Energie rinnovabili, l’Italia è al terzo posto nell’Unione Europea per diffusione di fonti green

Redazione BacktoWork 08/02/2021

Sulla base degli ultimi dati complessivi raccolti, il rapporto pubblicato dal Gestore dei Servizi Energetici mostra come l'Italia sia tra i leader europei nella produzione e nel consumo di energie rinnovabili.

Le cosiddette fonti rinnovabili continuano ad essere sempre più centrali nello sviluppo energetico dell’Italia, che contrariamente a quanto si potrebbe pessimisticamente immaginare risulta essere tra i leader europei nell’utilizzo di questa tipologia di risorse, anche grazie a iniziative comunitarie come quelle promosse ad esempio dal Green New Deal. Secondo i dati Eurostat aggiornati al 2018 ed elaborati dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) nazionale infatti, il nostro Paese si è posizionato al terzo posto tra gli stati membri dell’Unione Europea per contributo ai consumi energetici da fonti rinnovabili e al quarto posto per contributo ai consumi di energia complessivi.

Energie rinnovabili, buoni risultati per l’Italia

Ciò di cui tuttavia bisogna tenere conto, quando ci si approccia ai dati riportati dal GSE, è il cosiddetto overall target complessivo stabilito dalla Direttiva 2009/28/CE, vale a dire il limite minimo di consumi finali lordi (CFL) di energia coperto da fonti rinnovabili, che deve essere almeno del 20% anche se poi ciascun paese dell’Unione ha dei target specifici. La Direttiva 2009/28/CE stabilisce inoltre una quota fissa per l’obiettivo settoriale dei trasporti, la cui quota dei consumi finali lordi di energia nel settore coperta dalle rinnovabili deve essere del 10%.

Tralasciando però i valori settoriali e tornando a concentrarci su quelli complessivi possiamo notare come l’Italia sia l’unico paese dell’Unione Europea a 28 membri (le statistiche sono state raccolte quando ancora il Regno Unito faceva parte dell’Ue) la cui quota complessiva di fonti rinnovabili sui consumi finali lordi abbia conseguito l’obiettivo che era stato prefissato dalla Direttiva 2009/28/CE per l’anno 2020. Il limite minimo che era stato assegnato all’Italia era infatti del 17%, superato grazie al risultato raggiunto del 17,8% seppur in calo rispetto al dato dell’anno precedente che aveva toccato il 18,3%.

Subito dietro di noi come rapporto tra il target prefissato e il risultato poi effettivamente raggiunto troviamo la Germania fermatasi al 16,5% di quota complessiva di rinnovabili a fronte di un obiettivo fissato al 18%. Ancora più indietro abbiamo invece la Spagna, ferma al 17,4% su un obiettivo del 20%, il Regno Unito con un 11% su un 15% di overall target e infine la Francia che pur raggiungendo il 16,6% rimane molto indietro rispetto al suo obiettivo minimo del 23%.

Scorporando le singole voci dalla quota complessiva inoltre, notiamo come le rinnovabili siano anche in Italia presenti in tutti i settori di consumo di energia: il 19,2% del totale settoriale del termico proviene infatti da fonti di energia pulita (media Ue del 19,7%), così come il 7,7% del totale del settore dei trasporti (Ue 8,1%) e addirittura il 33,9% del totale del settore elettrico (Ue 32,1%).

L’incremento delle rinnovabili negli ultimi anni

I buoni risultati raggiunti dal nostro Paese secondo i dati del 2018 sono però frutto di un lungo percorso di crescita che va avanti almeno dal 2005 e che è ben illustrato dai grafici riportati dal GSE. Dal 2005 al 2018 si è infatti assistito nel nostro Paese a un sostanziale raddoppio dei consumi di energia provenienti da fonti rinnovabili, i quali da 10,7 Mtep sono passati a 21,6 Mtep (Megatep, cioè un milione di tonnellate equivalenti di petrolio, unità di misura dell’energia utilizzata per calcolare velocemente i grandi consumi nazionali). Un trend positivo non solo dal punto di vista puramente ambientale, ma anche da quello degli investimenti e dello sviluppo di nuove tecnologie.


