Aumentare le fonti di finanziamento per le startup non solo come necessità ma come opportunità per un mercato più efficiente

Edoardo Reggiani 10/12/2021

In un recente articolo del Financial Times si racconta come sempre più operatori privati (family office e HNWI) si stiano affacciando sul segmento del venture capital per diversificare i propri portafogli facendo quindi concorrenza, in termini di deal-flow, ai fondi “tradizionali” e mettendo a disposizione dei founder sempre più strumenti per raccogliere capitale in tutte le fasi di sviluppo.

Non solo vc storici come Sequoia stanno rivedendo i propri modelli di investimento ma l’ingresso di nuovi soggetti (istituzionali e non) nel segmento sta aumentando, ulteriormente, la competizione per “accaparrarsi” i deal migliori. Tutto questo in un mercato, a livello globale, che continua a crescere con 264 miliardi di dollari investiti nel 1° semestre 2021 (x2.3 rispetto allo stesso periodo del 2020, fonte dealroom.co).

In Italia, nonostante il mercato sia ancora poco maturo rispetto a quelli di altri Paesi, iniziamo a vedere segnali incoraggianti. Gli investimenti in startup nel corso del 2021 sono più che raddoppiati (1,461 miliardi di euro contro i 669 milioni del 2020) superando finalmente la soglia psicologica del miliardo. Questo è quanto emerge da un’analisi dell’osservatorio Startup Hi-tech della School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp.

I driver che stanno spingendo la crescita sono diversi: dal maggior intervento pubblico grazie all’attività di CdP (presente in sempre più deal grazie ai suoi diversi fondi) alla nascita di nuovi operatori di vc domestici e lancio di nuovi fondi da parte di quelli esistenti, fino alla sempre maggiore - anche se ancora moderata - presenza di operatori esteri in round di startup italiane.

Anche l’equity crowdfunding continua la sua crescita nel 2021, superando i 200 milioni di euro raccolti nel biennio 2020/2021, e dimostrando che può giocare un ruolo molto importante nei prossimi anni.

Oltre alla capacità di dare una risposta alle startup in determinate fasi di sviluppo oggi poco presidiate da altri player, due sono gli elementi che possono far prevedere un’ulteriore crescita del segmento crowdinvesting e quindi un maggior supporto ai founder in termini di raccolta di capitali:

  • l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sul crowdfunding che andrà ad ampliare il mercato favorendo l’accesso a startup italiane per investitori esteri e viceversa, oltre che ad aumentare la concorrenza tra gli operatori, con un beneficio sia per gli investitori, in termini di qualità del servizio, sia per i founder.
  • il sempre maggior coinvolgimento di wealthy individuals e family offices nei round di crowdinvesting.

Se gli effetti del nuovo regolamento si vedranno tra diversi mesi, tra tempi tecnici di recepimento da parte dei regolatori nazionali e dinamiche di mercato, l’effetto dell’ingresso nelle raccolte tramite i portali di wealthy individuals lo si sta già vedendo da un paio d’anni. Questa dinamica, che vede quindi i round di crowdinvesting non solo come strumento di engagement per micro investitori e stakeholders delle startup, ma come un vero e proprio strumento digitale per la diversificazione di portafogli di investimento rilevanti, è resa possibile oggi dalla collaborazione sempre più stretta di player finanziari tradizionali, quali banche e gestori, con i portali.

Diversi, anche se non ancora sufficienti, gli esempi sul mercato, tra cui lo strumento creato da BacktoWork, Intesa Sanpaolo Innovation Center ed Intesa Sanpaolo private Banking, che permette oggi a scaleup di raccogliere, tramite la nostra piattaforma, round tra i 4 e gli 8 milioni coinvolgendo centinaia di investitori HNWI riuniti in un veicolo di investimento ad hoc (senza particolari diritti di governace).

L’opportunità sia per i portali ma anche per i player finanziari tradizionali è molto interessante: rispondere alle esigenze dei founder in termini di strumenti a disposizione per la raccolta di capitali, ma anche rispondere alle esigenze di nuovi soggetti che sempre più guardano con interesse a questo segmento per diversificare i propri portafogli.

Il 2022 sarà un anno cruciale per il consolidamento dell’Equity Crowdfunding e se il mercato saprà coglierla al meglio, sicuramente a beneficiarne sarà tutto l’ecosistema.


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