Crowdfunding royalty-based, investire sui profitti: cos'è e come funziona

Redazione BacktoWork 21/03/2021

Tra le varie tipologie di raccolta fondi e ricerca di investitori, il crowdfunding, è sicuramente uno degli strumenti più interessanti da tenere in considerazione. Il promotore di una campagna dal basso deve, però, essere consapevole delle differenze insite nelle diverse micro categorie che lo stratificano poiché ognuna di esse ha caratteristiche precipue e quindi non sostituibili l’una con l’altra per ogni genere di prodotto o servizio proposti. In questo articolo ci soffermeremo sul crowdfunding royalty-based o, più comunemente, royalty crowdfunding. Attraverso questa specifica categoria di raccolta fondi, l’investitore riceve una parte degli eventuali profitti futuri dell’azienda su cui ha investito.

Agli investitori non vanno quote, ma profitti

Questa tipologia di crowdfunding si basa sulla vendita, da parte dell’imprenditore promotore della campagna, delle eventuali royalties – i profitti, appunto – derivanti dalle vendite dell’azienda; allo stesso tempo chi partecipa alla campagna investendo non fa altro che acquistare parte dei ricavi, commisurati ovviamente all’entità dell’investimento. 

Il royalty crowdfunding assicura, in questo modo, al titolare della campagna di mantenere interamente il controllo dell’attività, restando in questo modo proprietari del business e, agli investitori la possibilità di avere un reddito regolare dalle vendite.

Crowdfunding royalty-based, disciplina normativa

Il ricorso a questo tipo di crowdfunding è consigliato alle aziende che hanno alti margini di introiti: le royalties – come ad esempio i diritti di proprietà intellettuale, i diritti d’autore, i brevetti – aggiungono costi al business in quanto vengono detratte dal fatturato.

Vista la presenza del ritorno economico sul capitale investito, alcuni studiosi definiscono il royalty-based come un modello di crowdinvesting

Tuttavia la formula più adatta a classificarlo, secondo le indicazioni di alcuni autorevoli autori, è quella che lo indica come una sottocategoria del modello reward-based. 

La disciplina normativa a cui fa riferimento il royalty crowdfunding è quella dell’associazione in partecipazione e non richiede una forma particolare di contratto può, inoltre, essere gestito online (come avviene nel settore musicale).


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