retail & e-Commerce

Perché Uber spinge sul food delivery con l'acquisto di Postmates

Chiara Riva 15/07/2020

Postmates, il quarto player americano di consegne di cibo a domicilio, è stato acquisito da Uber. Un’operazione da 2,65 miliardi di dollari grazie alla quale l’azienda californiana può lasciarsi alle spalle la trattativa fallita per rilevare GrubHub.

La fusione di Postmates con Uber Eats, che sarà completata entro il 2021, consente a Uber di rafforzare la propria posizione in un mercato che in tempi di pandemia è cresciuto con tassi a due cifre. E arriva pochi mesi dopo che Uber aveva fallito l'acquisizione di GrubHub, poi venduta al rivale europeo Just Eat Takeaway.

Che la società volesse crescere ancora in un settore di successo come il food delivery non è dunque una sorpresa. L’operazione è stata però accelerata dalla necessità per Uber di sostenere le proprie performance, visto che la richiesta del servizio di corse in auto è crollata proprio a causa dell’emergenza sanitaria, che ha invece fatto impennare le ordinazioni di pasti a domicilio. 

Postmates era una preda molto ambita perché ritenuta “estremamente complementare”. Valutata 2,4 miliardi di dollari nell'ultimo round di raccolta fondi dello scorso anno, è la quarta maggiore società di food delivery negli Usa alle spalle di Doordash, Grubhub e della stessa Uber Eats. Ma fino ad oggi ha incontrato difficoltà a imporsi a livello nazionale, dopo aver avuto molto successo in alcune specifiche aree metropolitane come Los Angeles e Miami.

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E la convinzione delle due società è che l’integrazione, in un mercato che vive una fase di forte concentrazione, permetterà di essere più competitivi e di posizionarsi in modo ottimale per affrontare nuove sfide di business. “Uber e Postmates - ha dichiarato il CEO di Uber, Dara Khosrowshahi - condividono da sempre la convinzione che piattaforme come le nostre possano gestire molto più che consegne alimentari: possono essere estremamente importanti per il commercio e le comunità locali, ancor più durante una crisi come quella del Covid-19″.


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