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Perché la campagna di Fin-Novia/e-Novia può rappresentare una svolta per il settore

Alberto Bassi 20/02/2020

Non è una news che il mercato del crowdfunding negli ultimi anni sia in forte crescita e grande è l’hype attorno alle raccolte che sempre più spesso si concludono positivamente, con numeri molto interessanti e in tempi record.

Al netto di tutti i proclami – non sempre verificati - che si fanno nel nostro mercato, vorrei però analizzare in modo oggettivo ciò che sta accadendo con la campagna di Fin-Novia, con l’obiettivo di aiutare gli stakeholder dell’ecosistema a capire che fare una raccolta con un portale di crowdfunding non è una passeggiata.

Innanzitutto, due parole sull’operazione.

Fin-Novia Srl è un veicolo societario dedicato all’investimento in e-Novia Spa. La raccolta tramite la piattaforma sarà finalizzata alla sottoscrizione di un prestito convertendo emesso dalla stessa e-Novia Spa che verrà convertito in equity al momento della quotazione di e-Novia su un mercato regolamentato.

La campagna di equity crowdfunding è effettuata in partnership con Intesa Sanpaolo Private Banking che, attraverso la propria rete nazionale, ha deciso di contribuire attivamente allo sviluppo dell’innovazione italiana proponendo l’operazione ai propri clienti. Si tratta di un’iniziativa unica nel panorama italiano, nata dalle sinergie tra BacktoWork e il Gruppo Intesa Sanpaolo che, attraverso l’Innovation Center e il fondo di corporate VC Neva Finventures, ha creduto nello sviluppo di questa nuova modalità di investimento.

Fatte salve le iniziative di Private Crowdfunding di ClubDealOnline.com, è la prima volta che la rete di private banking della principale banca italiana offre in maniera strutturata alla propria clientela retail e qualificata questa tipologia di asset class attraverso un portale di investimenti online in economia reale.

Di fatto il risparmio privato, così grande nel nostro Paese, attraverso l’alleanza tra banca e fintech sta confluendo direttamente nell’economia reale.

Questo indubbiamente può rappresentare una svolta per un settore, quello delle startup e dell’innovazione in Italia, che ancora non ha trovato la soluzione per chiudere il gap di investimenti con gli altri Paesi.

Non credo che possiamo aspettarci che sia il settore pubblico a trovare la soluzione per noi. E’ indubbiamente importante che anche la politica faccia la sua parte, ma l’ecosistema non ha più tempo da perdere.

E’ inutile inoltre pensare che le fintech da sole (almeno in Italia e a parte qualche piccola eccezione) possano raggiungere in poco tempo la clientela, la potenza di fuoco e la fiducia di una banca consolidata. Attraverso l’alleanza però tra fintech e banche l’impatto generabile per il tessuto produttivo può essere enorme. Ed è ciò che sta avvenendo con Fin-Novia.

Con la scelta di aprirsi ad asset class innovative, che sostengono lo sviluppo economico e sociale del territorio attraverso start up e PMI d’eccellenza, Intesa Sanpaolo si dimostra ancora una volta una banca moderna, attenta all’innovazione e al tessuto imprenditoriale italiano.

E’ una rivoluzione culturale che da anni stiamo cercando di proporre e che adesso finalmente si sta concretizzando. Ma ovviamente è solo il primo step di un percorso molto lungo e non possiamo né dobbiamo ritenerci soddisfatti.

Come ho già detto l’impatto di questa sinergia tra equity crowdfunding e private banking può essere disruptive per il settore dell’innovazione in Italia. Grazie a questa alleanza tra fintech e sistema bancario, le migliori scaleup e PMI italiane potranno accedere ad un canale di finanziamento in grado di colmare il gap presente sul mercato e gli investitori, abituati a strumenti più tradizionali, potranno contribuire attivamente allo sviluppo economico del Paese.

Culturalmente però come sappiamo, il nostro non è un Paese di investitori amanti del rischio ed è quindi necessario creare una cultura intorno a queste tipologie di strumenti ed impostare sempre di più percorsi di educazione finanziaria.

Ma come si arriva ad un risultato del genere?

  1. Per prima cosa proponendo aziende di qualità e con team e progetti di sviluppo concreti, attuabili ed interessanti. E’ questo il caso di e-Novia. Ho potuto in questi mesi apprezzare la capacità del team di creare in pochi anni una vera eccellenza nel nostro Paese, e di impostare un piano di sviluppo – che prevede una IPO nel breve periodo su un mercato regolamentato – serio e strutturato.
  2. Capendo, tu portale e tu azienda, che il tuo interlocutore è la banca. Questo richiede attenzione ad ogni dettaglio, massima cura di tutta la documentazione e capacità di costruire un’operazione che possa essere interessante per la clientela private. Ma ancora di più serve avere una struttura adeguata e capace di relazionarsi con diversi attori interni alla banca: dal marketing per i nuovi prodotti, fino alla compliance.
  3. Fornendo un customer care durante la campagna sia per i private banker, sia per i clienti che sia in grado di gestire ogni richiesta e sempre pronto a fornire le informazioni in maniera corretta e trasparente. E qui mi sento di spendere due parole per ringraziare il team di BacktoWork, che ancora una volta si è dimostrato all’altezza della sfida.

Analizziamo ora le tempistiche della raccolta. Molto spesso sentiamo di campagne chiuse in pochissime ore con risultati straordinari. Probabilmente è così, ma non vorrei che passasse il messaggio che raccogliere soldi online è facile e veloce.

E’ il contrario: è difficile, lungo e complicato.

E il portale e l’azienda devono lavorare in modo sinergico per massimizzare il risultato.

Questa campagna è partita il 23/01/2020. In tre settimane, senza alcun pre-committment da parte dell’azienda ha raggiunto 4 milioni di euro.

Si tratta di un risultato incredibile raggiunto principalmente per i 3 motivi che ho elencato sopra.

Ho parlato prima di IPO. Questa campagna in particolare è un unicuum anche per un altro motivo. e-Novia è uno degli attori più di rilievo della community Elite di Borsa Italia e di TechShare di Euronext, mostrando una propensione ai principali listini europei, superando quindi i requisiti di AIM e Euronext Growth. Ciò supera il paradigma che l’investimento in startup e PMI attraverso il crowdfunding sia illiquido e di lunghissimo periodo. E’ chiaro che non stiamo parlando di exit certe e sicure, ma di prospettive comunque potenzialmente interessanti per chi investe.

Per concludere, ora non dobbiamo commettere l’errore di pensare che si sia trovata la svolta per convogliare il risparmio privato verso l’economia reale.

Abbiamo aperto la strada, ma è chiaro che bisognerà fare attenzione. Stiamo pur sempre parlando di investimenti rischiosi ed i clienti devono essere ben informati sulla tipologia di prodotto che vanno a sottoscrivere e ripeto, bisognerà fare un grandissimo lavoro di educazione finanziaria verso queste forme di investimento. Solo così questo potrà non essere un caso isolato, ma anzi la prima di una lunga serie di operazioni.

Noi come operatori del settore abbiamo responsabilità enormi in questo senso, e non possiamo farci ingolosire da raccolte milionarie, ma dobbiamo assolutamente raccontare la storia per quella che è: il rischio deriva dal non sapere cosa stai facendo.


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