Rifiuti urbani e raccolta differenziata: la situazione in Italia

Redazione BacktoWork 06/08/2021

Per comprendere come i rifiuti giochino un ruolo chiave nella transizione verso un’economia circolare può essere utile partire da un dato, forse poco noto: ciascuno di noi produce mediamente circa 500 chilogrammi di rifiuti l'anno. Che solo in parte vengono raccolti in modo differenziato e successivamente riciclati. 

A calcolarlo è l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sulla base dei dati aggiornati al 2019, anno in cui i rifiuti urbani prodotti in Italia sono stati complessivamente pari a circa 30 milioni di tonnellate, in lieve calo (-0,3%) rispetto al 2018. Il 61,3%, pari a 18,5 milioni di tonnellate, è stato oggetto di raccolta differenziata: percentuale cresciuta di 3,1 punti in un anno e quasi raddoppiata rispetto al 2008, quando venivano differenziati circa 9,9 milioni di tonnellate di rifiuti. 

Il livello di produzione pro-capite più elevato si riscontra in Emilia-Romagna, dove ciascun abitante produce mediamente 663 chilogrammi di rifiuti all’anno; seguono Toscana, Valle d’Aosta, Liguria, Marche, Umbria, Lazio e Trentino Alto Adige. 

Tra il 2018 e il 2019, ben 13 regioni italiane, in particolare quelle meridionali, hanno registrato un calo della produzione di rifiuti urbani. I maggiori decrementi si osservano per il Molise (-4,5%), la Sicilia (-2,6%) e la Calabria (-2,3%). 

Aumenta invece la produzione in molte regioni settentrionali, ad eccezione di Piemonte e Liguria, mentre al Centro solo il Lazio evidenzia un incremento (+0,4%). 

Le tre province che producono più rifiuti sono tutte in Emilia-Romagna: Reggio Emilia, con 774 kg per abitante all’anno, Rimini (755 kg) e Ravenna (752 kg). Sono tutte localizzate nel Sud Italia le province con i più bassi valori di produzione pro-capite: si tratta di Potenza con 322 kg, Enna con 329 kg e Avellino con 355 kg. Al Centro, Frosinone, con un valore pro-capite di 368 kg, è l’unica provincia con una produzione sotto i 400 kg per abitante. 

L’ISPRA ha calcolato che per la gestione dei rifiuti urbani il costo medio annuo per ogni cittadino italiano è stato nel 2019 di 175,79 euro (nel 2018 era pari a 174,48 euro). 

La città che presenta il maggiore costo pro-capite è Venezia, con 366,11 euro per abitante all’anno. Il costo pro-capite più basso si rileva ad Udine, con 119 euro per abitante.

I numeri della raccolta differenziata

La raccolta differenziata nel 2019 è aumentata di +3,1 punti rispetto al 2018, raggiungendo il 61,3% della produzione nazionale. Il Sud ha superato per la prima volta il 50% di raccolta differenziata confermando il trend di crescita degli ultimi anni, con un aumento percentuale di 4,5 punti. I maggiori incrementi si riscontrano in Molise (+12 punti) e Sicilia (+9 punti), seguite dalla Sardegna (+6,3), dalla Puglia (+5,2) e dall’Abruzzo (+3,1). 

L’organico è la frazione più raccolta e rappresenta il 39,5% del totale. Carta e cartone costituiscono il 19,1% del totale; segue il vetro, con il 12,3%. La plastica, che rappresenta l’8,3% della raccolta differenziata, fa registrare una crescita del 12,2%, con un quantitativo complessivo pari a oltre 1,5 milioni di tonnellate. 

Nel 2019 superano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato al 2012 dalla normativa, otto regioni: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%). 

Al di sopra del 60% la Valle d’Aosta (64,5%), il Piemonte (63,2%), l’Abruzzo (62,7%) e la Toscana (60,2%). Inferiore al 50% risulta la raccolta in Basilicata (49,4%) e Calabria (47,9%). La Sicilia rimane al di sotto del 40%, pur facendo registrare un aumento di 9 punti rispetto al 2018 (dal 29,5 al 38,5%)

Tra le città metropolitane, la percentuale più elevata di raccolta si rileva a Cagliari con il 71,4% (+13,6 punti rispetto al 2018). Venezia si attesta al 70,9% e al di sopra del 60% si collocano Milano, Bologna e Firenze (rispettivamente 67,4%, 65,5% e 64,8%). La Città metropolitana di Roma Capitale raggiunge il 51,2%.

Il valore più basso, 29%, si registra per Palermo che, in ogni caso, fa rilevare un incremento di 9,1 punti (19,9% nel 2018). 

I comuni capoluogo con percentuali di raccolta differenziata più elevate sono Treviso, che raggiunge l’86,9%, Ferrara con l’85,9% e Pordenone con l’85,5%. 

Le città più indietro e ancora sotto il 20% sono Messina con il 18,8%, Palermo con il 17,4%, Taranto con il 16%, Catania con il 14,5% e, ultima, Crotone con l’11%

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Come vengono gestiti i rifiuti urbani

Nel 2019, ci dice ancora l’ISPRA, il tasso di riciclo totale in Italia si attesta al 53,3% e coinvolge le seguenti frazioni: organico, carta e cartone, vetro, metalli, plastica e legno.

Lo smaltimento in discarica riguarda il 21% dei rifiuti urbani, pari a quasi 6,3 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2018. Nell’ultimo decennio il ricorso alla discarica si è ridotto del 58,2%, passando da 15 milioni di tonnellate a circa 6,3. 

Il 18% dei rifiuti urbani prodotti è incenerito (oltre 5,5 milioni di tonnellate); il dato è in aumento dell’1,4% rispetto al 2018. 

Il recupero complessivo dei rifiuti di imballaggio raggiunge l’80,8% del totale immesso in consumo, con un aumento del 3,1% rispetto al 2018.

I rifiuti di imballaggio costituiscono uno dei principali flussi monitorati dall’Unione Europea, per i quali il “pacchetto economia circolare” ha definito obiettivi di riciclaggio più ambiziosi al 2025 e al 2030. In Italia, ad eccezione della plastica, le altre frazioni di imballaggi hanno già raggiunto gli obiettivi previsti per il 2025.


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