Zini (Yapily): In un'economia sempre più volatile diventa essenziale poter analizzare i dati in tempo reale

Gianni Balduzzi 23/07/2021

Yapily, fondata in Inghilterra da un italiano, Stefano Vaccino, collega consumatori e aziende a migliaia di banche rendendo possibile tramite open API la condivisione di dati e l’accesso alle infrastrutture digitali di pagamento. È stata pioniera nell’ambito dell’open banking e dell’open finance, anticipando l’entrata in vigore della normativa PSD2, che rende possibile l’utilizzo da terze parti autorizzate dei dati bancari di un cittadino e le operazioni di pagamento.

Abbiamo voluto allora incontrare il suo Sales manager, Daniele Zini, per parlare dell’importanza in questo frangente del Fintech, di quanto rapidamente stia cambiando esso stesso e stia mutando la società, in Italia e all’estero 

Buongiorno dottor Zini, grazie di averci incontrato. Ci sono state molte trasformazioni in ambito finanziario in questi anni. Per esempio cosa è cambiato con l’open banking?

L’open banking è di fatto un’apertura, una trasformazione. Siamo abituati a pensare ai dati bancari, quelli del conto corrente per esempio, come di proprietà della banca, che ci faceva la cortesia di erogarci un servizio e di custodire i nostri soldi. La nuova normativa (la PSD2, N.d.R) rovescia completamente le dinamiche e rende il dato finanziario del singolo correntista, che può essere un privato cittadino o un’impresa, un bene di questo soggetto, che può decidere di cederlo a terzi per ottenere in cambio dei servizi

L’open banking è partito in Europa da pochissimi anni e sta conoscendo in Europa un successo straordinario, soprattutto nel Regno Unito, dove la penetrazione nella popolazione è alta, con molti vantaggi per i correntisti.

E come la pandemia nell’ultimo anno e mezzo ha influito sul settore del Fintech di cui voi fate parte a suo modo di vedere?

Noi siamo più esattamente una Techfin, in quanto apparteniamo al segmento più tecnologico nel mondo del Fintech

In ogni caso la pandemia ha portato l’Italia a livelli di interesse nei confronti del Fintech paragonabili a quelli di quei Paesi in cui questo settore è più avanzato. Abbiamo molto probabilmente tutti aumentato di molto il numero di acquisti effettuati online. E anche in uno degli ambiti in cui noi operiamo, quello dei pagamenti elettronici e digitali, è evidente un cambiamento: mai come in quest’ultimo anno e mezzo questa tipologia di pagamenti è stata così utilizzata, anche da chi prima preferiva il contante o usava la carta di credito solo in un negozio fisico. 

Questo per noi è corrisposto a un grande aumento di volumi, sia sulla clientela esistente, ma soprattutto su nuovi clienti, che si sono interessati a noi cercando nuove soluzioni per gestire un segmento verticale mai così vivace. 

Voi siete quindi un B2B, pare di capire, a chi vi rivolgete principalmente?

Siamo un B2B puro, e si può dire che la nostra attività è totalmente dietro le quinte. In Italia abbiamo erogato ed eroghiamo servizi a banche di dimensioni molto varie, dai grandi istituti alla piccola banca di credito cooperativo. Tutte interessate a sviluppare tecniche di analisi finanziaria, l’altro grande settore di cui ci occupiamo, in un’ottica vicina a quella delle piattaforme Fintech, soprattutto per quanto riguarda il mondo business. 

Mondo business che ha subito un impatto decisamente negativo dalla pandemia, che ha inciso pesantemente sui conti e ha fatto emergere una realtà nota da tempo, ovvero che l’analisi finanziaria finora effettuata era basata su numeri poco realistici e lenti. Poco realistici perché spesso i bilanci sono fatti a uso e consumo del lettore invece di essere una fotografia precisa di un periodo finanziario. E lenti perché sono disponibili solo con molti mesi di ritardo. 

In un nuovo mondo che subisce cambiamenti rapidi diventa fondamentale usare per esempio estratti conto aggiornati ad ora. Noi con appositi algoritmi possiamo studiare il comportamento di un’azienda su dati assolutamente veritieri e aggiornati in tempo reale

Le banche quindi per aderire al Superbonus 110%, acquistare le fatture velocemente e acquisire nuova clientela hanno cominciato ad acquistare questi servizi. 

Ma la nostra clientela è fatta anche di società non finanziarie perchè la normativa PSD2 ha aperto i dati bancari a qualsiasi soggetto terzo che detenga una licenza. Per esempio un grande player della Gdo che vuole rafforzare l’e-commerce, cambiare l’esperienza del cliente nel supermercato consentendo il pagamento automatizzato con l’app mobile e concedere finanziamenti ai clienti basandosi sull’analisi dei dati effettuata attraverso i nostri strumenti.

