Amerigo della Pina (Verde21): “Il futuro passa dal fotovoltaico tridimensionale”

Redazione BacktoWork 25/05/2021

Il rispetto per l’ambiente in cui viviamo, unito all’efficienza energetica e ad un design di qualità, è il mix perfetto per descrivere il progetto della PMI innovativa Verde21 Srl. Ne abbiamo parlato con il founder e presidente Amerigo Della Pina.

Verde21 sta puntando molto sulla campagna denominata “Dynamo”. Di cosa si tratta e cosa vi ha spinto ad intraprendere questo percorso? Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati?

Dynamo è un marchio registrato da Verde21 Srl che ha l’obiettivo di utilizzare una tecnologia innovativa come il fotovoltaico tridimensionale per andare oltre i limiti classici del modello standard. Lavoriamo nel campo delle energie rinnovabili, in particolare del green tech e così abbiamo deciso di industrializzare questa tecnologia che cerca di superare i limiti attuali del classico fotovoltaico. 

Si tratta di un progetto ambizioso e lungimirante che guarda al futuro. Il brand Dynamo può varcare i confini internazionali e farsi conoscere fuori dall’Italia? 

Assolutamente sì, è un classico prodotto della manifattura italiana. Basa i suoi valori sulle performance, sul design e anche sull’integrazione dei sistemi. Abbiamo declinato il tutto in una forma più moderna, tecnologica e maggiormente rivolta al mercato della sostenibilità e dell’energia rinnovabile. I nostri prodotti sono indirizzati al mercato italiano e anche a quello mondiale dove per fortuna il nostro saper fare è ancora molto apprezzato. 

A chi sono rivolti i prodotti a marchio Dynamo e qual è la vostra strategia di comunicazione che adotterete o che comunque già avete messo in campo? 

Ci rivolgiamo sempre a tutti quei profili che sono interessati alla sostenibilità e all’investimento green, ma che guardano con molto interesse anche al design. Parliamo di una vera ripartenza, il nostro messaggio è rivolto a coloro i quali hanno la volontà di investire in un progetto che possa migliorare le condizioni future del nostro pianeta. Il progetto si snoda sui valori di transizione energetica e utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili e pulite. Tutto questo deve essere anche associato ad un concetto di eleganza estetica che in questo campo forse non è mai stato trattato. Mai come nel caso specifico stiamo parlando di un mercato molto piatto e uniformato. Dal nostro punto di vista stiamo cercando di cambiare questo concetto, unendo le due parole chiave che sono sostenibilità e design. 

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Quali sono le vostre peculiarità e anche i punti forti? Cosa vi distingue da un’eventuale concorrenza?

La nostra tecnologia si basa sul concetto di fotovoltaico tridimensionale. Noi siamo l’unica azienda al mondo che ha industrializzato delle macchine che utilizzano questa tecnologia. Sul mercato siamo unici, al momento non abbiamo competitor diretti. Le nostre macchine hanno un design completamente differente rispetto al classico pannello fotovoltaico - che sostanzialmente è il nostro benchmark dal punto di vista del mercato - e sono in grado di garantire una performance decisamente migliore rispetto al modello classico. Le prestazioni migliori riguardano nello specifico una costanza di produzione di energia, durante l’arco dell’anno e anche nell’arco della giornata, garantita dalla tridimensionalità delle macchine

Questo sistema gestisce in maniera più adeguata la produzione di energia e si differenzia rispetto al fotovoltaico tradizionale che ha un’efficienza maggiore durante la primavera e l’estate. Laddove il fotovoltaico standard produce meno nella prima parte della mattinata, nel pomeriggio e nelle stagioni dove il sole è più basso all’orizzonte - autunno e inverno per intenderci - le nostre macchine sono in grado di produrre una buona quantità di energia e avere una curva di produzione molto simile a quella di autoconsumo per edifici. Ciò rende maggiormente interessante il tempo di ritorno e offre la possibilità di autosufficienza dell’edificio in maniera più efficace. 

Un altro aspetto relativo alle performance è il fatto che si ha la possibilità, andando in verticale con le nostre macchine, di avere un rapporto tra produzione di energia e kilowatt/ora anno su molto più alto se paragonato al sistema tradizionale, circa 3-4 volte in più rispetto all’occupazione di suolo di un sistema standard. In questo modo garantiamo una migliore costanza nella produzione di energia, insieme ad una minore occupazione di suolo.

Come utilizzerete i fondi raccolti con la campagna di crowdfunding e su cosa puntate con maggiore convinzione e forza per i mesi/anni che verranno?

Siamo arrivati ad un livello di industrializzazione abbastanza elevato dei nostri prodotti, ci siamo concentrati fino ad oggi sulla parte industriale e sulla maturazione del prodotto. Ciò che faremo ora è portare sul mercato i nostri prodotti con una efficace strategia di go-to-market. Per fare questo abbiamo bisogno di creare una più forte brand awareness e anche delle politiche commerciali e strategie sul web che permettano di farci conoscere dai potenziali clienti

Certamente dunque il marketing è la voce più importante su cui stiamo puntando e punteremo da qui ai prossimi mesi, poi investiremo nel campo delle risorse umane. Abbiamo bisogno di strutturare soprattutto la parte commerciale in modo tale da essere solidi, non solo nel proporre il prodotto, ma anche nella fase del post-vendita. È infatti importante seguire il cliente, anche dopo aver venduto il prodotto. Una parte sarà certamente dedicata alla commercial technology, non solo lavorando su hardware, ma anche sul software. Stiamo cercando di incrementare dei servizi che rendano possibile per esempio il monitoraggio costante dell’efficienza energetica delle nostre macchine. Stiamo implementando un’app che possa essere scaricata dai nostri clienti per controllare in tempo reale l’efficienza e l’energia prodotta e accumulata dalle macchine. 

L’ultima voce è legata alle operation, cioè l’operatività che precede un ulteriore sviluppo industriale rispetto alla nostra fabbrica, dove si vedrà un passaggio importante con l’acquisto di un macchinario 4.0 che va a gestire un particolare processo tecnologico della nostra produzione. Ci tengo a dire che le nostre macchine sono tutte brevettate e oltre al marchio abbiamo dei brevetti che coprono la tecnologia, la struttura e il design industriale di tutti i nostri modelli.

La pandemia in corso ha modificato, almeno in parte, il vostro modo di lavorare? Se sì, in che modo e come vi siete adeguati? 

Dal punto di vista del modo di lavorare non è cambiato tantissimo, avevamo già sviluppato da molto la possibilità dello smart working per i nostri collaboratori. La pandemia ha sicuramente modificato il nostro piano industriale nel senso che abbiamo dedicato tutto il 2020 ad investire sul prodotto, abbiamo cambiato il nostro piano dedicandoci prevalentemente all’industrializzazione. La vendita è stata per ovvi motivi lasciata un attimo da parte, il nostro “Go to market” era inizialmente programmato in maniera differente. Siamo andati un po’ controcorrente nel senso che per forza di cose il 2020 è stato per noi un anno di grandi investimenti.

 


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