Il mercato dell’arte e le frontiere aperte dal digitale

Redazione BacktoWork 23/03/2021

L’arte, in quanto asset class, sembra non aver perso appeal rispetto al periodo precedente la pandemia, nonostante il forte impatto generato dalla crisi sulle compravendite di opere. Si tratta di un mercato sempre più trasparente, con informazioni maggiormente accessibili, che attira nuove categorie di acquirenti interessati a trovare nuovi modi per diversificare i propri investimenti.

Secondo The Art Market, l’annuale analisi di Art Basel e UBS, le vendite globali di arte e antiquariato hanno raggiunto i 50,1 miliardi di dollari nel 2020, segnando un calo del 22% rispetto al 2019 e del 27% in confronto al 2018. In questo contesto, tuttavia, risultano in controtendenza le vendite online che sono raddoppiate a 12,4 miliardi di dollari, arrivando a rappresentare una quota record pari al 25% del valore complessivo del mercato (contro il 9% del 2019). 

I principali trend del 2020

Nell’ultimo anno il mondo dell’arte, che fino agli inizi del 2020 si basava su un fittissimo calendario di appuntamenti che spingevano collezionisti e appassionati a viaggiare da una parte all’altra del globo per prendere parte a fiere, mostre e aste di caratura internazionale, è stato messo parzialmente in pausa dalla pandemia. Come evidenzia Deloitte Private, che ha analizzato i più recenti trend del mercato, in risposta alla pandemia si sono accentuate alcune dinamiche già delineatesi nel corso del 2019, a partire dalla crescente spinta all’innovazione, tecnologica e non solo.

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Digitalizzazione e trasparenza

La forzata trasformazione in chiave digitale dell’offerta artistico-culturale ha spinto il settore ad accelerare il processo di digitalizzazione che, fino al periodo pre-Covid, aveva interessato prevalentemente le organizzazioni di grandi dimensioni attive nel settore. Una delle conseguenze positive è stata la crescita dei livelli di trasparenza e consapevolezza del mercato dell’arte, dato l’improvviso aumento della disponibilità di informazioni sui prezzi delle opere e sulle quotazioni degli artisti, con particolare riferimento al mondo delle fiere e delle gallerie d’arte. Questa crescita è stata sostenuta anche dalla sempre maggiore offerta di servizi di art advisory e di consulenza legale e fiscale a beneficio dei collezionisti e investitori, costretti ad orientarsi in un settore in continuo mutamento legislativo, ancora caratterizzato da mancanza di standard e regolamentazioni uniformi e che risente della scarsa chiarezza ed omogeneità nei metodi di valutazione economica.

D’altro canto si è reso necessario, per gli operatori del settore, disegnare strategie innovative per stimolare la domanda e l’interesse del pubblico, in un momento storico in cui, essendo il digitale divenuto l’unica possibile alternativa per restare attivi, si è registrato un incremento senza precedenti nel numero di proposte e iniziative virtuali. Sono nate allora nuove e insolite collaborazioni, ma anche inedite modalità di proposta “ibride": le piattaforme digitali, infatti, si sono rivelate solo parzialmente in grado di sostenere il mercato, mentre è divenuto presto chiaro che la componente fisica nell’esperienza artistica e culturale continua a ricoprire un ruolo fondamentale e spesso insostituibile.

Nuovi buyer e crescita della quota dei Millennials

Altro risvolto positivo della digitalizzazione è stato l’aumento di giovani e di Millennials che hanno acquistato beni da collezione, con particolare riguardo alle aste “online-only”: Christie’s ha, per esempio, reso noto che il 32% dei nuovi buyer delle vendite “online-only” sono stati Millennials (23-38 anni), mentre Sotheby’s ha visto raddoppiare il numero di buyer under 40.

Crescita delle Private Sales

Con lo scoppio della pandemia e la conseguente crisi, è cresciuto il desiderio di riservatezza e di velocità nelle transazioni, che ha fatto incrementare in modo rilevante il fatturato generato dalle private sales: Sotheby’s, in particolare, ha registrato un risultato record per queste forme di vendita, passate da 1,0 miliardi di dollari del 2019 a 1,5 miliardi nel 2020, mentre Christie’s si è fermata a 1,3 miliardi di dollari, con una crescita del +57% sul 2019.

Proposte “out of ordinary” ed esperienziali

Se il 2019 aveva visto comparire in asta chitarre, skateboard e beni celebrativi dei 50 anni dall’allunaggio, il 2020 è stato l’anno delle esperienze e dei beni da collezione provenienti dal mondo dello sport. Non sono tuttavia mancate aste dedicate al mondo della musica, a borse di lusso, a personaggi famosi (tra cui i Beatles) e all’esplorazione spaziale.

Crescita dell’importanza delle donne artiste

In linea con la crescente attenzione per la diversità, anche il successo delle artiste donne continua a crescere, come anche le loro quotazioni di mercato, favorendo la continua riduzione dello storico gap esistente tra il mercato degli artisti uomini e quello delle artiste donne. Inoltre, al quarto posto della classifica ArtReview Power 100 si trova il movimento #MeToo, che promuove la lotta alla violenza sulle donne, sia privata sia sul posto di lavoro, mentre numerosi musei a livello internazionale continuano a promuovere programmi artistici dedicati alle donne. Tuttavia la quota di artiste donne di successo è ancora limitata, come confermato dalle statistiche di ArtPrice sul periodo 2000-2019: soltanto 7 donne compaiono nella lista dei top 100 artisti contemporanei internazionali. 

Numerose aste di beneficenza

La crisi ha generato un incremento delle aste il cui ricavato è andato in beneficenza, in tutto o in parte, a conferma dell’orientamento all’impact investing anche nel mercato dell’arte e dei beni da collezione. 

 


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