Golden Power: che cos’è e perché oggi se ne torna a parlare così tanto

Redazione BacktoWork 15/06/2022

Perché è tornato “di moda” negli ultimi mesi e come, e in quali settori strategici effettivamente si applica questo importante potere di intervento dell’esecutivo

Tutti gli Stati hanno un grande occhio di riguardo per quei settori strategici dai quali dipendono per esempio sicurezza, telecomunicazioni, approvvigionamento energetico.

Il Golden Power, introdotto nel 2012, ha di fatto superato in Italia lo strumento della Golden Share, sostituendo le partecipazioni azionarie munite di prerogative speciali con un potere di intervento dello Stato su specifiche operazioni in settori strategici.

Nel 2009, infatti, il sistema della golden share fu oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea che, pur riconoscendone la legittimità, al fine di salvaguardare gli interessi vitali dello Stato, ritenne che il sistema italiano si spingesse troppo oltre e quindi violasse il principio della libera circolazione dei capitali.

Dove si esprime il potere dello Stato

Attualmente lo Stato può quindi effettuare una serie di interventi speciali nei confronti di tutte le società che svolgono attività di rilevanza cruciale alla vita collettiva del Paese, imponendo restrizioni o condizioni all'acquisto di partecipazioni, fino ad arrivare a porre il veto nei confronti di operazioni con caratteristiche tali da compromettere gli interessi nazionali.

I settori identificati come strategici sono aumentati nel tempo fino a includere oggi anche i servizi di comunicazione digitale a banda larga basati sulla tecnologia 5G e sono stati ampliati ulteriormente nel 2020 con il “Decreto Liquidità" (legge n. 40/20).

La normativa ha esteso l’ambito di intervento e controllo statale nel caso di operazioni societarie o scalate eventualmente ostili, non solo nei settori tradizionali delle infrastrutture critiche e della difesa, ma anche nell’ambito finanziario, creditizio, assicurativo, dell’energia, dell’acqua pubblica, dei trasporti, della salute, della sicurezza alimentare, dell’intelligenza artificiale, della robotica, dei semiconduttori, e della cybersecurity.

Il “ripescaggio” nell’ultimo biennio

La pandemia mondiale esplosa nel 2020 ha portato alla luce molte carenze e criticità in vari Sistemi-Paese europei e anche in Italia la locuzione “Golden Power” ha ricominciato a circolare con insistenza, sia nei palazzi del potere che sulla stampa specializzata e non.

Difesa e sicurezza nazionale, a maggior ragione dopo gli eventi bellici in Ucraina, sono settori dove c’è stato un rafforzamento dei poteri speciali che l’esecutivo esercita quando un’azienda straniera compra azioni di un’impresa italiana e, ultimamente, l’attenzione del governo si è spostata anche sul progetto del cloud della Pubblica Amministrazione, la “nuvola” nella quale confluiranno tutti i dati dei ministeri, degli enti locali, delle Asl, degli ospedali: informazioni delicate che non ci si può permettere di consegnare, anche solo in parte, ad operatori stranieri o società italiane con partecipazioni significative da parte di società di altri Paesi.

Un altro tema affrontato con decisione è stato quello delle reti 5G, dove, per evitare lo strapotere dei fornitori cinesi, sono state imposte procedure rigide per tutte le imprese che acquistano tecnologie collegate, anche per attività di "manutenzione della rete o gestione".

In particolare, tali aziende, saranno tenute, tra le altre cose, a presentare alla Presidenza del Consiglio un piano annuale sulla loro strategia e descrivere i beni e i servizi che vengono distribuiti ed erogati.

Il nodo della sicurezza informatica

Ed è cronaca recente anche la crescente preoccupazione espressa dal governo sul fatto che software informatici e antivirus russi possano essere dei “cavalli di Troia” per veicolare attacchi cybercriminali contro il nostro Paese.

Le azioni messe in atto per prevenire attentati alla sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici degli uffici pubblici si è tradotto nell’obbligo di diversificare immediatamente i prodotti in uso e di attivare degli ulteriori software di protezione.

Inoltre, a livello legislativo si sta pensando di rendere permanenti le norme di emergenza introdotte con il sopra citato Decreto Liquidità che prevedono che un’azienda non europea notifichi al governo acquisizioni societarie anche con quote minime (basta il 10 per cento dei diritti di voto o del capitale) e allargando tale obbligo di notifica e di informazione anche alle aziende Ue.


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