Fintech e Insurtech: è ora di puntare sulla collaborazione tra gli attori dell’ecosistema

Redazione BacktoWork 20/12/2021

Il Fintech e Insurtech italiano è in costante crescita ed oggi risulta composto da 564 realtà – il 53% startup innovative, il 24% Pmi innovative, il 21% scaleup, il restante 2% corporate – capaci di raccogliere complessivamente 2 miliardi di euro.

La ricerca dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Polimi

Nel corso dell’ultimo anno i diversi attori (banche, assicurazioni, startup, provider, società di consulenza) hanno sviluppato nuovi canali, prodotti e servizi digitali, pensati per clienti sempre più esigenti. Sono state avviate iniziative rilevanti da parte delle Autorità e realizzate importanti acquisizioni e collaborazioni, in una rete di relazioni di sempre maggiore valore. “L’innovazione digitale è diventata una necessità e un’opportunità per tutti gli attori del settore finanziario e assicurativo e il digitale ha permesso di dare vita a nuove relazioni in un ecosistema in fermento. Si assiste sempre più alla volontà di collaborazione, più che di competizione, tra attori che traggono sinergie dalle proprie differenze in termini di accesso alla tecnologia, di base clienti, di nuove modalità distributive”, afferma Marco Giorgino, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano. 

Eppure, il Fintech Index italiano – calcolato sulle attività di investimento e collaborazione con startup e Pmi innovative da parte degli incumbent operanti in Italia – si ferma a 5,7 su 10, ancora sotto la sufficienza. Infatti, se il 69% dei grandi player ha già collaborato in qualche forma con startup o Pmi innovative e la spesa complessiva in collaborazioni è di 263,8 milioni di euro, gli investimenti sono concentrati e guidati ancora da pochi attori (e sempre quelli più storicamente attivi). “È evidente che gli sforzi maggiori di collaborazione siano stati compiuti spesso da una cerchia ristretta di attori: ora, più che mai, è invece il momento di intensificare questa convergenza”. 

I numeri dell’ecosistema: 564 realtà innovative, 2 miliardi di euro raccolti

Delle 564 realtà attive nel Fintech & Insurtech italiano, più della metà (il 52%) è costituito da aziende strettamente Fintech, Insurtech o RegTech, che offrono servizi di prestiti e finanziamenti (nel 24% dei casi), di pagamento (28%), di asset management (18%) e assicurativi (31%). Un ulteriore 26% sono invece TechFin o Tech Insurance, realtà che offrono tecnologie specificamente pensate per gli attori del settore finanziario e assicurativo. Il restante 22% non offre servizi finanziari o assicurativi né soluzioni tecnologiche, ma abilita l’accesso di altri attori a dati, clientela e competenze.

“Il valore dei capitali raccolti - pari complessivamente a 2 miliardi di euro - è certamente significativo, ma si può e deve fare di più, soprattutto alla luce della rilevante concentrazione della raccolta in poche realtà: è evidente infatti come l'accesso ai fondi delle Fintech e Insurtech sia ancora limitato e la provenienza dei capitali sia prevalentemente locale”, spiega Laura Grassi, Direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech. “È il segno che Venture Capital e fondi esteri non hanno ancora riconosciuto un alto potenziale in queste realtà o trovato il modo per intercettarle”.

Cresce il livello di adozione e soddisfazione dei consumatori

Anche a seguito della pandemia, gli italiani hanno dimostrato una maggiore educazione digitale in ambito finanziario, con una forte propensione a sperimentare sia nuovi servizi innovativi, che attori alternativi

La posizione di vantaggio di banche e compagnie assicurative non sembra essere ancora stata compromessa, ma non è immune alla competizione di attori emergenti. In particolare, la scelta delle banche come punto di riferimento principale nell’accesso a piccoli finanziamenti non appare più così scontata, mentre nella gestione del risparmio o nella scelta di un’assicurazione sulla salute gli italiani tendono a preferire in maniera più marcata gli attori tradizionali.

Tra i servizi Fintech & Insurtech più utilizzati dai consumatori italiani vi sono i pagamenti via smartphone (usati già dal 54% degli italiani) e i trasferimenti di denaro tramite App (44%), un segnale di come oramai gli strumenti mobile siano fondamentali negli scambi di denaro.

Nei servizi assicurativi, in generale, l’uso delle soluzioni digitali è meno sviluppato, con l’acquisto o rinnovo di polizze in digitale scelto dal 31% dei consumatori, la possibilità di modificare le coperture in digitale dal 18% e la gestione sinistri da mobile dal 15%.

Dopo il boom registrato durante il primo lockdown, continua ad aumentare l’uso dei canali bancari digitali da parte degli italiani. Nel primo semestre 2021 sono cresciuti mediamente del 12% gli utenti online consumer delle banche italiane rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con punte del 60% per alcuni istituti finanziari. Ancora più rilevante l’incremento delle transazioni digitali mensili, pari in media al 33% ma con alcune banche che hanno segnato un +110%. Più contenuta, invece, la crescita media dei nuovi clienti acquisiti online, +5%, con alcuni istituti che hanno registrato performance a doppia cifra (fino a +55%).

Il 14% delle startup mondiali offre soluzioni di Sustainable Fintech

Gli attori finanziari ed assicurativi da tempo offrono prodotti come investimenti ESG o Green Bond attenti alla sostenibilità, ma più recentemente sono nate soluzioni di Sustainable Fintech che vanno ben al di là di tali “classici” strumenti.

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, sono 2.541 le startup Fintech & Insurtech attive a livello mondiale, e il 14% di queste offre almeno una soluzione capace di contribuire ad uno dei Sustainable Development Goals identificati dall’ONU

I consumatori italiani ritengono che il settore finanziario sia tra i più importanti per il perseguimento di obiettivi di sostenibilità sociale (come la riduzione della povertà o l’accesso universale alle cure), posizionandosi è al terzo posto tra 11 settori considerati per potenziale contributo al sociale, appena dopo quello dell’“Università e istruzione” e quello delle “Coltivazioni”. D’altra parte, però, i consumatori non ritengono che il settore finanziario possa significativamente contribuire alla sostenibilità ambientale, posizionandolo al penultimo posto in classifica per potenziale impatto sull’ambiente, davanti solo all’arredamento. 


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