eSport, tutti i perché di un business in grande crescita

Redazione BacktoWork 14/02/2022

Il fenomeno degli eSport, punta estrema nel mondo dei videogiochi competitivi in cui crescono guadagni, fan e giocatori

Con il termine “sport” si allude a una gara o un gioco in cui le persone, in via individuale oppure organizzati in squadre, svolgono determinate attività fisiche secondo una serie specifica di regole, e competono l'una contro l'altra. Se al suddetto termine, si aggiunge una “e” iniziale, il risultato non cambia. Vediamo perché.

Dalla teoria alla pratica                                      

Come per gli sport tradizionali anche negli eSport ci vogliono molte ore di allenamento, dedizione e motivazione per raggiungere l’obiettivo o la vittoria, e anche in questo settore si fa sempre più ricorso a concetti quali predisposizione naturale o addirittura talento. 

A proposito di impegno e abnegazione, tenendo conto che l’americano medio lavora circa 1.800 ore l’anno, è bene ricordare che, secondo numerosi report di settore, i gamer professionisti arrivano anche 2.400 ore di attività. 

Tra clic del mouse, movimenti e pressioni di tasti, ma anche sguardi alla mappa di gioco e messaggi ai compagni di squadra ci vuole un allenamento dedicato per migliorare la performance. Ed è anche per questa dedizione che gli sSport nei prossimi anni diventeranno sempre più popolari e capaci di attirare interesse.

Giocatori, pubblico, startup, aziende

Molti gamer devono investire molto in sé stessi, sul proprio tempo, sulle proprie risorse e spesso sono costretti ad aspettare anni per trasformare i loro talenti in profitto.

In effetti, il settore dei videogiochi competitivi è costituito da organizzazioni considerate vere e proprie start-up che si affidano alle stesse pratiche per ottenere finanziamenti delle società ad alto contenuto tecnologico di ogni altro settore.

Sull’altro fronte, quello di chi investe, si punta soprattutto sui giocatori con l’obiettivo di avere una presenza rilevante e fan base in crescita, in modo da poter utilizzare la popolarità dei protagonisti per ottenere partner e sponsorhip.

Le cifre in gioco

Le competizioni digitali, anche in Italia, stanno vivendo un momento di particolare splendore. Secondo una ricerca dal titolo “Il valore economico e sociale dei videogiochi in Italia” realizzata dal Censis in collaborazione con IIDEA (Italian Interactive Digital Entertainment Association), l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi nel nostro Paese, il 58,5 per cento degli italiani conosce o ha sentito parlare di eSport. Tra questi, il 40,5 per cento ne dà un giudizio positivo, mentre il 17,7 per cento non li ama. Chi conosce il gaming competitivo lo ritiene una bella forma di intrattenimento (52,4%), un modo sano di competere (40,7%), uno strumento per sviluppare nuove competenze e capacità (36,7%), un volano per la relazionalità (29,1%). Per il 73,3 per cento gli eSport sono una esperienza originale, diversa dalle gare sportive tradizionali.

I grandi eventi

Gli eSport hanno i propri campionati in cui, è il caso di ribadirlo, sono presenti sempre più spettatori. Le diverse discipline vengono trasmesse online e in Tv con la costante ricerca di nuovi spettatori. Il totale di questi ultimi, nel 2021 ha sfondato il tetto dei 400 milioni in tutto il mondo, con una crescita del 14,5 per cento rispetto all’anno precedente e, secondo il recente studio di Newzoo, azienda di consulenza e ricerche di mercato focalizzata sull'industria del gaming, per una buona metà sarebbero appassionati e spettatori abituali, e i restanti occasionali.

Tutto ciò si traduce in una crescita complessiva del settore anche a livello economico: più di 1 miliardo di dollari di ricavi complessivi, con +14,5% sul 2020. In particolare, sono le sponsorizzazioni a generare la maggior parte dei guadagni con 641 milioni di dollari (+11,6% sul 2020), mentre il restante guadagno deriva da diritti televisivi, merchandising, attività digitali e in streaming.

 


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