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Luigi Torriani (Datatex): avere soci internazionali è fondamentale per penetrare nei mercati esteri

Redazione BacktoWork 11/12/2020

Datatex è presente in 45 Paesi nel mondo, con sede centrale a Milano e uffici in in Israele, Svizzera, Germania, Stati Uniti, India e Serbia. Azienda leader internazionale in soluzioni ERP per il mondo tessile,  ha realizzato il software Now, il gestionale verticale di settore più venduto nel mondo. Ci interessava avere il punto di vista di un’impresa che accomuna la tradizione di un settore come il tessile e l’innovazione del digitale e a questo scopo abbiamo voluto rivolgere alcune domande presidente di Datatex Consulting, Luigi Torriani.

Buongiorno dottor Torriani, grazie per l’occasione di questa intervista. Per prima cosa le chiederei come la sua azienda, e in particolare il mercato in cui opera, sta affrontando questa crisi del 2020? 

Anche se si leggono molti articoli in questo periodo su una presunta crescita del settore ICT nel 2020, crescita che sarebbe legata all’emergenza Covid, e quindi alla necessità per le aziende di investire maggiormente in ambito software e web, La realtà è un po’ più complicata.  Secondo i dati di Gartner si registra anzi un calo, a livello mondiale, del settore ICT nel 2020, calo pari a un -7,3% rispetto al 2019.

Da un lato è sicuramente vero che la pandemia, riducendo drasticamente la possibilità di viaggiare, rendendo molto difficile lo svolgimento di fiere ed eventi B2B, e obbligando di fatto le aziende a ricorrere parzialmente a forme di smart working, di per sé dovrebbe spingere gli imprenditori a investire qualcosa in più, nella digitalizzazione. D’altro canto però è anche evidente che molte aziende, nella gran parte dei settori, stanno attraversando delle pesanti difficoltà a livello commerciale e finanziario, e in alcuni casi lottano per restare a galla. Sono sicuro che il 100% degli imprenditori si sia reso perfettamente conto, nei mesi scorsi, che sarebbe stato necessario mettere mano al portafoglio per fare degli investimenti in ambito informatico, ma molti non se la sono sentita di farlo, oppure – materialmente – non hanno potuto farlo per ragioni di budget.

Questo è certamente vero nel settore tessile, che è il settore nel quale si trovano i clienti di Datatex. Nel tessile tecnico c’è stata una relativa tenuta, e alcune aziende – che operano nell’ambito dell’abbigliamento protettivo e da lavoro – hanno introdotto nuovi prodotti per gli ambienti sanitari. Ma nel tessile-moda e nel mondo del fashion l’impatto del Covid è stato pesante, con un calo medio dei fatturati che in Italia, secondo i dati di Confindustria, è stato del 27,5%. Se un’azienda ha perso quasi il 30% del fatturato, è chiaro che in quel momento fa fatica a investire, se non ha una situazione finanziariamente solida alle spalle. Detto questo, per chi invece ha liquidità e possibilità di investire – e qualcuno per fortuna c’è, anche in Italia – questo è sicuramente il momento giusto per potenziare le proprie  infrastrutture informatiche.

Nel caso di Datatex il 2020 è stato un anno non facile ma nel complesso molto incoraggiante. Abbiamo trovato alcuni nuovi clienti, abbiamo firmato dei grossi contratti con aziende tessili importanti, in Italia, in India, in Pakistan, in Uzbekistan,  in Turchia, in Guatemala, e abbiamo diverse trattative in fase molto avanzata in varie altre nazioni. Se non ci fosse stato il Covid avremmo sicuramente fatto molto di più, ma nonostante il Covid siamo andati comunque abbastanza bene, e questo ci conferma sulla qualità del nostro software.

Crede che ci siano anche opportunità economiche da cogliere in quanto sta accadendo in questo periodo?

Non credo che questa pandemia possa dare delle opportunità economiche, a parte per chi opera in ambito farmaceutico, nella sanità e nell’ambito della Gdo online. In occasione di qualsiasi guerra o catastrofe c’è sempre qualcuno che ci guadagna, ma sono pochi.

È vero però che una crisi di qualsiasi genere può essere – se affrontata nel modo giusto – trasformata in un’opportunità. La domanda che un imprenditore dovrebbe porsi in questo momento, secondo me, è questa: quando finirà la pandemia, come ne uscirà la mia azienda? Uguale a prima e semplicemente più povera, oppure più povera ma diversa e pronta ad affrontare le sfide del futuro? Il Covid può essere trasformato in un’opportunità se diventa l’occasione per ristrutturare l’ “ecosistema digitale” della propria azienda, passando da soluzioni applicative tradizionali a soluzioni più evolute, implementando soluzioni software in grado di rendere l’azienda più snella e adatta per affrontare i continui cambiamenti del mercato, creando un e-commerce B2B, migliorando con soluzioni informatiche ad hoc la comunicazione con i clienti, e investendo nel web marketing. Se un imprenditore che rimandava da tempo questi passaggi di “modernizzazione”, e che senza il Covid avrebbe continuato a rimandarli chissà per quanti anni, oggi si convince della necessità di compierli, in questo senso si può dire che sia riuscito a trasformare una crisi in un’opportunità per sè e per i propri collaboratori.

