Diamanti da investimento: tutto ciò che bisogna sapere

Redazione BacktoWork 20/01/2021

Quando si decide di voler investire il proprio denaro, una possibilità potrebbe essere quella di puntare sui beni rifugio, di cui fa parte la casa, il bene più conosciuto e considerato dai risparmiatori. Negli ultimi anni, però, sta crescendo il numero di coloro che decide di far crescere i propri risparmi investendo sui diamanti.

I diamanti, infatti, rappresentano un investimento che può risultare conveniente per molti motivi: le pietre preziose non sono tassabili (ad eccezione dell’Iva) né al momento dell’acquisto né sulla plusvalenza; assicurano un importante guadagno, a patto che si abbia la pazienza di aspettare: i benefici più importanti dell’investimento possono essere visti solo nel lungo periodo; sono inalterabili nel tempo e non ingombrano; il valore di riferimento è unico in tutto il mondo.

Come si forma il diamante

Il diamante è una forma in cui si presenta il Carbonio. Questo, a seguito di terremoti e del conseguente scostamento del manto terrestre, subisce delle forti pressioni. Dopo essersi formati a circa centocinquanta chilometri sotto terra, vengono portati in superficie dalle colate laviche.

Le miniere di diamante più importanti si trovano in Sud Africa e, prima della scoperta di questo filone, in India.

Investire in diamanti: l’importanza delle certificazioni

Investire in diamanti è una scelta saggia a patto, però, che si abbia una conoscenza del settore e di come funziona.

È opportuno rapportarsi con intermediari di comprovata affidabilità. I diamanti, inoltre, sono diversi fra di loro. Per questo motivo, per una corretta e sicura valutazione è necessaria una certificazione: l’istituto più importante e riconosciuto in tutto il mondo è l’Istituto Gemmologico Italiano (IGI), ma vi sono anche:

  • L’Istituto Gemmologico Internazionale (IGI Anversa)
  • L’Istituto Gemmologico Americano (GIA)

Per investire in diamanti le pietre devono essere sigillate e solo l’1-1,5% ha le caratteristiche del diamante da investimento. Conviene sempre, quindi, affidarsi a società serie e specializzate. 

Le caratteristiche per valutare un diamante da investimento

Per stabilire la valutazione di un diamante bisogna considerare le sue caratteristiche, nel mercato anglosassone si usa la regola delle 4 C:

  • Color (Colore). I diamanti più puri sono quelli incolori, del tutto trasparenti. Esistono, tuttavia, gemme “meno pure” che possono andare dal verde (le più preziose) al giallo (le più comune). Il colore è dato da un’impurità, ovvero uno o più atomi di carbonio sostituiti da un altro materiale. La classificazione è su una scala crescente che va dalla lettera D (bianco azzurro) alla Z.
  • Clarity (Purezza). La purezza è data dalle imperfezioni all’interno della gemma: in base alla presenza o assenza di queste, la pietra è più o meno pura. La sigla che indica il diamante più puro è F.
  • Carat (Caratura o Peso). La caratura di un diamante è data dal loro peso effettivo. 1 carato corrisponde a 0,2 grammi. I carati si suddividono in grani (un grano corrisponde a 1/20 di grammo e in punti (1/100 di carato).
  • Cut (Taglio). Sono tre i tipi di tagli più usuali, in base a essi varia anche il valore della pietra: ottimo (taglio purissimo, senza imperfezioni), buono, povero.

Un diamante da investimento ha caratteristiche precise: il colore non può essere classificato al di sotto della I, il grado di purezza deve essere massimo (IF) e il taglio deve essere G o VG (Good o Very Good).

Investire sempre nel lungo termine

Il consiglio di alcuni esperti, circa gli investimenti sul diamante, è di ponderare il medio-lungo periodo, comunque non inferiore ai cinque anni. Altro consiglio è di acquistare pietre che siano facilmente collocabili sul mercato in fase di disinvestimento.

Gli svantaggi

Non esistono, tuttavia, investimenti che diano un’assoluta certezza di riuscita; anche nel caso dei diamanti ci sono delle controindicazioni, motivo per cui bisogna sempre valutare attentamente rischi, vantaggi e svantaggi. Uno di questi svantaggi si presenta nel caso si decidesse di investire non entrando direttamente nel mercato, ma tramite una banca. L’istituto, infatti, applicherà delle commissioni per guadagnare sull’investimento, è possibile quindi che il prezzo che immetteranno sul mercato sia “drogato”, risultando di difficile vendita. Le banche, inoltre, a volte non propongono un investimento sul diamante inteso come pezzo fisico, ma in azioni delle aziende che si occupano dell’estrazione e commercializzazione. Così facendo non si investe più su un bene fisico, ma su un titolo azionario, esponendo così l’investimento agli stessi rischi che si corrono puntando sulle quote di altre aziende che dipendono da tanti fattori.


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