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Come valutare una startup: metodi e problemi

Redazione BacktoWork 30/09/2020

La valutazione di un’azienda non è mai semplice, e questo è ancor più vero nel caso di una startup, che per sua natura presenta una forte componente di rischio imprenditoriale e che, avendo da poco avviato l’attività, potrebbe avere entrate e profitti nulli o comunque poco significativi.

I valori delle startup si basano su ipotesi e previsioni, piuttosto che su tendenze e dati storici di bilancio, e di conseguenza i metodi di valutazione utilizzati differiscono sostanzialmente da quelli applicati alle aziende consolidate.

Bisogna quindi fare ricorso a metodologie e approcci alternativi, in grado di cogliere anche elementi più qualitativi ed intangibili.

Obiettivo comune è quantificare il pre-money value, cioè il valore della startup prima che riceva degli investimenti da finanziatori esterni. Dalla somma di pre-money value e apporto esterno di capitale, per esempio a seguito di un round di finanziamento, otterremo il post-money value.

Tra i metodi più utilizzati per stimare il valore di una startup segnaliamo i seguenti.

Venture Capital Method

Questo metodo stima il valore atteso della startup dopo 5-8 anni (Terminal Value o Exit Value). Questo valore rapportato al ROI atteso ci restituisce il post-money value. In formula: Valutazione Post-money = Exit Value / Roi Atteso. Se al post-money value sottraiamo il finanziamento che la startup sta richiedendo, otteniamo il pre-money value. 

Per calcolare il Terminal o Exit Value esistono diverse metodologie, ad esempio si possono ipotizzare gli utili attesi e applicare a questi il price/earning medio del settore di riferimento.

Metodo Berkus

La valutazione effettuata con questo metodo prende in considerazione cinque fondamentali fattori di rischio:

  • valore di base dell’idea di business (rischio del prodotto);
  • tecnologia, ovvero il contenuto tecnologico del prodotto (rischio tecnologico);
  • qualità manageriali del team (rischio di esecuzione);
  • rapporti e partnership strategiche nel mercato di riferimento (rischio di mercato e competitivo);
  • produzione e vendite (rischio finanziario o di produzione).

A seconda delle caratteristiche e dimensioni del mercato di riferimento, viene assegnato ad ogni rischio un valore compreso tra zero e 500mila euro. Sommando questi importi si ottiene una valutazione che sconta già una serie di rischi tipici ai quali la startup andrà incontro. 

Metodo Scorecard (o Metodo Payne)

Questo metodo allarga l’analisi ad altre startup già finanziate che operano nello stesso settore, applicando a questa “valutazione media di settore” un moltiplicatore specifico dato da una serie di fattori qualitativi e quantitativi che caratterizzano la startup. 

Il primo passo è trovare la valutazione media del settore, un’informazione che è possibile ottenere tramite qualche indagine di mercato e che i business angel più esperti e i fondi VC potrebbero già avere. Il secondo passaggio consiste invece nel ricavare il moltiplicatore dalla somma di vari fattori chiave, a ciascuno dei quali cui viene assegnato un peso in percentuale che non può superare un valore massimo prestabilito:

  • Forza del team – peso max 30%
  • Dimensione del mercato – peso max 25%
  • Prodotto / Tecnologia – peso max 15%
  • Contesto competitivo – peso max 10%
  • Marketing / Canali di vendita / Partnership – peso max 10%
  • Necessità di investimenti aggiuntivi – peso max 5%
  • Altro – peso max 5%.

 


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