Mercato dei software gestionali in Italia: un'opportunità per la digitalizzazione delle imprese

Redazione BacktoWork 11/03/2021

Con un valore di 15,8 miliardi di euro, quello dei software gestionali sta diventando un mercato sempre più rilevante per digitalizzare le piccole medie imprese.

Una ricerca realizzata dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano in collaborazione con AssoSoftware ha messo in evidenza dati e tendenze del mercato del software gestionale in Italia delineandone l’importanza per lo sviluppo delle imprese: oltre ad offrire loro tecnologie digitali all’avanguardia a supporto dei processi, permette anche di rendere l’ecosistema tecnologico italiano competitivo rispetto all’estero.

Il mercato italiano: i dati

Lo studio ha inizialmente individuato 27.249 aziende operanti nel campo del software e della consulenza ad esso collegata rilevando un fatturato totale di 39,1 miliardi di euro. Selezionando tra queste le aziende più rilevanti in termini di dimensioni, quelle cioè con un fatturato maggiore di 1 milione di euro e numero di dipendenti maggiore di 9 (in totale 1.346 aziende), il mercato totale si restringe a 33 miliardi di euro. Tra queste, quelle che offrono applicativi gestionali valgono 14,9 miliardi di euro. Se a questo valore si somma la rete di vendita, che produce un fatturato di 0,9 miliardi, si deduce che il valore totale generato è pari a 15,8 miliardi.

La maggior parte delle realtà, pari al 74%, ha un fatturato minore di 10 milioni ma un indice di produttività di circa 159 mila euro per dipendente. Un dato molto positivo dato che in questo comparto il know-how del personale rappresenta l’asset prevalente rispetto a settori con produttività più alte i cui costi di produzione hanno un impatto maggiore sui risultati. Per quanto riguarda la collocazione geografica, il 43% delle aziende mappate ha sede nell’area nord-occidentale, il 25% in quella nord-orientale, il 24% nel centro e l’8% nel sud e nelle isole. 

Un’altra caratteristica del settore in italia riguarda la non prevalenza dei grandi colossi multinazionali. Le software house locali, per lo più piccole imprese, trovano infatti spazio di differenziazione competitiva rispondendo a specifiche esigenze territoriali e sviluppando, in quasi la metà dei casi, prodotti specializzati per un comparto merceologico. I settori più indirizzati sono nell’ordine Servizi, Banche e Assicurazioni, Sanità, Pubblica Amministrazione, Manifatturiero e GDO/Retail.

Osservando le 1.346 società prese in esame, il numero dei prodotti da loro offerti nel mercato ammonta a 5.368. Una software house offre dunque in media 4 prodotti e soltanto l’8% supera il numero di 10 tecnologie. I più numerosi sono quelli specifici per l’amministrazione e l’archiviazione (25% dei prodotti studiati) a cui seguono il knowledge management (22%) e i software per i processi di core delle aziende, sia di back-end con la gestione delle operations (21%), sia di front-end nella gestione dei clienti e della relazione con i consumatori (21%). La restante percentuale di prodotti è costituita da soluzioni verticali per imprese e pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda i prodotti di amministrazione e archiviazione, la micro-categoria dominante è quella per la gestione documentale (1.009 prodotti). Quanto alla gestione dei clienti, le categorie più riscontrate sono quelle della gestione di vendita e post-vendita (1.009 prodotti) e di CRM (618 prodotti).

Un’opportunità per le PMI

I numeri derivanti dalla ricerca mostrano come quello del software gestionale sia un settore relativamente piccolo se confrontato con altri comparti dell’economia italiana ma allo stesso tempo molto importante nel campo della digitalizzazione. Esso si rivolge infatti a tutti i comparti d’impresa e l’adozione delle tecnologie che offre implica un miglioramento di efficacia ed efficienza dei processi con conseguenze anche dirette sul fatturato di chi ne fa uso.

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Le software house rappresentano dunque una grande opportunità per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese in un tempo in cui il digitale è ormai alla base di qualsiasi modello di business, anche dei più tradizionali. L’utilizzo di applicazioni che supportino le attività produttive e prevedano l’integrazione di dati e informazioni lungo tutta la catena può infatti aumentare l’efficienza e ridurre i fermi. Le imprese che si avvalgono di tecnologie avanzate per il supporto alla vendita e la gestione delle relazioni con i clienti possono inoltre vedere aumentata la loro efficacia e facilitata la costruzione di interazioni continue e sempre più one-to-one.

Il settore italiano diventa tanto più importante se si tiene conto del fatto che il 95% delle imprese italiane sono micro (con meno di 10 dipendenti) e il 4,9% piccole e medie (tra i 10 e i 249 dipendenti) a fronte del solo 0,1% delle grandi. Nel contesto di un mercato digitale internazionale che vede il dominio dei grandi colossi, risulta quindi difficile per queste aziende, che rappresentano la quasi totalità dell’economia italiana, trovare risposte efficaci alle proprie esigenze. Ciò accade sia per il peso specifico relazionale che possono avere con il fornitore sia per i costi della tecnologia che per esigenze specifiche del business, compresa la vicinanza geografica e linguistica. Di qui l’importanza dei player locali, più opportuni a comprendere e soddisfare queste esigenze, rispondenti alle peculiarità del territorio e utili non solo nell’accompagnare le imprese nel percorso di digitalizzazione ma anche nel rendere il paese competitivo nell’ecosistema tecnologico internazionale.

Nel contesto di un mercato digitale internazionale che vede il dominio dei grandi provider di tecnologia, le software house italiane che fanno applicativi gestionali rappresentano un elemento chiave per l’economia e la competitività del Paese”, ha infatti sottolineato il Direttore degli Osservatori Digital Innovation Alessandro Perego.

L’accrescimento del mercato italiano rappresenta dunque un’opportunità per vincere la partita del digitale e creare un ecosistema fondato su asset e know-how locali. Una struttura che non tocca solo i produttori di software ma anche tutto il canale di vendita di cui fanno parte attori come rivenditori, consulenti e system integrator che portano le soluzioni direttamente ai clienti supportandone le peculiarità e la diffusione territoriale.

Per quanto riguarda gli ambiti di applicazione delle tecnologie, questi spaziano dal settore bancario a quello dell’agroalimentare, da quello del turismo alberghiero fino a quelli della moda e della sanità. Soprattutto in quest’ultimo, centrale dopo l’emergenza pandemica scoppiata a inizio 2020, sono diversi i comparti in cui i software gestionali possono rivelarsi utili, dalla gestione di un reparto alla logistica dei farmaci e all’accettazione dei pazienti. A ciò si aggiunge il ruolo centrale delle tecnologie digitali nella ricerca relativa a cure e vaccini e nel tracciare e contenere la diffusione del Covid-19.  




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