Corrado Calì (Intravides): “La realtà aumentata sarà fondamentale nella chirurgia”

Redazione BacktoWork 07/07/2021

Aiutare i chirurghi durante gli interventi in sala operatoria grazie all’utilizzo della realtà aumentata. Ne abbiamo parlato con Corrado Calì, founder di Intravides, startup che sviluppa e commercializza soluzioni innovative di realtà aumentata e visual computing, facilmente fruibili e complementari ai sistemi di neuronavigazione attualmente in uso.

Di cosa si occupa Intravides e come mai ha scelto di dare vita a questo progetto? A chi si rivolge nello specifico?

Intravides si occupa di sviluppare soluzioni di realtà aumentata, basate sull'uso di occhiali capaci di proiettare e visualizzare contenuti digitali, come immagini e modelli 3D per la chirurgia. Nello specifico siamo già attivi su quella spinale. L’idea è quella di sovrapporre i modelli tridimensionali personalizzati della colonna vertebrale del paziente ricostruita in 3D, dove è stato già simulato l'intervento, sovrapponendola al campo operatorio: si tratta di un supporto che aiuta il chirurgo a pianificare la fase d’intervento e ad eseguirlo in maniera più veloce, efficiente, riducendone le criticità. 

Il progetto è nato dai miei studi, visto che mi occupo di neuroscienze. Attualmente sono docente di Anatomia all'università di Torino, ma ho vissuto e lavorato in Arabia Saudita fino all'anno scorso. Già da tanti anni all’interno di KAUST, l’università dove lavoravo in Arabia, erano a disposizione tecnologie di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR), che mi hanno dato l'idea di abbinare chirurgia e tridimensionalità. KAUST dispone di un centro di trasferimento tecnologico grazie al quale sono riuscito a sviluppare l’idea del progetto e successivamente dare vita alla startup

Quali sono gli obiettivi di Intravides?

Entriamo già in sala operatoria grazie ad uno dei nostri partner e co-founder, Luca Damiani, che commercializza dispositivi per la chirurgia spinale. Il prossimo step è sicuramente quello di ottenere la certificazione europea del dispositivo

Come obiettivo a medio termine vogliamo sviluppare il riconoscimento di marker olografici per fare la sovrapposizione automatica del modello tridimensionale sulla colonna del paziente: l’idea è quella di una vera e propria navigazione, così come fanno oggi i sistemi di neuronavigazione. 

A lungo termine l’idea è quella di estendere il campo di applicazione ad altri tipi di interventi sia ortopedici, che per operazioni volte ad asportare ad esempio i tumori. Vorremmo approcciarci al mercato americano e per questo abbiamo attivato una serie di contatti utili per farci conoscere.

Un altro obiettivo strategico sarà quello di entrare nel settore educational, sviluppando applicazioni e condividendo contenuti utili per l'insegnamento a diversi livelli, universitario e specialistico.

Qual è la strategia di comunicazione di Intravides e su quali social network siete maggiormente attivi?

Sicuramente siamo molto attivi su LinkedIn, come startup abbiamo proprio un nostro canale dedicato. Individualmente come soci utilizziamo con maggiore frequenza Facebook e Twitter, ultimamente stiamo facendo circolare anche qualche video su TikTok: in poco tempo le immagini hanno ricevuto migliaia di visualizzazioni e di questo non possiamo che essere contenti. 

Quali sono i punti di forza di Intravides e cosa vi distingue dalla concorrenza?

Abbiamo individuato delle startup che hanno delle idee simili e chiaramente non è una cosa sorprendente: stiamo parlando di un periodo maturo per utilizzare questa tecnologia, soprattutto se paragonato a quando ho iniziato nel 2013. Rispetto ai nostri competitor abbiamo come punto di forza il fatto di essere già entrati in sala operatoria, cosa che facciamo ormai regolarmente. Credo che gli altri competitor non abbiamo ancora raggiunto questo risultato. Siamo un team che ha già raggiunto un network molto esteso presso i chirurghi che apprezzano ed hanno già utilizzato il nostro prodotto. Non possiamo che essere felici di tutto questo, abbiamo un accesso diretto che ci consente di avere dei feedback continui per migliorare il prodotto

L’altro grande punto di forza è la semplicità d’uso della nostra tecnologia. Ad oggi abbiamo qualche decina di chirurghi di età diversa che hanno utilizzato i nostri strumenti sul campo. È bastato loro qualche minuto per capire già come utilizzarli in maniera del tutto autonoma. Paradossalmente, anche non essendo in sala, i chirurghi avrebbero potuto fare da soli, ciò è per noi una cosa importantissima. Il sistema è sofisticato ed allo stesso tempo facile da usare. Questo per i chirurghi e i clinici in generale è una cosa importante, non puntiamo ad un livello di sofisticazione che spesso diventa inutile. Molti prodotti sono infatti avanzati, ma la loro utilizzabilità è alquanto limitata perché la messa a punto per metterli in opera è troppo complessa. Stiamo puntando ad avere un oggetto utilizzabile non solo quotidianamente, ma in ogni operazione. Ad oggi possiamo dire che i test-case sono assolutamente positivi. Il nostro obiettivo finale è quello di portare il visore di realtà aumentata ad essere una delle dotazioni standard della sala operatoria, così come un semplice bisturi

Come utilizzerete i fondi raccolti grazie alla campagna di crowdfunding?

Anzitutto la prima cosa è utilizzare i fondi per la certificazione europea. Vogliamo ottimizzare e sviluppare il software che è il fulcro centrale del nostro prodotto. I visori sono commerciali e hanno una potenza che dipende, senza ombra di dubbio, dalla qualità del software. 

La pandemia che impatto ha avuto sul modo di lavorare del team di Intravides?

Per quanto riguarda il nostro team devo dire che siamo sempre stati abituati, forse anche prima di costituirci, a lavorare a distanza. Una co-founder lavora stabilmente in Arabia Saudita, gli altri due risiedono a Parma e Chiavari.

Questo periodo ha aiutato la nostra attività come startup. La pandemia ha avuto un effetto sicuramente sul modo di lavorare dei chirurghi. In sala operatoria si sono accorti delle potenzialità e anche del vantaggio di avere delle tecnologie e dei sistemi che consentano l’interazione e l’assistenza remota

Un altro dei punti forti del nostro software è che permette la sovrapposizione e anche la comunicazione remota. Un utente in remoto si può connettere e vedere ciò che sta facendo il chirurgo. Allo stesso tempo si possono dare delle indicazioni, interagendo con il flusso video e con quello streaming, oltre che ovviamente tramite un dialogo a voce.   


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