Open Innovation in Italia: il bicchiere è mezzo pieno

Redazione BacktoWork 18/10/2021

L’ecosistema italiano delle startup e scaleup sta crescendo, tuttavia il gap con gli altri Paesi resta significativo. Per questo motivo le aziende nostrane - i grandi gruppi ma sempre più anche le Pmi - non possono che guardare all’estero per fare scouting di innovazione. È quanto emerge dal nuovo report “Open Innovation Outlook Italy 2022” realizzato da Mind the Bridge con il supporto di SMAU. 

“La buona notizia è che quasi tutte le grandi aziende italiane hanno introdotto l’open innovation nella propria agenda. Questo vale anche per un numero crescente di PMI italiane, almeno quelle più strutturate”, ha commentato Alberto Onetti, Chairman di Mind the Bridge, durante la presentazione della ricerca in occasione dell’apertura di SMAU. “Inoltre, un gruppo sempre più numeroso di aziende italiane sta andando oltre il cosiddetto innovation theatre, ovvero iniziative destinate principalmente a obiettivi di comunicazione e PR, e sta implementando modelli di collaborazione con startup e scaleup. Ci aspettiamo che questa tendenza continui”.

Il ritardo del nostro Paese, numeri alla mano, è evidente. Secondo il report, infatti, a dicembre 2020 in Italia sono state registrate 261 scaleup che hanno raccolto 2,7 miliardi di dollari in equity dalla loro fondazione. Il contendente più vicino all’Italia, la Spagna, ne ospita circa 1,6 volte in più, con investimenti 2,6 volte maggiori. Francia e Germania ne ospitano rispettivamente 3,3 e 4,7 volte tanto, con investimenti addirittura 7,5-10 volte superiori. Numeri che mostrano come l’Italia non sia ancora sulla mappa mondiale dell’innovazione.

La propensione all’open innovation si allarga a tutti i settori e alle PMI

L’analisi, che ha misurato sia i fattori interni che abilitano l’innovazione (strategia, organizzazione, processi e cultura) sia le azioni concretamente implementate (accelerazione di startup, procurement, co-sviluppo, investimenti, acquisizioni e risultati raggiunti), indica che gli attori più attivi in Italia nel campo dell’open innovation sono le grandi aziende, ma cominciano a muoversi anche le PMI più strutturate. Le aziende più piccole restano invece, salvo eccezioni molto limitate, ancora fuori gioco.

Si nota inoltre come l’aumento della propensione all’open innovation sia un trend che attraversa oggi quasi tutti i settori. Le Telco sono state storicamente le prime a muoversi, ma non guidano più il “gioco”. Tra le Top25 italiane, le aziende italiane più attive in corporate venture e collaborazione tra corporate e startup, 9 appartengono al settore dell’Energia (che include anche Oil & Gas e Multi-Utilities). Il secondo settore più rappresentato è quello Bancario e Assicurativo con 5 aziende, seguita da Edilizia e Infrastrutture con 3. Ma stanno entrando nell’arena dell’Open Innovation aziende di molti altri settori, tra cui Aerospazio, Automotive, Elettronica, Food, Media e Retail.

“Rispetto allo scorso anno si è registrata da parte delle aziende italiane una tendenza generalizzata verso una maggiore consapevolezza strategica, piani e processi più efficaci, e verso il conseguimento di maggiori risultati – ha concluso Onetti – Anche se questo riflette un miglioramento sia dal lato interno dei fattori abilitanti, che dal lato esterno delle azioni, il tasso di crescita non è purtroppo ancora sufficiente per colmare il divario con i leader mondiali dell’innovazione”.


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