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Renergy, Luca Pacifico: “Verso un futuro di decentramento energetico e generazione diffusa”

Redazione BacktoWork 11/12/2020

Il chief financial officer di Renergy Luca Pacifico ha raccontato a BacktoWork come nel prossimo futuro il mondo delle energie rinnovabili verrà rivoluzionato dalle nuove tecnologie e dalla figura del prosumer. Con la startup Renergy ogni persona potrà consumare la stessa energia che egli stessa produce, abbattendo i costi e l’impatto ambientale.

Di cosa si occupa la startup?

La nostra società si occupa di sviluppare dei particolari motori alimentati da calore, per i quali abbiamo preso in licenza un apposito brevetto e ne abbiamo depositato un secondo un mese fa. L’obiettivo è quindi quello di usare il suddetto calore come carburante, producendo elettricità una volta che questi motori sono collegati a un generatore.

Si tratta chiaramente di elettricità prodotta in maniera pulita, perché utilizziamo una fonte di calore che già esiste ma che al momento viene dispersa nell’ambiente. Praticamente è una forma di economia circolare messa in piedi sfruttando l’energia termica, che viene trasformata in energia meccanica la quale a sua volta si trasforma in energia elettrica attraverso un generatore.

Qual è l'idea dietro al vostro progetto e quali problematiche risolve?

Prima di parlare delle problematiche è necessario illustrare l’attuale situazione a livello mondiale in ambito energetico, che è la seguente: al momento c’è assoluta necessità di energia; da qui al 2050 per poter soddisfare la domanda l’energia prodotta nel mondo dovrà in primis raddoppiare ma soprattutto dovrà provenire da fonti rinnovabili.

Già adesso (secondo l’International Energy Agency) è previsto che il 90% dell’aumento di produzione energetica che ci sarà nel mondo arriverà dalle due principali fonti rinnovabili, che sono il solare e l’eolico. Al contrario fonti come il petrolio e il gas naturale – che sembrano sempre sul punto di esaurirsi da un momento all’altro e invece si trova sempre un modo per sfruttarle – risultano essere molto inquinanti e soprattutto meno convenienti rispetto alle rinnovabili. Gli idrocarburi rimangono comunque ancora utilizzati per l’industria chimica e per i trasporti, ma se devi fare un impianto di produzione di energia elettrica è ovvio che tra una centrale a gas e un impianto a energia solare scegli quest’ultimo.

Al momento tuttavia il grosso svantaggio delle energie rinnovabili è che sono fonti discontinue; non puoi produrre elettricità nel momento che ti serve - come accade con le centrali a gas - e anche quando questa è prodotta risulta comunque difficile da trasportare su grandi distanze una volta stoccata. L’idea alla base di Renergy è proprio quella di superare questo svantaggio realizzando un impianto che consenta di avere energia pulita disponibile 24 ore su 24 producendola nello stesso luogo in cui verrà poi consumata.

Renergy 1.618

motori alimentati da calore per energia rinnovabile e purificatori UVC per ambienti chiusi

Cosa differenzia Renergy rispetto alle altre realtà operanti nel settore dell'energia?

Rispetto alle altre realtà del settore delle rinnovabili la principale differenza di Renergy è quella di essere una tecnologia che utilizza il  calore come fonte di energia, sfruttando quello che in questo momento viene disperso nell’ambiente. Il consumo energetico di calore adesso viene infatti per un terzo dal settore industriale, che per inevitabili inefficienze di produzione viene disperso in una percentuale variabile dal 20% al 50%; poi esistono fonti di calore come il geotermico che con la tecnologia di Renergy sono molto più facili da sfruttare e last but not the least abbiamo il sole, che è la maggiore fonte di calore esistente.

Tengo a precisare che ovviamente noi non siamo gli unici in grado di utilizzare una fonte di calore per produrre energia, ma è anche vero che attualmente le aziende in grado di farlo sono poche, poiché si tratta di un settore dove per arrivare ad avere una macchina che funziona ci vogliono anni di lavoro e di investimenti notevoli. Oltretutto le realtà che producono macchine di questo tipo realizzano impianti di grandi dimensioni: parliamo di unità di misura nell’ordine dei megawatt, che possono essere installate in un cementifico, in un’acciaieria o nei pressi di un inceneritore, insomma dove di calore ce n’è veramente tanto.

Noi invece cosa vogliamo fare? Vogliamo fare dei piccoli impianti da venti kilowatt da installare nelle micro aziende. Impianti per i quali non si arriverebbe a spendere milioni di euro e che potranno occupare comodamente lo spazio di una scrivania. Il costo a cui noi pensiamo di poter vendere i nostri impianti è infatti di 60mila euro, una cifra che al momento qualsiasi azienda può facilmente recuperare nel giro di qualche anno, consumando peraltro la stessa energia che viene prodotta dall’impianto.

Per quanto riguarda invece il settore delle abitazioni private invece ci è venuta in soccorso la recente direttiva dell’Unione Europea nota come Red II, che consente l’installazione di impianti di questo tipo anche in contesti condominiali e istituisce la figura del prosumer, cioè colui che consuma ma allo stesso tempo produce energia creando una comunità che si autosostiene. Si tratta di un cambiamento epocale, poiché basta pensare che un tempo era possibile usare l’impianto condominiale solo per le parti comuni e non per i singoli appartamenti.