Mi rendo conto, come ho detto, che non è semplice, e che per aziende che hanno subito pesanti cali di fatturato può sembrare assurdo fare investimenti in questo frangente, ma per chi ha la possibilità – finanziariamente – di farli – questo momento secondo me non andrebbe sprecato.

La sua azienda opera molto all'estero, quali sono le difficoltà che una piccola e media impresa italiana incontra andando sui mercati esteri e però anche i pregi che normalmente la contraddistinguono a suo parere?

Datatex in questo momento ha clienti in 45 nazioni, e uffici – oltre che a Milano – in Israele, Svizzera, Germania, Stati Uniti, India e Serbia. Questo consente di poter investire costantemente nella crescita e nel miglioramento dei prodotti. Il nostro software Now ERP non è un prodotto statico, ma questa dinamicità è possibile perché ci sono installazioni in centinaia di grandi aziende in tutto il mondo. È questa internazionalizzazione la condizione necessaria per la sostenibilità di un prodotto verticale importante come questo. 

Credo che un discorso di questo genere possa valere – direttamente o indirettamente – anche per altre aziende, in altri settori. In Italia oggi funzionano bene le aziende o che esportano o che sono fornitori di primaria importanza di grandi aziende che esportano oppure che lavorano in partnership con multinazionali, altrimenti diventa difficile – con un mercato interno piccolo – trovare una quadratura finanziaria, tranne in settori particolari o se si opera nell’ambito della pubblica amministrazione.

La difficoltà, nell’internazionalizzazione di un’impresa, riguarda l’ingresso in altri mercati e – successivamente – la gestione di una realtà più complessa. Un modo per superare questa difficoltà può essere quello di avere dei soci al di fuori dell’Italia. Datatex per esempio che fin dalla sua fondazione, nel 1987, ha una proprietà al 50% italiana e al 50% israeliana, con l’Italia che è centrale e imprescindibile dal punto di vista tecnico (il software è stato creato in Italia, il laboratorio è nella nostra sede di Milano, come anche l’ufficio marketing), ma anche con dei soci israeliani che sono fondamentali dal punto di vista commerciale e per quanto riguarda la gestione dell’intera azienda e delle sedi estere. 

Quali sarebbero secondo lei i provvedimenti più importanti che il legislatore dovrebbe prendere per favorire le pmi che vogliono crescere e esportare?

È sicuramente banale rispondere a questa domanda dicendo che il legislatore dovrebbe alleggerire la pressione fiscale e la burocrazia. È banale ma è la verità, evidente e nota a tutti, anche se nessuno fa nulla per porvi rimedio, dato che ad oggi l’Italia è – subito dopo la Francia – il Paese occidentale con la pressione fiscale più alta (dati Kpmg), e risulta che dal punto di vista della facilità nel fare impresa il nostro Paese si classifica soltanto al cinquantottesimo posto (Rapporto Doing Business della Banca Mondiale). D’altronde, persino nel pieno di una pandemia, le procedure burocratiche in Italia non sono state snellite, e se ne sono accorti molto bene tutti gli imprenditori italiani che hanno chiesto finanziamenti negli ultimi mesi.

Quali sono invece i consigli che darebbe a un giovane imprenditore che sta iniziando ora a operare con la propria startup, quali errori evitare, a cosa prestare più attenzione?

Penso che il difficile non sia aprire un’azienda, per carità sicuramente è difficile anche questo, ma non è la cosa più complicata. Il difficile è riuscire a non chiuderla, a farla durare negli anni, a portarla avanti nelle generazioni. Secondo i dati di Unioncamere la vita media delle imprese in Italia è di soli 12 anni, e questo significa che mediamente gli imprenditori – quando aprono un’azienda – non solo non riescono a lasciarla ai figli e ai nipoti, ma nemmeno riescono a portarla avanti per un terzo della propria vita lavorativa. Portare avanti dei progetti significa mantenere nel tempo coraggio ed entusiasmo, e non farsi mai scoraggiare nei momenti difficili, che inevitabilmente – prima o poi – arrivano per tutti.

Grazie mille dottor Torriani

Grazie a voi


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