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Investire in opere d'arte: tutti i pro e i contro

Chiara Riva 02/07/2020

Questo tipo di investimento può essere una buona alternativa ai "tradizionali" soprattutto in ottica di diversificazione. E se chi investe ha a disposizione un capitale consistente e un orizzonte temporale sufficientemente lungo, rappresenta una possibilità potenzialmente molto redditizia, che infatti viene sempre più utilizzata per gestire la successione dei patrimoni.

Un mercato in evoluzione

In una fase storica caratterizzata da tassi prossimi allo zero e incertezze legate all’emergenza sanitaria ed economica, è utile considerare alcune alternative per diversificare il proprio portafoglio e cercare rendimenti interessanti sul lungo periodo. 

Quello delle opere d’arte e dei beni da collezione è in particolare un mercato che oggi sta catturando sempre di più l’attenzione e il favore delle nuove generazioni di investitori, dopo essere stato circoscritto per anni a pochi appassionati più o meno facoltosi. 

Anche grazie al web e alla tecnologia, operatori del settore e professionisti della finanza stanno rivoluzionando l’approccio a questa “asset class”, proponendo nuove modalità di impegno e soluzioni innovative, tra cui citiamo:

  • gli investimenti condivisi su singole opere, in modo da ampliare la platea di chi può accedere a questi beni;
  • l’uso della blockchain per certificare le transazioni e garantirne la sicurezza;
  • prodotti derivati legati alle opere d'arte.

Guardando ai numeri, secondo il Report Deloitte Art & Finance realizzato in collaborazione con ArtTactic, il fatturato globale del mercato dell’arte e dei beni da collezione nel 2018 ha registrato un giro d'affari pari a 12,2 miliardi di dollari, valore che sembra destinato a crescere.

“Sia sulla scena italiana che su quella internazionale le opere di qualità e valore battono il mattone, mentre per poco non superano l’oro” è l’analisi del Sole 24 Ore. Un dato sicuramente molto interessante per chi è alla ricerca di rendimenti; ma tra le motivazioni di investimento non sono poi da dimenticare - come riporta ancora il report Art & Finance di Deloitte e ArtTactic - gli aspetti connessi al più ampio mondo della cultura, sempre più percepita come elemento centrale per lo sviluppo sostenibile, e la crescente attenzione nei confronti del social impact investing, entrambi potenziali driver dai risvolti positivi anche per il mercato.

I rischi e le cautele da adottare

Scarsa trasparenza e standard non uniformi caratterizzano da sempre il mercato delle opere d'arte. Negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni passi avanti, ma permangono zone d’ombra e aspetti critici che possono essere così sintetizzati:

  • livelli di rischio difficili da definire e monitorare;
  • mercato illiquido, dunque con un basso volume di contrattazione;
  • dipendenza da informazioni spesso confidenziali o privilegiate;
  • numerose variabili che influiscono sul prezzo, spesso non oggettive;
  • numero ristretto di soggetti;
  • possibili limitazioni regolatorie a causa di barriere doganali o norme restrittive sulla circolazione.

Bisogna considerare che soltanto in Italia, nel 2018, i Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno sequestrato 1.232 falsi, dei quali ben 953 riguardavano l'ambito del moderno e contemporaneo. Insomma, non è possibile affrontare questa tipologia di asset senza conoscenze proprie e approfondite, oppure senza il supporto di un servizio di art advisory. Competenze adeguate e informazioni precise sono fondamentali se si desidera investire nell'arte in maniera proficua. 


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