È arrivata la ripresa, e questa volta è reale. Dobbiamo approfittarne

Gianni Balduzzi 18/06/2021

I numeri degli istituti di statistica per una volta non sembrano essere così freddi, distanti, e, come così spesso è accaduto negli ultimi anni, un po’ deprimenti. 

Soprattutto dal lato dell’economia reale, delle imprese, comincia a emergere la luce. I dati sul fatturato dell’industria per esempio sono inequivocabili e molto positivi. Secondo l’Istat se poniamo uguale a 100 il livello medio del 2015 a marzo 2021 si è arrivati a 109,8. Si tratta di un ritorno quasi ai livelli pre-pandemici, del gennaio 2020, quando il fatturato toccò quota 110. È stato recuperato il crollo che nell’aprile dell’anno scorso lo aveva portato quasi a dimezzarsi raggiungendo un valore del 57% di quello del 2015. La ripresa che pure era seguita era stata effimera. Dopo agosto vi era stato un nuovo calo autunnale, seppur molto più moderato, in occasione della seconda ondata della pandemia, ma da dicembre 2020 nonostante la prosecuzione dell’emergenza il sistema produttivo è riuscito a non fermarsi e anzi ha potuto incrementare le vendite.

Il mercato interno cresce come quello estero

Per lunghissimo tempo fino a oggi le nostre industrie hanno goduto di migliori performance nei mercati esteri che in quelli italiani. Il trend delle esportazioni, trainato dalla globalizzazione e dal fatto che gran parte dei Paesi crescevano più di noi, è stato positivo e ci ha salvato anche nei periodi più duri. Ma mostrava anche come la nostra economia fosse più lenta e rimanesse sempre in ritardo rispetto a quella del resto del mondo occidentale.

Uno dei dati economici più positivi di questi ultimi mesi riguarda invece il fatto che il fatturato dell’industria risulta in risalita pressoché allo stesso modo sui mercati interni come in quelli esteri. Questo perlomeno a marzo, quando sul mercato italiano ha superato il livello di gennaio 2020, mese in cui invece come in tutto il 2019 il fatturato interno era di quasi 5 punti inferiore a quello estero, sempre se consideriamo il valore del 2015 uguale a 100. 

I beni durevoli guidano il rimbalzo dell’industria

Come è facile immaginare nell’ambito industriale sono i beni di consumo durevoli che segnano il rimbalzo del mercato. In marzo il fatturato in questo segmento era a quota 124 (sempre con 2015=100), circa lo stesso livello di gennaio e febbraio in realtà. 

Si tratta evidentemente di quegli acquisti progettati, in gran parte non voluttuari, che per lunghi mesi sono stati rimandati se non fisicamente impediti, e che gli italiani si sono decisi a fare successivamente. Dagli elettrodomestici alle auto e alle bici, che del resto hanno anche goduto di incentivi governativi.

È del resto dall’estate del 2020 che  in questo ambito i fatturati sono più alti che nei mesi precedenti alla pandemia. Significa che non vi è solo un effetto rimbalzo, ma una ripresa vera e propria, tanto più che anche in questo caso il mercato estero e quello interno hanno dinamiche molto simili

Buone conferme vengono anche dal fatturato nell’ambito di alcuni beni che tradizionalmente sono protagonisti del nostro export, quelli strumentali. E qui anzi si apprezza ancora meglio il cambiamento avvenuto. 

Prima della pandemia infatti sul mercato estero il fatturato era del 17,7% superiore ai livelli medi del 2015, e questi numeri contrastavano nettamente con quelli del mercato interno, dove invece superava solo del 9,3% quello del 2015, ma agli inizi del 2021 la situazione si è ribaltata. Le vendite di beni strumentali sono cresciute fino a essere sul mercato italiano di 10 punti percentuali maggiori di quelle verso l’estero. 

Ora tocca ai beni di consumo non durevoli e ai servizi riguadagnare terreno

A rimanere ancora indietro rispetto al periodo pre-pandemico sono i beni di consumo non durevoli, quelli che si acquistano tutti i giorni. L’esempio più classico è il cibo o anche alcuni beni voluttuari. Che spesso si vendono al dettaglio. Ma se il comparto alimentare in realtà sta reagendo bene, e del resto è quello che meno ha risentito della crisi dei consumi, tutto il resto del commercio non a caso è ancora in difficoltà. 

Quello di beni non alimentari nella primavera del 2021 era ancora indietro di circa 6 punti rispetto al livello del 2015 e di 7 rispetto a quello dell’inizio del 2020. E questo fa il paio con il fatturato delle industrie che alcuni di questi beni producono, quelli non durevoli, appunto, che rimaneva nel mese di marzo 2021 inferiore di circa il 7% rispetto al periodo pre-pandemico, e del 9% se consideriamo il mercato interno. 

Lo stesso calo era ancora presente nel fatturato dei servizi nel primo trimestre di quest’anno, se confrontato con l’ultimo del 2019, tanto da risultare inferiore a quello di riferimento del 2015. A trascinare in basso le statistiche, manco a dirlo, i servizi di alloggio e ristorazione.

La fiducia delle imprese ora dovrà diventare quella dei consumatori

Chiaramente si dovrà aspettare la ripresa anche dell’occupazione per vedere un impatto sui consumi, su tutti i consumi. È un tipo di ripresa che normalmente arriva dopo, per ultima, e segue quella delle imprese. E questa crisi, pur così atipica per altri versi, non fa eccezione. Sono le aziende quelle che ne stanno uscendo prima, spinte anche da una buona dose di fiducia, che nel caso di quelle manifatturiere e delle costruzioni ha raggiunto in maggio il livello massimo degli ultimi tre anni, mentre guarda caso rimane sotto il livello pre-pandemico nell’ambito delle aziende di servizi e del commercio. 

L’industria ha probabilmente fiducia nello stimolo che verrà dagli investimenti di Next Generation Eu, che dovrebbe beneficiare il tessuto produttivo italiano, incluso il settore dell’edilizia, da moltissimo tempo in stagnazione. 

La speranza ora è che tutto ciò si possa tradurre in un aumento di produttività e di margini, che poi si ripercuotano anche in assunzioni e creazione di posti di lavoro più remunerativi perché in ambiti a maggiore valore aggiunto. Solo questi nel lungo periodo possono veramente generare consumi, visto che l’assistenza pubblica ha un limite fisiologico che nel nostro caso è l’altissimo debito pubblico.

Per ora i consumatori sembrano ben disposti, anche la loro fiducia ha vissuto un balzo questa primavera. Quella nel clima economico futuro è tornata ai livelli del 2018. È una fiducia che aiuterà a trasformare in consumi i risparmi, così tanto lievitati durante la crisi. Anche se ancora prima di consumi o risparmi a monte dovranno essere prodotti nuovi redditi. Ed è questa la sfida in cui le imprese italiane ancora una volta si stanno cimentando

 


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