Possiamo dire che nell’ultimo anno e mezzo la grande variabilità dell’andamento dei dati finanziari delle imprese ha reso necessario avere dati più accurati e in tempi rapidi?

Esatto, è andata proprio così

La penetrazione del Fintech si è avvicinata in Italia a quella presente in realtà estere. Ma da una punto di vista più strutturale quali differenze ci sono ancora?

Un pregio del Fintech italiano è la sua straordinaria internazionalizzazione. Molto spesso i fondatori e i manager delle aziende italiane del settore hanno avuto importanti esperienze all’estero. E anzi il periodo di pandemia ha fatto in modo che diversi tornassero in Italia per mettere a frutto qui le proprie competenze. 

Quello che il mondo del Fintech italiano paga è la dimensione ancora modesta del mercato e la minore disponibilità da parte del cliente finale a provare prodotti nuovi. Anche se appunto nell’ultimo anno e mezzo quest’ultimo punto di debolezza si è molto attenuato.

Secondo lei cosa si potrebbe e dovrebbe dal punto di vista legislativo e regolatorio fare per incentivare ulteriormente l’utilizzo di soluzioni Techfin da parte di clienti business o anche dei privati?

Le regole sono chiare ma in Italia non c’è un’adeguata attenzione al monitoraggio del loro rispetto. Yapily per esempio in Inghilterra fornisce al regolatore inglese la propria piattaforma per monitorare le banche, con un test ogni 10 secondi per verificare chi rispetta la normativa e chi no. 

Ci auguriamo che anche in Italia questo possa accadere, per aiutare il settore dell’Open Banking e del Fintech ad attecchire ancora di più.

Ma il Fintech comunque appare vantaggioso di per sé, anche senza incentivi. Una transazione effettuata con una carta di credito ha un costo del 2% dell’importo transato, la stessa realizzata attraverso un nostro Pis (Payment Initiation Service, N.d.R) cosa pochi centesimi. Soprattutto per scontrini importanti questo si traduce in un risparmio molto importante, e maggiore marginalità. Diversi soggetti stanno cominciando a rigirare tale marginalità sul cliente finale attraverso per esempio maggiori sconti o punti fedeltà e strumenti simili. 

Per questo cliente finale non vi sarà solo di una maggiore comodità, ma anche una convenienza economica

Tornando al tema del controllo del rispetto delle regole citato per prima non teme che svolgere questa attività vi faccia passare come “la spia” del mondo finanziario?

No, in realtà ci può dare molta credibilità. Essere scelti da un ente regolatore come avvenuto in Inghilterra è la conferma della qualità del nostro servizio. Per noi è un vanto e una responsabilità, e l’approccio non sarebbe penalizzante verso le banche ma un aiuto per dare loro un alert laddove non siano perfettamente performanti per migliorare il loro lavoro. Perchè prima della scure sanzionatoria vi è tutta una serie di consigli e indicazioni che possono aiutare le banche stesse ad adeguarsi.

E qui poi entra in gioco anche un fattore culturale. Inizialmente le banche hanno percepito il PSD2 come una scocciatura cui adeguarsi per legge, ma ora alcune, anche in Italia, stanno iniziando a sondare il terreno per non essere più solo soggetto passivo dell'Open Banking, ma per utilizzare i dati degli altri istituti per rafforzare la propria presenza sul mercato, fare cross selling e servire meglio i propri clienti. 

Per quanto riguarda il mercato italiano siete di fatto una startup. E allora chiedo anche a lei come ad altri, che consiglio darebbe a chi, magari giovane, sta fondando ora una nuova azienda innovativa, specie una Fintech? A cosa dovrebbe prestare più attenzione?

Parlando tutti i giorni con startup Fintech noto che i soggetti con maggiore possibilità di successo sono i più pragmatici e i meno innamorati del proprio prodotto. Perché esserlo troppo fa perdere la lucidità e non fa focalizzare in modo corretto la proposta sul mercato. 

Poi consiglierei di cercare investitori che non siano solo capaci di fornire liquidità ma anche di creare network. Perché senza un network, una conoscenza del mercato, senza la capacità di poter ricevere consigli, indicazioni e supporto da altri operatori è molto difficile farsi largo, a maggior ragione in un contesto come quello italiano che è ancora un po’ provinciale, anche in un settore innovativo come il nostro. 

La ringrazio molto dottor Zini, e buon lavoro

Grazie a voi


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