Il 2021 delle startup comincia con il botto in Italia, in crescita del 5,56% nel primo trimestre

Gianni Balduzzi 23/04/2021

Questo 2021 che tutti si attendono di ripresa dopo l’annus horribilis 2020 sembra cominciare sotto i migliori auspici per le startup italiane

Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo nel primo trimestre di quest’anno queste sono cresciute di 662 unità rispetto alla fine del 2020, passando da 11.899 a 12.561, per un incremento del 5,56%. Si tratta di quello maggiore da un anno a questa parte. 

Anche durante lo scorso anno nonostante la crisi in tutti i trimestri tranne l’ultimo si era registrato un aumento delle startup, ed era stato un segnale non scontato di resistenza del settore, ma in questo primo scorcio di 2021 sembra essere stato schiacciato l’acceleratore. 

Soprattutto considerando che tutte le nuove società di capitali, ovvero quelle costituite negli ultimi 5 anni, sono cresciute solo del 0,8%. Nel complesso delle 1.966 in più circa un terzo sono state startup innovative. 

Che ora sono il 3,36% del totale. Erano il 2,98% un anno fa.

871 milioni il capitale sociale complessivo 

Ancora più importante e significativo da un punto di vista economico è stato l’incremento degli investimenti in startup. Il loro capitale sociale aggregato è cresciuto di ben il 20,21% rispetto alla fine dell’anno scorso, arrivando a poco meno di 871 milioni. Di questo passo prima della metà del 2021 si dovrebbe superare il miliardo di euro.

Al contrario scende del 12,86% quello dichiarato dalle società di capitali in generale. 

Le startup innovative appaiono quindi essere parte di quella ristretta porzione dell’economia italiana che ha resistito alla crisi peggiore dal Dopoguerra andando anzi contro corrente. 

È chiaro che non è secondario il fatto che a essere protagonista nel mondo delle startup sia la tecnologia, con quasi il 37% di queste costituite da aziende che operano nell’ambito della produzione di software, e un altro 14,2% in quello della ricerca e dello sviluppo. In particolare in quest’ultimo campo ben il 69% delle nuove imprese è costituito proprio di startup. 

Sono all’incirca le stesse proporzioni di un anno fa, ma nel frattempo è aumentato il loro numero. Quelle che si occupano di software, che quindi per esempio creano piattaforme e forniscono servizi digitali sono passate in 12 mesi da 3.985 a 4.639, quelle che fanno ricerca scientifica invece da 1584 a 1781.  

Aumentano ancora i dipendenti, la sfida della crescita dimensionale 

Un altro dato positivo è sicuramente la crescita anche del numero di dipendenti delle startup. In questi primi tre mesi del 2021 sono arrivati a essere 15.586, 1.209 in più di quelli che si contavano nell’ultimo trimestre del 2019. Si tratta di un balzo dell’8,4% in pochi mesi, superiore a quello del numero complessivo delle aziende. Ancora più rilevante l’aumento delle startup con almeno un addetto. 

In media sono però solo 3 i dipendenti per startup, concentrati in poche realtà più grandi, con più di metà che non ne hanno neanche uno. 

Ed è questa la sfida dei prossimi mesi e anni in questo mondo. 

Seppure la gran parte degli indicatori sia decisamente positivo, le statistiche restituiscono il ritratto di un mondo sempre agli albori, fatto di imprese molto piccole, e che devono nella grandissima parte dei casi ancora fare il salto.

Ne è una testimonianza chiara la riduzione di più di 2mila euro del valore della produzione medio, ora di 182.624 euro, con un 50% delle startup che fattura meno di 39.236 euro,

Vuol dire che le ultime nate sono startup relativamente piccole, ma soprattutto che quelle esistenti non sono potute crescere molto, sicuramente come avrebbero voluto. 

È infatti diminuito di 2,6 milioni anche il valore della produzione complessivo di quel 47,8% di startup in utile. E il problema non è che abbiano superato il break even point in meno di metà, ma che per queste le vendite non siano cresciute. Almeno nell’ultimo trimestre, perché rispetto a un anno fa in realtà un progresso di 213 milioni c’è stato. 

La maggiore capitalizzazione è di buon auspicio per il futuro

E tuttavia forse in un periodo di recessione così profonda come questa non ci si poteva attendere di più. La resistenza delle startup che erano state già fondate e l’aggiungersi di molte nuove è già un risultato notevole. Anzi, è possibile che paradossalmente le minori possibilità professionali nei settori tradizionali abbiano liberato energie e capitale umano, che alcuni founder abbiano rotto gli indugi dando seguito a un’idea che da tempo avevano proprio di fronte a una crisi professionale trasformata così in opportunità.

Quello che forse conta ancora di più in questa fase è il rafforzamento a livello di capitale. L’incremento degli investimenti e quindi il grande balzo del capitale sociale complessivo di tutte le startup rappresentano oltre che un segnale di fiducia nel settore anche un trampolino di lancio per lo sviluppo delle startup e un viatico per l’ingrandimento dimensionale. 

Tra l’altro la crescita delle aziende, l’assunzione di personale, l’arrivo di nuovi soci, il raggiungimento di nuovi mercati, portano solitamente anche a una salutare diversificazione del mondo che intorno alle startup gravita. Solo con un loro ingrandimento per esempio potrà diminuire la quota di nuove imprese innovative senza una presenza femminile, ovvero senza una donna come socio o tra le cariche amministrative. Ora è di ben il 57,6%. Mentre solo il 12,9% sono le startup a prevalenza femminile. 

L’ulteriore sviluppo delle aziende servirà anche a questo.


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