DESI Index: Italia in risalita, ma ancora in grave ritardo sulle competenze digitali

Redazione BacktoWork 22/11/2021

Il nostro Paese guadagna cinque posizioni, passando dal 25esimo al 20esimo posto, nell'edizione 2021 del DESI Index, l’indice di digitalizzazione dell'economia e della società pubblicato dalla Commissione europea con cadenza annuale. Le notevoli carenze dell’Italia nelle competenze digitali di base e avanzate - si legge nel rapporto - rischiano di tradursi nell’esclusione digitale di una parte significativa della popolazione e minacciano di limitare la capacità di innovazione delle imprese.

I risultati della nuova edizione del DESI fotografano i progressi compiuti nel 2020 dai 27 Stati membri dell'UE sul fronte della competitività digitale in quattro settori: capitale umano, connettività, integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese, servizi pubblici digitali

I top performer risultano essere i Paesi nordici: in testa la Danimarca, seguita da Finlandia, Svezia e Paesi Bassi. Spagna e Germania si posizionano sopra la media europea, mentre la Francia ottiene un punteggio sostanzialmente nella media. Fanalino di coda la Romania, che chiude il ranking, preceduta dalla Bulgaria al penultimo posto e dalla Grecia terzultima.


Il “decennio digitale” dell’Europa 

Tutti gli Stati membri dell'UE hanno fatto registrare progressi, ma il quadro generale è eterogeneo e il divario tra i Paesi con i punteggi più alti e quelli con i punteggi più bassi rimane ampio, sebbene si noti una certa convergenza. Nonostante questi miglioramenti, tutti gli Stati membri dovranno compiere sforzi concertati per conseguire gli obiettivi stabiliti nel "percorso per il decennio digitale”, il programma strategico presentato a settembre 2021, che definisce gli obiettivi di trasformazione digitale dell'Europa da qui al 2030.

Competenze digitali

Per quanto riguarda le competenze digitali, il 56% delle persone nell'UE possiede almeno competenze digitali di base. I dati mostrano un leggero aumento dell'impiego di specialisti ICT: nel 2020 erano 8,4 milioni quelli che lavoravano nell'UE, rispetto ai 7,8 milioni dell'anno precedente. Il 55% delle imprese ha segnalato difficoltà nell'assumere specialisti ICT, ed è proprio la mancanza di dipendenti con competenze digitali avanzate uno dei fattori che ha determinato una trasformazione digitale delle imprese più lenta in molti Stati membri. 

I dati indicano chiaramente la necessità di una maggiore offerta e di maggiori opportunità di formazione al fine di raggiungere gli obiettivi del decennio digitale in materia di competenze (80% della popolazione con competenze digitali di base e 20 milioni di specialisti ICT).

La Commissione ha inoltre pubblicato il quadro di valutazione relativo alle donne nel settore digitale, che conferma che permane un notevole divario di genere nelle competenze digitali specialistiche: sono donne solo il 19% degli specialisti ICT e circa un terzo dei laureati in materie STEM (ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico)

Connettività a banda larga e 5G

I dati sulla connettività mostrano un miglioramento per quanto riguarda soprattutto le "reti ad altissima capacità" (VHCN), che sono ora disponibili per il 59% delle famiglie dell'UE. Si tratta di un dato in crescita rispetto al 50% di un anno fa, ma siamo ancora lontani dalla copertura universale delle reti Gigabit (obiettivo del decennio digitale per il 2030). Inoltre, 25 Stati membri hanno assegnato una parte dello spettro 5G, rispetto ai 16 di un anno fa. In 13 Stati membri sono state lanciate reti 5G commerciali, principalmente in aree urbane

Integrazione delle tecnologie digitali

Per quanto riguarda l'integrazione delle tecnologie digitali, si è registrato un forte aumento nell'utilizzo delle tecnologie Cloud (dal 16% delle imprese nel 2018 al 26% nel 2020). Le grandi imprese continuano a svolgere un ruolo guida nell'uso delle tecnologie digitali: rispetto alle PMI utilizzano molto di più, ad esempio, la condivisione elettronica delle informazioni attraverso sistemi di pianificazione delle risorse aziendali (ERP) e software cloud (l'80% delle grandi imprese contro il 35% delle PMI per l'ERP e il 48% delle grandi imprese contro il 25% delle PMI per il cloud). 

