Il rimbalzo del Pil è migliore del previsto, usiamolo per accrescere la produttività italiana

Gianni Balduzzi 16/07/2021

Dalle stime dei principali previsori economici giungono negli ultimi mesi quasi solo buone notizie, a cui francamente non siamo molto abituati. Con un atto quasi senza precedenti la Commissione Europea nell’ultima previsione stagionale sull’andamento dell’economia dell’Unione (la Summer Forecast) ha migliorato le previsioni sul nostro Paese vaticinando che l’Italia crescerà del 5% quest’anno. Solo tre mesi fa le stime erano per un aumento del PIL del 4,2%. 

E anche se quelle riguardanti il 2022 sono leggermente peggiorate, da un +4,4% a un +4,2%, il cambiamento riguardante il 2021 è decisamente notevole, oltre che inedito. 

Non solo per una volta l’Italia crescerà più della media europea, ma il miglioramento delle previsioni, del 0,8%, è superiore a quella che si ritrova a livello comunitario, o in Germania, dove è solo del 0,2%. 

Il rimbalzo che deve diventare rincorsa

Chiaramente vi è l’effetto rimbalzo, i Paesi che più hanno sofferto l’impatto della crisi come Italia e Spagna ora hanno più spazio per riprendersi. Laddove l’economia dipende di più dai settori più colpiti, come commercio e turismo, quando questi ripartono vedono un recupero maggiore. 

Sarà la ripresa della domanda interna a guidare la ripresa secondo l’Istat, che tra l’altro, ennesima novità, appare meno ottimista della Commissione Europea a giugno, prevedendo una crescita quest’anno del 4,7%. Tra le componenti quella che vedrà il maggiore incremento è quella degli investimenti, che sono visti in aumento di ben il 10,9% dopo il crollo del 9,1% del 2020. E supereranno la crescita dei consumi, che aumenteranno del 3,6%, nonostante anche questi vengano da un arretramento simile l’anno scorso. 

Questi dati fanno essere forse ottimisti riguardo al futuro: non si tratta solo della spesa di quei risparmi accumulati da tanti nei lunghi mesi di lockdown o di zone rosse e arancioni, in cui era quasi fisicamente impossibile consumare, ma i numeri degli investimenti, quelli che hanno più sofferto durante la lunga fase di stagnazione tra una crisi e un’altra, indicano che, complici le politiche anticicliche della BCE, le moratorie, le agevolazioni al credito, le imprese credono in una ripresa più sostenuta e vogliono diventare più competitive. O meglio più produttive. 

Perchè è questa, la produttività, che alla fine decide i destini delle economie. Quella stessa che, come è citato nel Pnrr del governo, ha latitato in Italia negli ultimi 20 anni. Il Pil per ora lavorata è cresciuto del 4,2% tra il 1999 e il 2019, mentre in Francia e Germania del 21,2% e del 21,3%. Quella totale dei fattori è addirittura diminuita di più del 6% tra 2001 e 2019.

Abbiamo molto ancora da recuperare, se è la produttività che più di altri indicatori prendiamo in considerazione

Senza aumento di produttività la ripresa non può trasmettersi all’economia reale, ai salari, all’occupazione

Essa indica quanto valore viene prodotto per addetto o per ora di lavoro. E se ogni lavoratore ne producesse sempre lo stesso, quindi con una produttività costante, non potrebbe ricevere remunerazioni più alte, e non è un caso se l’Italia è anche tra i Paesi in cui gli stipendi sono rimasti maggiormente al palo

Allo stesso modo solo un aumento della produttività consente, attraverso la crescita che produce, un incremento dell’occupazione, solo ingrandire la torta permette di tagliare più fette. 

Una maggiore produttività serve anche a consentire carichi di lavoro più umani, a ridurre le ore lavorate, a conciliare meglio la famiglia con la professione, a rendere meno un’utopia allevare più di un figlio con entrambi i genitori occupati. Non è un caso se grazie al maggiore valore creato nel tempo in Germania il numero di ore lavorate pro-capite è diminuito tra il 1990 e il 2019 del 12%, mentre in Italia dell’8%, e in realtà dello zero virgola nel periodo successivo alla crisi finanziaria, con i salari orari che a dispetto di ciò sono cresciuti molto di più in Germania che nel nostro Paese, dell’11,8% tra 2015 e 2019 contro il 2,8%

Una produttività in aumento non è quindi solo una fissazione “da liberisti”, ma anche un’esigenza sociale.

L’importanza di una transizione digitale e industriale 

E questa, lo sappiamo, deriva direttamente dal contenuto di innovazione che in un Paese,  in settore o in un’industria viene introdotto, dalla ricerca che viene incentivata e svolta. 

Ma visto che alcuni settori tendono per propria natura a essere più innovativi  di altri conta anche quanto un’economia si fonda su questi, se costituiscono o meno l’ossatura del sistema economico di un Paese.

Laddove ad avere importanza maggiore sono quegli ambiti più lontani dalla frontiera tecnologica, a basso valore aggiunto, a bassa produttività, appunto, allora il Paese rallenterà, e sarà in stagnazione anche nei periodi di vacche grasse. È il caso dell’Italia, per esempio, ancora molto legata al commercio al dettaglio, al turismo, a servizi meno innovativi, al tessile, all’alimentare, e meno a settori ad alto contenuto tecnologico, dall’informatica alla finanza. Guarda caso i due che ovunque, non solo in Italia, secondo l’Ocse hanno messo a segno i maggiori incrementi di produttività negli ultimi anni, rispettivamente del 28% e del 21% nel nostro Paese tra 2000 e 2019 se contiamo il valore aggiunto per lavoratore, contro un calo del 2,6% nel commercio, nei trasporti, nella ristorazione. 

Non è un caso che il Pnrr insista moltissimo sulla rivoluzione digitale, che dovrà entrare in ogni settore dell’economia, ma dovrà anche portare a svilupparne alcuni più di altri. Quelli in cui infatti oggi si affolla la gran parte delle startup che stanno nascendo anche in Italia, dall’ICT puro al fintech, all’insurtech, al biotech

Un’Italia più “tech” e quindi più produttiva è necessaria perché il rimbalzo di adesso si traduca in una corsa sostenuta, in una crescita di dimensioni tali da beneficiare finalmente anche i salari e l’occupazione, in particolare quelli dei giovani, le maggiori vittime della crisi pandemica.

 


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