Per fare un esempio, tra le aziende che abbiamo contattato ve ne sono alcune che gestiscono reti di teleriscaldamento, all’interno delle quali è possibile installare una di queste macchine. Con il calore delle reti di teleriscaldamento si potrebbe non solo mandare l’acqua calda nelle case, ma anche produrre energia elettrica perché specialmente nel periodo estivo dove si utilizza molta elettricità ritornano indietro grandi quantità di acqua calda che creano solo disagi e bisogna addirittura spendere soldi per disperdere il suo calore in eccesso.

L’ideale sarebbe utilizzare più calore possibile nel momento in cui serve all’utente, immagazzinando invece quello residuo, cosa che peraltro costituirebbe il terzo stadio del nostro progetto. Il primo stadio infatti è realizzare un impianto funzionante che utilizza il calore di scarto. Se si riesce a immagazzinare il calore abbiamo i vantaggi dell’energia verde senza gli svantaggi delle rinnovabili, cioè la discontinuità delle fonti. Per questo oggi si installano impianti fotovoltaici con batterie incorporate, per poter immagazzinare elettricità.

Con il nostro prodotto potremmo immagazzinare sia l’elettricità che il calore, ottenendo quest’ultimo tramite dei pannelli a concentrazione solare fotovoltaici, simili per concetto allo specchio di Archimede e che rispetto al fotovoltaico vero e proprio hanno il vantaggio che costano poco, pesano poco, durano diversi anni senza usurarsi e non hanno problemi di smaltimento. Quindi una volta che si ha l’impianto a concentrazione solare abbinato al nostro motore si ha già una tecnologia competitiva con il fotovoltaico. Se poi si riesce a fare in modo di poter immagazzinare il calore per poterlo usare la notte ecco che si ha l’energia verde migliore di tutte.

A quale segmento di mercato è rivolta la vostra startup e qual è la strategia di comunicazione che state adottando per promuoverla verso quel tipo di pubblico?

In questo momento iniziale in cui non abbiamo ancora i pannelli a concentrazione solare puntiamo a utilizzare principalmente il calore di scarto prodotto dalle aziende. Si tratta dunque di una clientela sostanzialmente B2B, con l’idea però di puntare soprattutto ad aziende di piccole dimensioni. Stiamo parlando della classica realtà italiana che ha bisogno di calore per poter lavorare ma non può permettersi l’impianto da centinaia di migliaia di euro.

L’idea alla base è che molte aziende in questo momento non riescono a utilizzare il proprio calore di scarto. Il nostro obiettivo è pertanto fare in modo che le aziende possano usare il proprio calore grazie a tanti piccoli centri di produzione indipendenti, anche perché sarà questo il futuro verso il quale ci stiamo dirigendo: un futuro di decentramento energetico e generazione diffusa.

In merito alla strategia di comunicazione abbiamo invece già partecipato a numerose fiere del settore quando ancora ovviamente lo si poteva fare fisicamente: abbiamo sentito ad esempio il consolato di Capo Verde e contattato diverse aziende anche all’estero, spiegando quale fosse il nostro progetto. Raramente abbiamo trovato realtà che ci dicessero “non ci interessa”; abbiamo sempre trovato aziende che ci hanno detto “se riuscite a farlo chiamateci”.

La nostra idea ad esempio interessa moltissimo in paesi esteri come il Canada, dove il costo dell’energia è basso, la sensibilità ambientale è alta e molte abitazioni lontane dei centri urbani non sono collegate rete elettrica. A tal proposito noi non escludiamo, non appena avremo messo a punto una macchina commerciale, di poter realizzare anche impianti pensati appositamente per quei mercati non collegati alla rete, una tipologia di realtà che abbonda ad esempio Africa o in altri paesi emergenti.

Qual è attualmente il piano di crescita della startup, e come sono cambiate le vostre prospettive in relazione all'avvento della pandemia di Covid-19?

Con il prototipo già nelle nostre mani, il piano di crescita consisterà a questo punto nel finire di ottimizzarlo per poi realizzare il modello commerciale da venti kilowatt a partire dal primo trimestre del 2021. Appena possibile, specialmente se dovessimo raggiungere un adeguato target di raccolta fondi, avvieremo anche cooperazioni con altre aziende con cui siamo al momento in contatto per poter investire al più presto nei pannelli a concentrazione solare. 

Riguardo la pandemia possiamo dire che ci ha sicuramente danneggiato nel breve termine, perché ha ritardato l’arrivo dei componenti utili ad assemblare il prototipo; però nel lungo termine l’effetto crediamo possa essere solo positivo, perché la domanda nel settore è fortissima e inarrestabile e oltretutto con l’avvento del Covid è maturata anche una maggiore attenzione alle tematiche ambientali. Alla fine lo hanno capito tutti che il Covid non è stato altro che il segnale d’allarme di un pianeta che abbiamo devastato.

Detto ciò ovviamente saremmo stati molto più contenti di non avere questo “effetto positivo”, perché comunque le istituzioni si erano già avviate con decisione nella direzione di favorire le energie rinnovabili, ad esempio con progetti come il Green New Deal recentemente varato dall’Ue, anche perché la domanda ribadiamo è incomprimibile e chi continua a non usare le energie non rinnovabili lo fa semplicemente perché non ha alternative.

Come verrà investito il denaro raccolto attraverso il crowdfunding?

Il denaro raccolto verrà investito sia per mettere in piedi la macchina commerciale da 20 kW che in iniziative di marketing. Come già spiegato in precedenza inoltre, con il raggiungimento di un target adeguato verranno anche avviate delle attività di cooperazione aziendale, al fine di poter investire nella tecnologia dei pannelli a concentrazione solare da utilizzare poi per i nostri impianti. L’obiettivo è di rendere presto disponibile una terza tecnologia che possa affiancare l’eolico e il fotovoltaico.


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