L'esempio della Francia, che ora guida la crescita degli investimenti, anche nel Venture Capital

Gianni Balduzzi 24/06/2022

La Francia non è mai stato il primo Paese che viene in mente quando si pensa a un luogo business-friendly e in cui investire. 

Rimane lo Stato al mondo con il maggiore gettito fiscale sul Pil dopo la Danimarca, il 45,4% secondo l’Ocse, più dell’Italia (42,9%). 

E tuttavia anche per questo può rappresentare un punto di riferimento, soprattutto per il nostro Paese, perché nonostante (o forse proprio grazie, come vedremo) il peso dello Stato è riuscita a brillare nell’ecosistema europeo degli investimenti in Venture Capital, tenendo il passo di quei Paesi anglosassoni o del Nord Europa che da sempre sono in cima alle classifiche sulla capacità di attrazione verso gli investitori. 

Secondo i dati pubblicati da Kpmg, infatti, il valore dei deal di VC è passato Oltralpe dai 1.478,8 milioni di dollari del 2014 agli 11.914,2 del 2021. Si tratta di un incremento di 8 volte in 7 anni, di poco superiore anche a quello che si è verificato nel Regno Unito, e decisamente più ampio di quello tedesco, di 5,4 volte. 

Gli unicorni transalpini sono ormai 27

Come sottolineato in un recente report di EY, il 2021 è stato anche in Francia l’anno d’oro, quello in cui gli investimenti, che già avevano avuto una buona crescita fino al 2020, sono esplosi, con un aumento in un solo anno del 115% in valore e del 26% in volume.

Sempre nel 2021 è stata superata la soglia dei 100 miliardi cumulati in operazioni di Venture Capital e, soprattutto, sono stati aggiunti ben 12 unicorni alla già importante messe francese. Nel complesso, considerando anche i deal della prima parte del 2022, le aziende innovative che hanno superato il miliardo di valorizzazione sono arrivate a 27. L’ultima è Ecovadis, specializzata nella valutazione e nel miglioramento della responsabilità sociale delle imprese grazie all’utilizzo sia dell’intelligenza artificiale che di un pool di analisti. Dà ormai lavoro a 1.350 persone e ha 95mila clienti in 175 Paesi. 

A trainare il successo dell’ecosistema francese, comunque, è stato il fintech, che ha visto una quadruplicazione degli investimenti, passati da 622 a 2.548 milioni, anche se in testa vi sono sempre i servizi internet, con 3 miliardi e 925 milioni., 

Alfintech appartiene l’azienda protagonista del deal più sostanzioso, Sorare, che ha raccolto 586 milioni di euro. Per fare un confronto la startup italiana di maggior successo quanto a capitali ricevuti, Scalapay, ne ha visti 180,9. 

Sempre del fintech fa parte Qonto, nota anche in Italia come banca online per piccole e medie imprese e free lance, che è divenuta un unicorno all’inizio del 2022 grazie a un investimento di 486 milioni.

La maggiore crescita in Francia riguarda i deal superiori ai 50 milioni

In alcuni casi secondo EY non si può parlare tanto di Venture Capital, quanto piuttosto di Growth Equity, visto lo stadio ormai avanzato di maturazione delle startup protagoniste dei deal più importanti.

In Francia sono proprio queste imprese, che sono cresciute rapidamente e non erano al primo round di investimenti, ad essere il motore dell’espansione dell’ecosistema. Il maggiore incremento nel 2021, infatti, è stato quello registrato da nelle operazioni superiori a 300 milioni di euro, passate da una di 400 nel 2020 a 6 per un totale di 2.402 nel 2021. Più che raddoppiato anche il valore di quelle tra i 100 e i 300 milioni e tra i 50 e i 100, mentre quelle di ammontare inferiore sono cresciute a un ritmo più basso. 

Francia al primo posto per incentivi e sussidi per la ricerca da parte delle imprese

Per lungo tempo la Francia è stata considerata uno dei malades de l’Europe, con difetti strutturali in parte nascosti dalle emergenze finanziarie che avevano colpito i Paesi mediterranei come l’Italia. Il confronto con la Germania, però, soprattutto dopo la metà degli anni 2000, aveva sempre trovato i transalpini in ritardo. 

Le cose sono cambiate grazie a un cambio di mentalità che ha coinvolto innanzitutto il potente settore statale

Nel 2012 è stata fondata Bpifrance, la banca pubblica d’investimento che è stata cruciale nello sviluppo dell’ecosistema d’Oltralpe, ed è sempre più attiva. Si tratta del corrispondente della nostra Cassa Depositi e Prestiti, ma il divario tra le attività dei due soggetti è evidente: mentre CdP in Italia nel 2021 ha impegnato 24 miliardi di euro, Bpifrance ha deciso l’iniezione di 50 miliardi di capitali tra finanziamenti diretti, grant per l’innovazione, garanzie, supporto allo sviluppo internazionale delle imprese. 

I fondi di Bpifrance sono stati protagonisti anche dei round di investimento che hanno beneficiato 11 degli unicorni francesi, e nella grande maggioranza dei casi fin dalla loro nascita. 

L’intervento pubblico si nota anche in un altro aspetto, il peso del finanziamento statale alla spesa per ricerca e sviluppo delle imprese private. Sotto questo aspetto la Francia è prima a livello mondiale se confrontiamo l’ammontare investito al Pil. Secondo gli ultimi dati disponibili a questo scopo destina 3,4 miliardi, più dei 2,9 messi a bilancio dalla Germania, che ha un’economia notevolmente più grande. L’Italia è lontana con 1,1.

Il settore pubblico da peso è diventato un driver di crescita

In sostanza il fattore caratteristico del sistema francese, il ruolo importante del settore pubblico, da freno di sviluppo è stato trasformato in motore

Il risultato va al di là del Venture Capital e della finanza alternativa. Oggi secondo EY la Francia è al primo posto per attrazione degli Fdi (Foreign Direct Investments). Nel 2021 sono stati 1.221 i progetti di investimento che sono approdati Oltralpe, il 24% in più che nel 2020, contro i 993 che hanno visto come protagonista il Regno Unito, gli 841 in Germania e i 207 in Italia. 

I settori trainanti sono stati quelli della manifattura, in particolare l’automotive e l’aeronautica.

La domanda ora è se un Paese in fondo non molto diverso dalla Francia per quanto riguarda il peso dello Stato, come l’Italia, possa guardare a essa come un modello cui ispirarsi. Molto probabilmente sì, come è avvenuto del resto più volte in passato, in entrambe le direzioni


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