Salute e biotecnologie: gli investimenti in startup verso un nuovo record

Redazione BacktoWork 09/06/2021

Se non stupisce che il mondo del Biotech ed Healthtech abbia vissuto una forte crescita negli ultimi 18 mesi segnati dall’emergenza sanitaria dovuta al Covid, catalizzando l’attenzione di media, cittadini, governi e mondo economico-finanziario, a lasciare sorpresi è la portata e la rapidità dei cambiamenti che hanno interessato il mercato delle startup.

A fotografare la situazione è un recente report di Dealroom.co, che ha analizzato i flussi di capitale nel settore. Ebbene dai dati raccolti emergono alcuni trend molto interessanti riguardanti i finanziamenti complessivi nel campo della salute e delle biotecnologie e l’impennata delle valutazioni raggiunte, in particolare, dalle startup europee.

Le startup europee accelerano

Gli investimenti globali in salute e biotecnologie sono sulla buona strada per superare i 100 miliardi di dollari nel 2021, con la crescita più rapida in Europa. Al ritmo attuale, stimano gli esperti di Dealroom.co, le startup del Vecchio Continente attive nel settore raccoglieranno 8,6 miliardi di dollari quest’anno, superando di ben 4 miliardi di dollari il valore già registrato nel 2020.

In Europa l’ecosistema Healthtech e Biotech ha raggiunto il valore record di 232 miliardi di dollari, con le startup biotecnologiche che a livello europeo valgono 184 miliardi di dollari (quasi l’80%), a fronte dei 48 miliardi di dollari delle Healthtech. 

Il Regno Unito e la Francia sono in testa nella creazione di unicorni (valutazioni superiori a 1 miliardo di dollari) e futuri unicorni (valutazioni tra 250 milioni e 1 miliardo di dollari). In questi due Paesi, infatti, hanno sede il 57% dei 13 unicorni e 40 futuri unicorni Healthtech, e il 40% dei 31 unicorni e 51 futuri unicorni Biotech. Per unicorni e futuri unicorni creati, seguono al terzo e quarto posto la Germania e la Svizzera.

L’analisi evidenzia come costruire una startup biotech possa essere molto diverso dal costruire una startup SaaS, per esempio, e come anche i percorsi di finanziamento possano differenziarsi notevolmente. Le startup biotecnologiche hanno quasi 1,5 volte più probabilità di raccogliere un secondo round di investimenti rispetto alle altre startup tecnologiche. D’altro canto, nelle fasi iniziali di vita, una startup healthtech o biotech richiede più tempo e denaro per dimostrare la validità del proprio modello e delle proprie soluzioni innovative.

Dealroom.co rileva inoltre come anche all'interno di un’area come quella europea, con sistemi sanitari altamente sviluppati, sussistano grandi differenze in ambito sanitario, a livello di risorse, abitudini e cultura. I greci, per esempio, prendono 3 volte più antibiotici degli olandesi, e i tedeschi hanno 3-4 volte il numero di letti d'ospedale di Svezia, Danimarca o Regno Unito.

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Biopharma, meno round di finanziamenti ma sempre più corposi

Allargando lo sguardo a livello globale e in ottica retrospettiva, secondo un report di Evaluate Pharma dedicato al comparto Biopharma, dal 2016 al 2020 a fronte di meno round di finanziamenti è cresciuto l'ammontare degli investimenti di Venture Capital.

Negli ultimi cinque anni c’è stato un calo dell’11% nel numero di operazioni, ma è raddoppiata la quantità di capitale raccolto, con Stati Uniti ed Europa che hanno attratto la stragrande maggioranza della liquidità erogata dai fondi di VC.

L’analisi conferma come da un paio d’anni a questa parte i finanziamenti all’industria biotecnologica applicata alla farmaceutica abbiano registrato un’accelerazione. Il trend è iniziato, seppur timidamente, cinque anni fa, tuttavia nel 2020, per la prima volta, le biopharma hanno raccolto più liquidità rispetto agli sviluppatori di farmaci “tradizionali”

A beneficiare di questo crescente interesse sono soprattutto le società che si muovono nell’ambito delle terapie cellulari e geniche, che sono sì più costose nella fase di produzione, ma hanno prospettive di business a medio-lungo termine molto interessanti e appetibili per gli investitori. Capofila delle nuove terapie è l’area oncologica. La crescita è stata notevole. Nel 2016, continua l’analisi, le aziende che lavoravano sul cancro contavano per il 27% dei round di investimento e avevano accumulato il 30% del capitale di rischio. A fine 2020 si è passati al 46%. Notevole anche il rialzo delle aree terapeutiche in ambito neurologico e psichiatrico


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