innovation economy

La diffusione del Cloud Computing in Italia e il suo impatto

Redazione BacktoWork 13/09/2020

In un recente studio presentato al Forum di Cernobbio, The European House – Ambrosetti e Microsoft Italia evidenziano come il Cloud Computing possa contribuire a rilanciare l'economia italiana, rimuovendo alcuni ostacoli alla crescita, attrattività e competitività del nostro sistema-paese. Secondo la ricerca, il Cloud e i servizi ad esso associati sono, infatti, in grado di agire su settori chiave come la Pubblica Amministrazione e le Piccole e Medie Imprese, soggetti che presentano oggi le principali vulnerabilità della nostra economia, caratterizzata da una produttività stagnante da oltre un ventennio.

Lo studio - condotto tramite interviste e analisi quali-quantitative - ha calcolato per esempio che a fronte di un'operazione di ottimizzazione dei Data Center della Pubblica Amministrazione, abilitata dall'adozione di soluzioni di Cloud Computing, è possibile generare un risparmio fino a 1,2 miliardi di euro all'anno
E ancora, se le PMI italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud Computing del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, contro una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita aggiuntiva del PIL pari a 20 miliardi di euro da qui al 2025.

Il grado di diffusione e maturità e i principali benefici

Nonostante in Italia il 22,5% delle aziende utilizzi già soluzioni di Cloud Computing, secondo la ricerca è più ridotta la percentuale di organizzazioni che hanno raggiunto un livello "avanzato" di adozione. Soltanto il 31,9% del campione considera il Cloud come risorsa strategica, abilitante della trasformazione digitale, mentre il 49,4% utilizza servizi Cloud accessori in modo tattico, per rispondere a necessità contingenti, e non inseriti in un approccio strategico o facenti parte di progetti di digitalizzazione di più ampio respiro.

Mentre, però, le grandi aziende sono ripartite equamente tra chi lo ha adottato in modo tattico per servizi accessori e chi lo ha inserito in un disegno strategico, il quadro cambia invece osservando le PMI: solo il 17,4% di queste considera il Cloud una risorsa strategica per la propria crescita.

Nel complesso, comunque, risulta molto alto il livello di soddisfazione, con solo il 2,9% di aziende insoddisfatte.

Il principale beneficio riscontrato, dichiarato dal 20,8% degli intervistati, è la capacità di reagire rapidamente al cambiamento. Dato che assume una grande valenza se pensiamo all'attuale emergenza da Covid-19 e come questa situazione abbia spinto molte aziende ad adottare forme di lavoro da remoto: l'83% del campione ha indicato il Cloud quale principale abilitatore dello smart working e in generale della continuità aziendale, tanto che sempre l'83% dei rispondenti prevede di estenderne l'utilizzo.

Tra i benefici dichiarati seguono una migliore gestione dei picchi di lavoro (16,5%), un maggiore controllo dei costi (16%) e un incremento della sicurezza informatica (15,9%). Il miglioramento del livello di sicurezza informatica sale in terza posizione nella classifica dei benefici se consideriamo solo le Piccole e Medie Imprese (15,4%), seguito da un maggiore controllo dei costi, dichiarato dal 13,8% degli intervistati.

Gli ostacoli: costi di migrazione, gestione dei dati e competenze   

Gli alti costi di transizione verso il Cloud Computing risultano il primo ostacolo all'implementazione di questa tecnologia per il 32,1% delle aziende che lo hanno adottato, percentuale che sale al 42,9% se consideriamo le sole PMI. 

Nello specifico, i rispondenti segnalano che spesso, pur non essendo necessario fare un significativo investimento iniziale, i costi derivano dalle spese di consulenza IT e di adeguamento, ridisegno e transizione dei processi sul Cloud.

Seguono le preoccupazioni sulla gestione dei dati anche in ottica privacy (25,1%) e quelle legate alla preparazione del personale, fattore rilevato nel 20,2% degli intervistati.

Trova conferma il nodo delle competenze: il 60% delle aziende che hanno implementato il Cloud Computing, nel periodo pre-adozione considerava le proprie risorse non sufficientemente preparate. Per questa ragione, il 44,4% ha investito nella formazione del personale IT e il 23,8% ha esteso le attività di training a tutte le figure professionali dell'azienda.

Le preoccupazioni per un non adeguato livello di preparazione della propria azienda e delle proprie risorse risultano invece al primo posto tra gli ostacoli per quelle aziende che ancora non hanno intrapreso la migrazione (21%). 

Con il Cloud verso la Data Economy


"Siamo entrati in una nuova economia, la cosiddetta Data Economy, dove ogni organizzazione, pubblica o privata, può far leva sulla grande mole di informazioni che possiede per creare nuovi modelli di business o nuovi prodotti e soluzioni che, con la tecnologia, possono contribuire alla crescita, assicurandosi che i principi di privacy, sicurezza, trasparenza e interoperabilità siano garantiti. Questi trend" - ha commentato Silvia Candiani, Amministratore Delegato Microsoft Italia - "sono confermati dallo studio realizzato insieme a The European House – Ambrosetti. Con questo lavoro, però, abbiamo voluto andare oltre ed elaborare delle proposte concrete che vanno nella direzione di definire una politica Cloud First in grado di ottimizzare risorse e accelerare l'innovazione e la produttività, attraverso lo sviluppo di soluzioni per la crescita delle PMI e la creazione di un piano di competenze digitali ed ecosistemi innovativi per il futuro del Paese".

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