I dati indicano che l'attuale stato di adozione delle tecnologie digitali è lontano dagli obiettivi del decennio digitale. L'ambizione dell'UE è che almeno il 75% delle imprese utilizzi tecnologie digitali avanzate entro il 2030. Attualmente solo una minima parte delle imprese utilizza tecnologie digitali avanzate (il 14% utilizza i big data, il 25% utilizza l'IA e il 26% utilizza il cloud)

Servizi pubblici digitali

Non si rilevano ancora miglioramenti importanti nei servizi di e-government, nonostante durante il primo anno della pandemia diversi Stati membri abbiano creato o potenziato piattaforme digitali per fornire un maggior numero di servizi online. Il 37% degli investimenti nel digitale dei piani per la ripresa e la resilienza adottati dal Consiglio europeo (circa 43 miliardi di € su un totale di 117 miliardi di €) è destinato ai servizi pubblici digitali, per cui si prevedono miglioramenti significativi nei prossimi anni

La situazione italiana

Nell’edizione 2021 del DESI l’Italia si colloca al 20esimo posto su 27 Stati membri, migliorando di cinque posizioni rispetto al piazzamento ottenuto nell’edizione precedente, ma risulta ancora “significativamente in ritardo rispetto ad altri Paesi dell’UE in termini di capitale umano”.

25esima per il capitale umano

Solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede perlomeno competenze digitali di base (56% nell’Ue) e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (31% nell’Ue). 

La percentuale di specialisti ICT è pari al 3,6% dell’occupazione totale, a fronte di una media Ue del 4,3%, e appena l’1,3% dei laureati italiani sceglie discipline in ambito ICT, un dato ben al di sotto della media Ue. “L’Italia deve far fronte a notevoli carenze nelle competenze digitali di base e avanzate, che rischiano di tradursi nell’esclusione digitale di una parte significativa della popolazione e che minacciano di limitare la capacità di innovazione delle imprese. La Strategia Nazionale per le Competenze Digitali rappresenta un risultato importante e un’opportunità per colmare questo divario”, sottolinea il rapporto.

23esima per la connettività 

Nel corso del 2020 sono stati compiuti alcuni progressi in termini sia di copertura che di diffusione delle reti di connettività, con un aumento particolarmente significativo della diffusione dei servizi che offrono velocità di almeno 1 Gbps. Tuttavia il ritmo di dispiegamento della fibra è rallentato tra il 2019 e il 2020 e sono necessari ulteriori sforzi per aumentare la copertura delle reti ad altissima capacità.

Solo l'8% delle zone abitate è coperto dal 5G, un dato inferiore alla media UE del 14%, nonostante il tasso relativamente elevato di preparazione al 5G (60%).

Decima per l’integrazione delle tecnologie digitali

La percentuale delle PMI italiane con un livello di intensità digitale almeno di base è elevata: il 69%, al di sopra della media UE del 60%. Le imprese italiane fanno registrare ottimi risultati nell'uso della fatturazione elettronica, utilizzata nel 95% dei casi. E la percentuale di imprese che utilizzano i servizi cloud è aumentata notevolmente, raggiungendo il 38% nel 2020 (rispetto al 15% del 2018) a confronto con il 26% a livello UE.

Ma in altre aree le prestazioni dell'Italia restano deboli. L'uso dei big data è basso (sono utilizzati dal 9% delle imprese italiane, rispetto ad una media UE del 14%), come pure l'uso di tecnologie basate sull'intelligenza artificiale (18% delle imprese italiane, mentre la media UE è del 25%). Anche la diffusione del commercio elettronico e l'uso dell’ICT per la sostenibilità ambientale sono al di sotto della media europea.

Da segnalare che l'Italia è uno degli attori dell'UE più attivi nel settore del supercalcolo/HPC. Il nostro Paese ospita supercomputer classificati tra i primi 500 sistemi al mondo (due rientrano tra i primi 20) ed è alla guida di un consorzio europeo per lo sviluppo di un supercomputer che sarà tra i primi cinque al mondo. La macchina sarà installata alla fine del 2021 nel nuovo centro dati situato a Bologna.

18esima per i servizi pubblici digitali

L'Italia ha registrato una forte accelerazione nell'adozione di importanti piattaforme 

di e-government. Ma, nonostante i miglioramenti, l'uso dei servizi pubblici digitali rimane basso. La percentuale di utenti online italiani che ricorre a servizi di e-government è passata dal 30% nel 2019 al 36% nel 2020. Pur trattandosi di un notevole aumento, il valore è ben al di sotto della media UE del 64%. Risultati migliori si registrano invece nell’offerta di servizi pubblici digitali per le imprese e negli Open Data.


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