Smart city ancora agli inizi in Italia. La loro importanza nella transizione ecologica

Redazione BacktoWork 10/01/2022

Stenta a decollare la diffusione degli smart building nel nostro Paese, nonostante il successo del Superbonus 110%. Gli investimenti del 2020 nelle principali tecnologie connesse all’edilizia intelligente sono infatti calati dell’11% rispetto al 2019, e per rivedere i livelli pre-pandemia bisognerà attendere almeno il 2024. 

Cambiare passo

È quanto emerge dalla nuova edizione dello Smart Building Report realizzato dal Politecnico di Milano, che mette in guardia sugli sviluppi futuri del settore e sulla necessità di accelerare il percorso di decarbonizzazione: “Gli edifici sono responsabili in Occidente di circa il 40% dei consumi energetici complessivi; se l’Unione europea vuole abbattere le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e puntare ad azzerarle al 2050, deve mettere mano in maniera profonda al suo parco immobiliare”. È necessario - si legge ancora nel report - “implementare le misure contenute nella Strategia “Renovation Wave” (Ondata di ristrutturazioni), prevista dal Green Deal europeo e inserita tra le priorità del Programma Next Generation EU, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra degli edifici del 60%, il consumo energetico del 14% e per riscaldamento e raffrescamento del 18%”. 

Come ha sottolineato Federico Frattini, Vice-Direttore dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, presentando i risultati dello studio, “l’Unione europea ha tracciato un percorso molto chiaro che deve condurre alla completa decarbonizzazione di tutti i settori, compreso quello degli edifici, ma gli obiettivi europei potranno essere raggiunti solo attraverso ingenti investimenti. Per quanto riguarda l’Italia, gli stanziamenti previsti dal PNRR sono certamente un buon inizio, ma non bastano“.

I numeri del mercato italiano

Con “Smart Building” non ci si riferisce semplicemente ad un edificio con accorgimenti di risparmio energetico, ma ad un “edificio in cui gli impianti sono gestiti in maniera integrata ed automatizzata, attraverso l’adozione di una infrastruttura di supervisione e controllo degli stessi, e garantendone l’integrazione con il sistema elettrico di cui l’edificio fa parte, al fine di massimizzare il risparmio energetico, il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti”. 

In Italia - malgrado il forte interesse del mercato per il Superbonus - gli investimenti nell’edilizia intelligente, considerando i settori residenziale e terziario, si sono fermati a 7,67 miliardi di euro nel 2020, mentre l’anno precedente avevano superato gli 8 miliardi. Escludendo le superfici opache: 

  • il 63% della spesa ha riguardato le building devices & solutions, ovvero le tecnologie di generazione di energia, di efficienza energetica, di safety&security, impianti che garantiscono il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti; 
  • il 16% le automation technologies, cioè la sensoristica connessa agli impianti, finalizzata alla raccolta dati, e gli attuatori che eseguono sugli impianti i comandi elaborati dalle “piattaforme di controllo e gestione”; 
  • il 15% le piattaforme di gestione e controllo costituite da software di raccolta, elaborazione e analisi dei dati acquisiti dalla sensoristica installata sugli impianti; 
  • il 6% la connectivity, le infrastrutture di rete che permettono la comunicazione tra sensori, attuatori e la piattaforma di controllo e gestione. 

L’evoluzione tecnologica e i trend di innovazione 

In questo quadro, le tematiche di riduzione dei consumi e sostenibilità ambientale restano centrali, catalizzando da sole 4,8 miliardi di investimenti in tecnologie per la produzione efficiente di energia elettrica e termica. Ci sono poi altre tecnologie destinate a diffondersi notevolmente nel prossimo futuro, in particolare gli impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo (a seguito dell’entrata in vigore della Direttiva RED II), l’illuminazione intelligente e i punti di ricarica privati, che secondo uno scenario moderato di previsioni al 2025 potrebbero raggiungere un numero pari a 11 volte quello attuale.

Inoltre il concetto di cybersecurity per gli edifici intelligenti sta diventando sempre più rilevante, perché il numero di dispositivi smart connessi alla rete – legati a sistemi di riscaldamento e condizionamento, ascensori, rilevatori di fumo, allarmi, controlli degli accessi, videosorveglianza – è in continua crescita e rende gli smart building vulnerabili agli attacchi informatici, con conseguenze costose e pericolose: dal blocco del funzionamento alla perdita dei dati, ai rischi per la sicurezza degli occupanti.


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