemia a una media di 2,7 giornate a emergenza conclusa. Il 65% coinvolgerà più persone nelle iniziative, il 42% includerà profili prima esclusi, il 17% agirà sull'orario di lavoro

"L'emergenza Covid-19 ha accelerato una trasformazione del modello di organizzazione del lavoro che in tempi normali avrebbe richiesto anni, dimostrando che lo Smart Working può riguardare una platea potenzialmente molto ampia di lavoratori, a patto di digitalizzare i processi e dotare il personale di strumenti e competenze adeguate”, afferma Mariano Corso, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Working. “Ora è necessario ripensare il lavoro per non disperdere l'esperienza di questi mesi e per passare al vero e proprio Smart Working, che deve prevedere maggiore flessibilità e autonomia nella scelta di luogo e orario di lavoro, elementi fondamentali per spingere verso una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Bisogna mettere al centro le persone con le loro esigenze, i loro talenti e singolarità, strutturando piani di formazione, coinvolgimento e welfare che aiutino ciascun lavoratore ad esprimere al meglio il proprio potenziale".


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