La Blockchain in Italia. Quali sono i settori più attivi?

Redazione BacktoWork 31/05/2022

I due comparti coprono, da soli, oltre la metà degli investimenti sulle piattaforme della cosiddetta catena di blocchi. Grandi le aspettative a livello internazionale

Un mercato emergente, dalle grandi potenzialità di crescita quello della blockchain, l’insieme di tecnologie in cui il registro è strutturato come una catena di blocchi contenenti le transazioni e il consenso è distribuito su tutti i nodi della rete. 

Ciononostante, il comparto può essere considerato in uno stato di attesa, uno standby che non corrisponde con ciò che invece accade a livello internazionale, dove le percentuali di crescita anno su anno sono a tre cifre.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata qualche settimana fa dall’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano. L’indagine ha registrato in Italia - alla fine dello scorso anno - circa 370 iniziative, con una crescita rispetto all’anno precedente del 39 per cento, per un totale di 1.615 casi censiti dal 2016 ad oggi.

Secondo quanto risulta dal report, a essere sviluppati sono stati principalmente progetti implementativi (243, +25 per cento rispetto al 2020), a discapito dei semplici annunci (127), che portano a 751 il numero complessivo tra progetti operativi, pilota o proof of concept (escludendo gli annunci) censiti negli ultimi 5 anni.

In continuità con il 2020, il mercato italiano è focalizzato soprattutto, quindi, sullo sviluppo di progetti pilota e sull’evoluzione di quelli già in produzione: solo il 13 per cento degli investimenti riguarda proof of concept o attività di formazione. 

Se l’adozione delle aziende stenta ancora a decollare, i consumatori italiani sono, invece, sempre più orientati all’utilizzo delle applicazioni blockchain, in particolare le criptovalute, cioè il fenomeno che, con dall’avvento di bitcoin in poi ha conosciuto un’impennata di popolarità: ben il 12 per cento degli italiani ha già acquistato criptovalute, il 17 per cento si dichiara interessato a farlo in futuro, mentre il 58 per cento le conosce ma non è interessato a possederle, e solo il 13 per cento non le conosce affatto.

Su un fronte prettamente economico, gli investimenti totali nel settore hanno raggiunto un ammontare di 28 milioni di euro, circa 5 in più del 2020.

I comparti più attivi risultano essere quelli della finanza e delle assicurazioni che, insieme, coprono più o meno il 50 per cento del volume d’affari complessivo, seguiti a ruota dalla pubblica amministrazione (15 per cento), l'agroalimentare (11 per cento) e le utility (10 per cento).

"Il mondo blockchain continua ad attrarre l'interesse di istituzioni, aziende e media - afferma Valeria Portale, Direttore dell'Osservatorio milanese che ha firmato l’indagine -. Le criptovalute sono ormai diffuse anche tra gli attori tradizionali del mondo finanziario e dei pagamenti, che valutano di integrarle nell'offerta anche come forma di investimento. Sono esplosi gli Nft, che presto potranno essere sfruttati anche nel metaverso. Sempre più aziende, insomma, si stanno avvicinando alla tokenized economy, in cui prodotti, asset finanziari e digitali verranno scambiati sotto forma di token. E molte stanno lanciando progetti basati piattaforme DLT e smart contract. In questo scenario, la blockchain si sta affermando come la tecnologia che guiderà la nuova evoluzione di Internet, il Web3".

Una forte spinta dal Web di domani 

Sarà quindi soprattutto quest’ultimo, il Web decentralizzato del futuro, a spingere verso l’alto l’economia del settore, grazie alla capacità insita nella tecnologia blockchain di implementare l'infrastruttura che abilita nuove soluzioni di business indipendenti, spesso basate su applicazioni decentralizzate (le cosiddette DApp) o gli Nft, token unici che rappresentano una proprietà privata digitale.

A livello internazionale, i progetti implementativi sviluppati in questo ambito sono ancora pochi (solo 71, il 10 per cento del totale), ma la crescita del 382 per cento in un anno lascia intuire grandi prospettive. E, considerando le principali piattaforme permissionless, sono già oltre 8 mila nel mondo le Dapp sviluppate da start-up", si legge ancora nella ricerca dell’osservatorio milanese.

“Le community più innovative e i nuovi progetti si stanno spostando verso modelli di business decentralizzati e disintermediati, continuando a sviluppare il mondo delle DApp - prosegue Francesco Bruschi, Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. E il valore della decentralizzazione è sempre più chiaro anche alle istituzioni internazionali: in Europa, prosegue l’evoluzione dell’European Blockchain Services Infrastructure, mentre le Banche Centrali, in risposta alla crescita delle Stablecoin, hanno ormai sdoganato queste tecnologie come soluzioni utilizzabili per l’emissione delle proprie valute digitali, le CBDC”.

Soluzioni diversificate 

Sebbene la tecnologia sia nata per permettere lo scambio di valore peer-to-peer in assenza di intermediari, l’utilizzo della blockchain si è ormai diversificato a molte applicazioni. Innanzitutto, quelle basate sullo scambio di valore del cosiddetto Internet of Value (criptovalute, stablecoin e CBDC, le monete virtuali promosse dalle banche centrali). 

A livello internazionale, i progetti di Internet of Value censiti ad oggi sono complessivamente 180, il 24 per cento del totale, e nel 2021 evidenziano una crescita del 85 per cento rispetto al 2020. È stato un anno di maturazione per le criptovalute, con l’arrivo di Coinbase sul mercato azionario, l’attenzione delle istituzioni e grandi aziende su stablecoin e CBDC. E si è mossa anche la regolamentazione dei crypto-asset, con la proposta del Markets in Crypto-Assets regulation (MiCAr) presentata dalla Commissione Europea.

“Il pieno sviluppo dell’Internet of Value in una chiara cornice normativa è un passo fondamentale per poter sviluppare il Web3 - afferma, infine, Valeria Portale -. La possibilità di avere il cash on chain, ovvero forme di moneta legalmente riconosciute utilizzabili su piattaforme blockchain, è uno degli scogli per progetti basato interamente su blockchain che invece oggi devono ancora ricorrere a forme di moneta tradizionali”.

Un secondo ambito di applicazione è quello dei progetti in cui i processi di business tradizionali vengono replicati utilizzando tecnologie blockchain. A livello internazionale si contano circa 500 progetti implementativi sviluppati da aziende e pubbliche amministrazioni (il 67 per cento del totale censito dal 2016) e nel 2021 hanno registrato un calo del 19 per cento.

Oggi la maggior parte delle aziende “tradizionali” si concentra sullo sviluppo di queste soluzioni, con obiettivi differenti. Il 37 per cento utilizza strumenti di timestamping, basati sull’immutabilità del registro blockchain, per una maggiore verificabilità dei dati. Il 59 per cento ha creato piattaforme per il coordinamento nelle relazioni multi-attore. Solo il 4 per cento ha sfruttato a pieno anche la programmabilità portando processi complessi on-chain. Si registra un lieve rallentamento dei progetti di ecosistema dovuto alla difficoltà nella creazione di accordi tra tutti gli attori coinvolti.


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