Industria 4.0 in Italia, ecco a che punto siamo

Redazione BacktoWork 03/05/2022

Lentezza e scetticismo costituiscono ancora un freno non trascurabile alla messa in atto di tutte quelle attività destinate a traghettare le aziende verso un nuovo modo di supportare il proprio business mediante l’uso delle tecnologie digitali di ultima generazione

Un processo in atto che però, a quanto pare, ha ancora numerose e rilevanti sacche di inefficienza e procede a una velocità inferiore a quella che si auspicherebbe.

A sostenere questa tesi sullo stato dell’Industria 4.0 in Italia è un recente e autorevole sondaggio, nel quale spicca, innanzitutto, un dato: soltanto un quarto delle aziende ha avviato il suo percorso verso la digitalizzazione dei processi produttivi. 

La disamina della restante porzione è, per certi versi, ancora più avvilente: in quel 75 per cento di estranei alla transizione c’è una buona metà che non ha neppure avviato la messa in atto di una strategia ad hoc né tantomeno tracciato un percorso di massima.

I freni all’innovazione

Gli ostacoli, si apprende nel report, sarebbero rappresentati principalmente dai tempi e dai costi necessari a implementare una nuova visione e i relativi sistemi, così come tra i fattori di rallentamento vanno annoverati la sicurezza, sia delle infrastrutture che dei dati che, secondo una percentuale rilevante, risulterebbe esposta a nuovi rischi, nonché la difficoltà nel rendere le nuove tecnologie introdotte compatibili e interoperabili con quelle preesistenti.

Meno rilevanti risultano, invece, essere gli elementi per così dire “umani”, come la mancanza di personale, o l’accettazione dei nuovi strumenti da parte dei dipendenti, o la mancanza di sensibilità sul tema da parte del management.

Ma torniamo al lato “buono” dell’indagine, quello che appunto riguarda a chi sta procedendo, più o meno speditamente, lungo una roadmap di trasformazione. Tra questi, l’attenzione ricade principalmente sull’intelligenza artificiale, seguita a ruota dalle tecniche di utilizzo della realtà aumentata per supportare le attività umane, soprattutto nei comparti che contemplano la realizzazione di prodotti finiti.

Molto importanti, anche se con percentuali più basse, risultano essere la cybersecurity, come pure il cloud e l’Internet of Things. Meno rilevante appare invece una delle tecnologie considerate dagli osservatori dell’innovazione come tra le più interessanti, la blockchain.

Uno scenario a due velocità

Su un piano più strettamente qualitativo, che riguarda cioè i benefici che secondo gli interpellati dagli autori dell’indagine possono godere di una maggiore rilevanza, ci sono in primis un generale aumento dell’efficienza (per l’82 per cento del campione) e il miglioramento della qualità e del livello di servizio (81%), così come la riduzione dei costi (80%) e una maggiore sicurezza in termini di salute per i dipendenti, degli edifici e delle informazioni (79%).

Una sintesi efficace di quanto descritto finora può essere rintracciata nelle parole di Jan Junker, Executive vice president Solution Sales & Delivery di TeamViewer che, assieme a YouGov e Handelsblatt ha firmato il sondaggio che, appunto “mostra come, da un lato, la strada verso l’Industria 4.0 sia per molte aziende in salita, soprattutto per tutte quelle realtà che utilizzano asset importanti e costosi nella loro produzione. Dall’altro lato, cioè che si evince è un interesse non indifferente nel voler procedere allo ‘sfruttamento” dell’enorme potenziale della digitalizzazione”.

 

 


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