Exit: l'uscita dell'investitore dalla startup

Redazione BacktoWork 21/11/2021

La exit è l’obiettivo dichiarato di tutti i soggetti che investono in startup: si realizza nel momento in cui soci fondatori e investitori vendono le quote della società in loro possesso al fine di realizzare un guadagno. Si utilizza il termine “exit” proprio perché con la cessione delle partecipazioni avviene l’uscita dal capitale sociale della startup. 

Il ritorno dell’investimento sarà allora tanto più elevato, quanto più la startup su cui si è investito avrà aumentato il proprio valore nel corso del tempo, accrescendo e moltiplicando la propria valutazione. Di conseguenza, una exit può definirsi di successo se il valore a cui le quote sono vendute è decisamente più alto rispetto al valore al quale sono state acquistate (per i fondi VC una “buona” exit deve generare un profitto pari ad almeno 5 / 6 volte la somma inizialmente investita). 

Startup Exit: come può avvenire

Sono principalmente due i modi in cui si realizza una startup exit:

  • quotazione in Borsa: la startup fa il proprio ingresso nel mercato azionario, attraverso quella che viene chiamata IPO (initial public offering ovvero offerta pubblica iniziale)
  • acquisizione strategica: la startup viene venduta ad una grande impresa (la cessione in questo caso potrebbe riguardare anche solo determinati asset aziendali, come capitale umano, know-how o tecnologia).

Exit Strategy: cosa significa e quali tipi di strategia d’uscita sono frequenti

Per molti startupper la Exit Strategy è LA strategia per eccellenza, quella che deve portare alla realizzazione dell’obiettivo centrale della propria avventura imprenditoriale: la vendita con profitto. 

In generale si tratta non solo di effettuare una exit, ma di saperla programmare per tempo, e creare le condizioni perché avvenga e sia di successo. 

Quindi, per esempio, diventa cruciale impostare un modello di business che punti a massimizzare quelle metriche dell’azienda che si sa essere centrali nella valutazione dell’azienda da parte dei compratori. 

E decisiva diviene, all’interno delle exit strategy, anche la capacità di fare network. Perché i compratori, appunto, vanno trovati, ci si deve fare conoscere all’interno della comunità degli investitori, tra i fondi, tra i venture capitalist, e tra le grandi aziende e multinazionali. 

Stringere contatti duraturi con questi soggetti, impostare una comunicazione efficace che li raggiunga, fa parte della strategia per un’exit di successo.

Startup Exit: le più importanti exit di successo 

Il caso più celebre è naturalmente quello di Whatsapp, che nel 2014 fu acquisita da Facebook per l’astronomica cifra di 22 miliardi di dollari. Nel precedente round di investimenti un Series B, la valutazione era stata di 1,5 miliardi. Fu un vero affare per Sequoia Capital, l’unico early VC investor nella startup, che vide la propria quota, costata 60 milioni di investimenti, diventare di 3 miliardi. Il ritorno fu di 50 volte.

Molto prima di Whatsapp era stato il turno di Cerent, venduta a Cisco per 6,9 miliardi nel 1999, a rappresentare un grande esempio di successo. In questo caso a beneficiare di più di tale exit fu Kleiner Perkins Caufield & Byers, che possedeva una quota del 30,8% dell’azienda, dopo avere investito in precedenza 8 milioni. Al momento dell’acquisizione si è ritrovò con 2,1 miliardi in cassa.

Il maggior successo però è stato rappresentato dall’IPO da 16 miliardi di dollari di Facebook nel 2012, quando il social network più famoso riuscì a farsi valutare 104 miliardi. Allora fu Accel Partners a mettere a segno la migliore exit. Aveva acquisito il 15% dell’azienda, allora decisamente allo stato embrionale, nel 2005, investendo solo 12,7 milioni. La valutazione era allora inferiore a 100 milioni. 

Nonostante già nel 2010 avesse venduto quote per 500 milioni mettendo a segno un eccellente guadagno, Accel Partners realizzò un profitto miliardario in occasione dell’Ipo, uno dei più impostanti della storia.

L’Exit come una fase del ciclo di vita della startup

In conclusione, si può dire che l’Exit per una startup è parte integrante del suo ciclo di vita, e non un elemento staccato della sua storia. 

Il fatto stesso che quasi sempre la exit sia programmata, voluta, cercata fa sì che diventi, come si è visto, una componente importante di tutta la strategia degli imprenditori.

È inoltre a suo modo necessaria, fatalmente, quando l’impresa si ingrandisce, la crescita dei profitti diventa meno verticale, come è naturale che sia, e per non entrare nella classica fase di maturità è necessario investire in modo più massiccio che nel passato. E i capitali dei fondatori e degli early investor possono non bastare. Ma normalmente questo gli startupper più abili lo sanno dall’inizio.


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