MPD Partners: "Siamo gli unici a lasciar decidere gli investitori"

Redazione BacktoWork 23/12/2020

Acquisire PMI in settori tradizionali allo scopo di innovarle e digitalizzarle: è questa l’attività di MPD Partners di cui abbiamo discusso insieme a Mirco Coccoli, uno dei fondatori, che ci ha illustrato gli obiettivi e il piano di crescita del progetto.

Di cosa si occupa la startup e com’è nata l’idea di fondarla?

MPD Partners è l’azienda che ha deciso di creare MPD SME CAPITAL ONE (MSCO). L’idea è nata dal fatto che abbiamo fatto una exit da una PMI Italiana nel settore software, vendendo la società a Capgemini e generando un rendimento superiore all’800%. Avendo fatto questa exit con un ritorno così alto ed avendo nell’identità di MPD Partners la rivalutazione di PMI per fare in modo che partecipino alla solidità dell’economia, abbiamo deciso di creare una startup.

I valori in cui crediamo sono la modernizzazione delle piccole medie imprese del tessuto tradizionale e la trasparenza per gli investitori. Il modo migliore per assurgere a questo scopo è fare in modo che i manager siano loro, motivo per cui abbiamo dato agli investitori la possibilità di essere essi stessi e non noi a decidere cosa fa MSCO. Noi come MPD Partners (operatore che ha messo insieme l’iniziativa) facciamo proposte e gli investitori devono sempre votare per validare le decisioni.

Si tratta di un’impresa innovativa che ha bisogno di portare l’innovazione nella governance di un veicolo che consenta agli investitori di conoscersi tra loro e apportare punti di vista funzionali, settoriali e dimensionali diversi. In più, per assicurarci di portare innovazione nella piccola media impresa ci siamo dotati di un programma di ricerca che sviluppa uno strumento per modernizzare il processo di vendita delle aziende di stampo tradizionale. In particolare in questo periodo di emergenza sanitaria globale puntiamo sulla riduzione dei costi di rappresentanza commerciale, non tanto per inventare un nuovo modo di lavorare ma per allinearci a quello che secondo noi sarà il risultato. Il servizio dato a distanza è infatti talmente entrato nelle abitudini che anche nelle relazioni molto tradizionali commerciali troviamo che ci sia spazio per una componente di digitalizzazione, non totale ma che riduca i costi e aumenti l’efficienza.

All’inizio non avevamo un’idea così vasta, ma poiché i manager che hanno investito sono senior (occupano posizioni dirigenziali di multinazionali o aziende che sono nell’ordine di miliardi di fatturato) e hanno capacità settoriali diverse, ogni volta che c’è un problema abbiamo una soluzione nostra e qualcuno tra i soci che possiamo chiamare liberamente per agire da esperto funzionale e aiutarci a risolverlo al meglio.

Quale problema si prefigge di risolvere?

MPD Partners ha l’obiettivo di ovviare a tre problematiche che secondo noi presenta il mercato italiano delle PMI:

  • ci sono aziende con accesso limitato alle fonti di capitali e conseguente scarsa possibilità di crescita e di innovazione;
  • la presenza di investitori avversi agli investimenti in PMI a causa della mancanza di trasparenza nella divulgazione dei risultati
  •     il fatto che i manager siano poco orientati verso i giusti track record per guadagnarsi la fiducia degli investitori.

Quello che facciamo noi è aiutare aziende che hanno già una loro solidità operativa a sviluppare i progetti che tipicamente sono già presenti ma non si ha tempo di portare avanti. Inoltre facciamo in modo che l’azienda sia trasparente e leggibile.


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Quali sono i vostri punti di forza che vi distinguono dalle imprese concorrenti?

Siamo gli unici a nostra conoscenza a lasciare che siano gli investitori a decidere. Il nostro concorrente tipo invece attrae gli investitori e decide cosa fare con il capitale apportato: nel nostro caso facciamo proposte che devono essere votate per statuto (con l’accordo dell’80% dei soci) in modo da ridurre i rischi. Non solo, anche la selezione dell’opportunità proponiamo prende spunto dai feedback che otteniamo regolarmente dai soci.

Chi investe in MPD SME CAPITAL ONE sa che il nostro mandato è quello di aiutare l’Italia e le PMI creando delle aziende che siano dei buoni employers, diano una buona fiducia ai dipendenti e siano profitable. In questo modo saremo in grado di dire a chi ha investito: “Ti rendo più soldi di quelli che mi hai dato”. Il nostro obiettivo è quello di rendere da 3 a 5 volte l’investimento nel giro di 3/5 anni.

Operate a livello nazionale o anche internazionale?

La lingua veicolo per tutte le comunicazioni anche interne è l’inglese. Nell’ufficio di Milano lavoriamo in tre lingue (italiano, francese e inglese). In generale lavoriamo internazionalmente e i soci attivi sono dislocati in Europa (Bruxelles, Lussemburgo, Italia, Regno Unito e Svizzera, tra gli altri). La prima acquisizione è stata fatta a Ginevra, quella in corso è vicino a Torino e le prossime due devono avere scopo più italiano perché in questo momento l’Italia è molto appetibile per l’ingresso di capitali professionali all’interno delle PMI. C’è infatti un cambio generazionale in corso che sta aprendo questa comunicazione tra le imprese e i capitali esterni, cosa che tradizionalmente non era molto nella mentalità delle PMI italiane.

Quali sono i vostri obiettivi per il biennio 2020-2021?

Nel caso di raccolta dell’obiettivo minimo della campagna, pari a 204 mila euro, vorremmo finalizzare l’acquisizione della PMI attualmente in fase di diligence: l’idea sarebbe quella di concludere l’operazione ed entrare in azienda dalla fine di gennaio. In più questa impresa ha già due acquisizioni e col nostro ingresso la aiuteremo anche ad espandersi facendone di successive. Qualora raggiungessimo l’obiettivo massimo l’idea sarebbe quella di fare una terza ed ultima acquisizione (oltre a quella che abbiamo già e a quella che faremmo a gennaio) entro la fine del prossimo anno.

Quali quelli sul lungo periodo?

Gli obiettivi di lungo termine sono focalizzati sulla gestione delle PMI in portafoglio. Pianifichiamo di fare ulteriori acquisizioni attraverso le PMI controllate. Dai 3 ai 5 anni dall’acquisizione delle partecipazioni in PMI pianifichiamo l’uscita dalle stesse se avranno raggiunto un piano di sviluppo in linea con i nostri obiettivi e ci renderemo conto che sono stabili e sostenibili a livello economico per poter essere cedute. Il nostro piano industriale vede nel 2025 la cessione delle partecipazioni delle PMI acquisite nel triennio 2019-2021.

La pandemia in corso ha inciso sul vostro lavoro?

Noi personalmente lavoravamo già molto in videoconferenza, ma nelle PMI è molto importante la presenza fisica, specialmente in quelle industriali: per questo motivo l’epidemia ha rappresentato un problema. Dato che la società che abbiamo attualmente in portafogli è stata duramente colpita dall’emergenza sanitaria, abbiamo colto l’occasione per modernizzare il modello di attività più rapidamente tanto da farla riprendere e tornare in utile positivo da fine 2020. In Italia il processo di avvicinamento alle aziende è stato rallentato ma ha già ripreso. Abbiamo comunque appurato che il timore di una ripresa in condizioni poco prevedibili ci dà accesso a condizioni di acquisizione di PMI molto più appetibili e con un potenziale di rendimento superiore alle nostre previsioni.


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