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L'emergenza Covid-19 accelera l'innovazione della sanità

Redazione BacktoWork 09/06/2020

L'emergenza Covid-19 ha accelerato la trasformazione digitale e organizzativa della sanità italiana verso un modello di Connected Care, sottolineando l'urgenza di un sistema connesso, di precisione, orientato al territorio e alla continuità di cura. È esploso l'interesse verso la Telemedicina, fondamentale nella gestione dell'emergenza secondo tre medici specialisti su quattro. Ed è cresciuta pure l'attenzione per l'Intelligenza Artificiale, ritenuta utile per aumentare la personalizzazione delle cure, benché siano ancora pochi i medici che utilizzano soluzioni di AI.

È questo il quadro che emerge dalla ricerca sulla Connected Care nell'emergenza sanitaria, realizzata dall'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.

"In un momento così delicato per il Paese e di così forte pressione su medici e ospedali, il ruolo del digitale diventa ancora più importante per aumentare la resilienza del sistema sanitario - afferma Mariano Corso, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Le tecnologie digitali possono fare la differenza in tutte le fasi di prevenzione, accesso, cura e assistenza dei pazienti, per aiutare il personale sanitario nelle decisioni cliniche e le strutture sanitarie nella continuità di cura e nell'operatività. L'emergenza è l'occasione per sperimentare soluzioni che ne valorizzino al massimo i benefici: contenere il contagio, ridurre le ospedalizzazioni, gestire i pazienti sul territorio. Ma anche per ridisegnare i modelli di cura accelerando la transizione verso un modello di sanità più connesso, sostenibile e resiliente".

Il ruolo della Telemedicina

Rimasta a lungo poco diffusa e a livello di semplice sperimentazione, la Telemedicina stava già crescendo nel 2019, ma con l'emergenza sanitaria ha registrato un vero e proprio boom di interesse fra gli operatori del settore. "Il Covid-19 ha dato un'accelerazione alla Telemedicina che sarà difficile ignorare in futuro, con l'interesse per le sue diverse applicazioni cresciuto in doppia cifra e molte strutture che si sono attivate per offrire prestazioni da remoto anche ai pazienti non malati di Covid – afferma Cristina Masella, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. I medici hanno compreso come la Telemedicina possa rappresentare un alleato importante per mantenere un contatto più costante e appropriato con i pazienti, in questa fase di emergenza ma anche nel futuro".

I medici di medicina generale sono i più convinti: uno su tre già utilizzava almeno una soluzione di Telemedicina prima dell'emergenza, il 62% di quelli che non la applicavano lo farà in futuro e solo il 5% è contrario. Tre medici specialisti su quattro ritengono che la Telemedicina sia stata decisiva nella fase di emergenza, ma ancora il 30% si dice contrario al suo uso, contro il 34% che già la utilizzava e il 36% che si è convinto dei suoi benefici e intende applicarla in futuro. 
I servizi di Telemedicina che più attirano l'interesse dei medici sono:
  • il Tele-consulto con uno specialista (88% degli MMG, 64% dei specialisti)
  • il Tele-consulto con un medico di medicina generale (76% MMG, 52% specialisti)
  • il Tele-monitoraggio (74% MMG, 47% specialisti)
  • la Tele-assistenza (72% MMG, 32% specialisti)
  • la Tele-cooperazione (60% MMG, 47% specialisti).

Mediamente, secondo i Medici di Medicina Generale, si potrebbe svolgere attraverso strumenti digitali il 30% delle visite a pazienti cronici e il 29% delle visite ad altre tipologie di pazienti; mentre per i medici specialisti queste percentuali scendono rispettivamente al 24% e al 18%. Un cittadino su tre vorrebbe sperimentare una Tele-Visita con il proprio medico generale, il 29% con uno specialista, un altro 29% un Tele-Monitoraggio dei propri parametri clinici, uno su quattro proverebbe una Video-chiamata con uno psicologo.

L'Intelligenza Artificiale nell'emergenza

Secondo il 60% dei medici specialisti le soluzioni di AI possono avere un ruolo fondamentale nelle situazioni di emergenza, per il 59% consentono di rendere i processi delle aziende sanitarie più efficienti, il 52% crede che l'AI aiuti a personalizzare le cure, il 51% che le renda più efficaci e il 50% che contribuisca a ridurre la probabilità di errori clinici. Tuttavia, sono ancora pochi i medici specialisti che utilizzano queste tecnologie: solo il 9% le usava prima del Coronavirus e appena il 6% lavora in una struttura che le ha introdotte o potenziate durante l'emergenza.

Per aumentare l'impiego delle soluzioni di AI è importante sviluppare conoscenze e competenze adeguate e condividere esperienze e benefici di queste soluzioni: solo il 26% dei medici dichiara di avere le competenze adatte per impiegarle e il 22% che sono presenti competenze adatte per realizzare questi progetti nella struttura sanitaria in cui lavora.

"Per accelerare la diffusione di sistemi di Intelligenza Artificiale, e sfruttarne tutti i potenziali benefici per il sistema sanitario, bisognerà agire su tre fronti – afferma Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -: aumentare la disponibilità di dati, strutturati e non, in digitale per poter addestrare le soluzioni di AI e metterle nelle condizioni di generare valore nel supportare cure personalizzate; sviluppare le competenze digitali dei medici e dei profili che si occupano di gestire queste soluzioni, con particolare attenzione ai Data Scientist; comprendere i limiti di questi strumenti e che il loro ruolo non sarà di sostituto del medico, ma di supporto alle sue decisioni". 


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