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Allo stesso tempo tuttavia si è registrato un contestuale calo dei consumi finali lordi complessivi, dovuto principalmente alla crisi economica giunta nel frattempo, ma anche a fattori climatici e alla diffusione di politiche di efficienza energetica.

All’interno di questo valore complessivo il settore preponderante risulta essere come già detto in precedenza quello relativo all’energia elettrica, giunto nel 2018 al 33,9% di consumi interni lordi coperti da fonti rinnovabili. Si tratta in un dato che, partito dal 16,3% nel 2005, ha registrato un periodo di netta crescita fino al 2014 (33,4%) quando ha iniziato a stabilizzarsi rimanendo con valori pressoché invariati fino ad oggi.

Più regolari invece i consumi interni lordi del settore termico negli ultimi quindici anni, i quali all’interno dell’arco crescente che va dall’8,2% del 2005 al 19,2% del 2018 hanno registrato soltanto un’importante flessione intorno al 2011; probabile effetto della crisi economica generale. Discorso diverso per quanto riguarda infine il settore dei trasporti, che addirittura fino al 2007 registrava dei consumi interni lordi di rinnovabili attorno all’1%, e che nel corso degli anni pur con netti miglioramenti è rimasto ancora distante dagli obiettivi fissati dalle direttive europee. Quello dei trasporti resta difatti uno dei tasti dolenti dell’analisi di Eurostat, con soltanto Svezia e Finlandia che sono riuscite a raggiungere i livelli minimi fissati per il 2020.

Quali fonti rinnovabili vengono utilizzate?

Discorso a parte meritano ovviamente le varie tipologie di energie rinnovabili che vengono adoperate in Italia e nell’Unione Europea. Analizzando i dati dal 2005 al 2018 è possibile vedere come nel settore elettrico del nostro Paese la fonte rinnovabile maggiormente utilizzata sia sempre stata quella idraulica normalizzata, con il 42% della produzione complessiva nell’ultimo anno preso in considerazione. Segue l’energia fotovoltaica con il 20%, le bioenergie con il 17%, l’eolico normalizzato con il 16% e la geotermia con il 5%. Tra gli aspetti da segnalare vi è peraltro il rapido incremento dell’energia solare, che prima del 2011 risultava essere la fonte rinnovabile meno utilizzata.

Nel settore termico invece la fonte rinnovabile maggiormente utilizzata è la biomassa solida (senza prendere in considerazione la frazione biodegradabile dei rifiuti) con circa 7 Mtep. A questa segue l’energia ricavata dalle pompe di calore con 2,7 Mtep ed infine in percentuali trascurabili quella ricavata dal fotovoltaico e dal geotermico. Il settore dei trasporti è infine dominato dai biocarburanti.

Lo scenario italiano viene parzialmente ribaltato se si va a guardare oltre le Alpi, dove nel 2018 è invece l’energia eolica a detenere la quota maggiore di rinnovabili nel settore elettrico con il 36%. Segue l’idroelettrica normalizzata con il 33%, le bioenergie con il 18%, l’energia solare con il 12% e la geotermia e l’energia marina in percentuali trascurabili.

Il settore termico e quello dei trasporti in Europa sono invece più aderenti alla situazione italiana, con il primo in cui rimane preponderante l’utilizzo delle biomasse solide con addirittura il 75% (seppur in calo dall’89% del 2005), seguito dalle pompe di calore con l’11%. Nel settore dei trasporti invece ben il 90% della quota di energie rinnovabili viene detenuta dai biocarburanti prodotti da rifiuti, residui o materie prime non alimentari, siano essi Single Counting (68%), Double Counting non avanzati (17%) o Double Counting avanzati (5%).

 


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