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Eric Van Antwerpen (Manpower): Startup e grandi aziende devono aumentare le sinergie e investire in skilling e upskilling

Gianni Balduzzi 10/07/2020

Abbiamo incontrato Eric Van Antwerpen, General Manager Global Enterprises Sales di Manpower, che da quasi tre anni si occupa di progetti inerenti le Human Resources presso alcune delle maggiori multinazionali mondiali.

Grazie per il suo tempo, signor Van Antwerpen. Dal suo punto di osservazione privilegiato cosa ci può dire dei cambiamenti in atto nelle imprese in questo periodo di crisi?

Sta diventando tutto differente, io ho più di 100 clienti molti diversi tra loro, e si nota un cambiamento che era in moto già prima, ma è stato velocizzato da questa crisi. La digitalizzazione è stata accelerata. Non si tratta solo dello smart working, ma dell’utilizzo della tecnologia a disposizione dell’azienda. E non solo.

Per esempio il mondo del lavoro, le Human Resources, che ho sempre pensato fossero strategiche, stava già mutando moltissimo nel periodo pre-covid, sia a livello di skills necessari, sia di bilancia del potere tra azienda e lavoratore, con il secondo che è divenuto più esigente e seleziona maggiormente le imprese, perlomeno parlando di profili più alti.

Come questa crisi sta cambiando la gestione della forza lavoro?

La sta rendendo più efficiente e più efficace, in tutto il mondo. Lavoro con aziende in Cina, in Bolivia, negli USA, la velocità è differente, ma il cambiamento è in atto ovunque. Le competenze richieste sono meno disponibili di prima, non a livello di numero di teste, ma di skill, perché anche una mansione da “blue collar” oggi richiede nozioni più avanzate, è più digital, e l’utilizzo di strumenti specifici. 

Le aziende faticano a trovare talenti, è un processo che ora viene accelerato a causa di quella digitalizzazione, adesso più veloce, che osserviamo nella nostra attività di ausilio alle imprese proprio in questo ambito.

Ci sarà anche un problema di maggiore disoccupazione, di minor necessità di forza lavoro?

Anche io pensavo poco tempo fa che ci sarebbe stata una maggiore facilità nel trovare personale grazie all’aumentata disoccupazione, ma ora credo che sia un effetto di breve periodo, che non cambia i fondamentali, ovvero la carenza di persone con i giusti skills. 

Per il momento sarà più semplice forse il reperimento di alcune figure poco specializzate come operai e non qualificati, commessi per i negozi, ecc, ma in realtà il discorso di fondo non cambia in nessun caso. 

Penso si debba investire in skilling, upskilling, reskilling, è quello che facciamo come Manpower. Quello che vediamo è che ci sono clienti che non hanno bisogno per l’estate di lavoratori extra come altre volte accadeva, mentre altri sì, e con i nostri tools riusciamo a spostare i lavoratori per fornire quelli giusti con le competenze giuste al momento giusto. 

Ovviamente però non ci si può spostare in massa dagli USA alla Polonia e viceversa, per questo è importante l’insegnamento delle competenze. 

Conoscendo la realtà di Paesi molto diversi come secondo lei si differenziano le aziende italiane dalle altre, quali sono i loro punti di debolezza e di forza?

Vedo allo stesso tempo dei gruppi di imprese di assoluta eccellenza e altre con una atteggiamento molto tradizionalista, che non le aiuta. Questo era evidente già prima della crisi, che anche in Italia ha solo velocizzato processi già in atto.

Vi sono segmenti del mondo delle aziende in cui gli investimenti in ricerca e training sono ancora troppo bassi, ma allo stesso tempo un punto di forza sicuramente è la qualità che vedo sempre in Italia. Mi stupisce la creatività, l’imprenditorialità per esempio nel mondo dell’ingegneria, della robotica. E’ qualcosa che si vede in larghi pezzi dell’economia, in modo trasversale nelle piccole e nelle grandi imprese.

In questo l’Italia può dare il buon esempio. Si dovrebbe cogliere questi esempi, riconoscerli e aiutarli a svilupparsi, farne delle best practices per chi ancora non è riuscito ad arrivare a livelli analoghi. 

Lei pensa che sulla base di questa qualità che si ritrova anche nelle piccole aziende ci possa essere una interazione tra grandi imprese, multinazionali e startup?

Io credo molto in questo, anche noi abbiamo creato una struttura in cui lavoriamo con startup, abbiamo creato una rete, lanciamo challenge per esse, le assistiamo perchè una startup ha spesso una energia positiva che manca alla grande azienda

Il loro vantaggio è la capacità di fare quello che effettivamente serve al mercato, in base alla sua domanda, mentre alle volte la grande impresa tende più a seguire proprie procedure che gli effettivi bisogni presenti nell’economia.

Noi abbiamo creato un ambiente, un innovation lab, in cui vi possa essere spazio per idee e persone nuove. Le grandi aziende come la nostra possono in questo modo costruire partnership per assorbire innovazione portata dalle startup, per esempio, come nel nostro caso, nel campo delle soluzioni tecnologiche per le human resources. 

Noi siamo come in un braccialetto il filo di base cui aggiungiamo le perle, che sono le startup, che diventano più preziose con il nostro aiuto. Non si tratta di legarle a un'azienda più grande, di vincolarle, ma di dare loro un appiglio e un supporto quando sono ancora a una fase early stage, per irrobustirle e consentire loro di crescere prima e meglio.


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