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Disruptive Innovation: definizione, esempi e startup

Redazione BacktoWork 26/12/2020

“Disruptive innovation”, o innovazione dirompente. Con questo termine, oggi, si indicano, appunto, quelle innovazioni (tecnologiche, di business, di metodo, ecc.) capaci di cambiare lo status quo di un mercato o di un modello di business consolidato.

L’origine di tale termine viene attribuita agli autori del libro “Disruptive technologies: catching the wave”, pubblicato nel 1995 sull’Harvard Business Review. Se vogliamo, il concetto può essere fatto risalire all’economista Schumpeter che nel suo “Teoria dello sviluppo economico“ (1934) definisce “innovazioni incrementali” i miglioramenti continui di prodotti e servizi esistenti.

Sull’argomento, in seguito sono stati scritti molti altri libri. Il concetto investe tutti gli attori presenti sul mercato, sia le aziende, quindi, sia i consumatori.

L’esempio di Spotify e Netflix

La disruptive innovation ha la capacità di cambiare le carte in tavola, facendo nascere e crescere nuove aziende a scapito di altre. Un esempio di questo sono i servizi di musica e tv on demand, Spotify e Netflix, che in pochi anni si sono guadagnate significative fette di mercato, erodendo i profitti dell’industria dell’audiovisivo tradizionale.

Disrupter per eccellenza sono le startup

Le startup sono i disrupter per antonomasia, avendo dimensioni ridotte, strutture organizzative flessibili, alta propensione al rischio e alla sperimentazione. L’esigenza di conquistarsi un posto nel mercato le porta a individuare, meglio delle grandi aziende, nuove tendenze e nicchie snobbate dalle big company, fino a creare modelli di business innovativi.


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