Alessandro Galaverna (Caprari) e Mauro Bazzini (SIDI Group): prodotto competitivo e sistemi informativi avanzati i fattori indispensabili per sbarcare sui mercati esteri

Gianni Balduzzi 05/11/2021

In questa occasione per la prima volta la nostra intervista è doppia. Abbiamo incontrato insieme Alessandro Galaverna, CIO di Caprari, azienda italiana di Modena leader nella produzione di pompe ed elettropompe centrifughe e nella creazione di soluzioni avanzate per la gestione del ciclo integrale dell'acqua, e Mauro Bazzini, General Manager di SIDI Group, leader, invece ,nell’ambito dei sistemi informativi e della Digital Transformation, che proprio con imprese come Caprari collabora per renderle sempre più innovative e preparate a gestire il cambiamento.

Abbiamo parlato dell’esperienza dell’azienda emiliana sui mercati internazionali e di come sia decisiva l’adozione di soluzioni digitali per poter meglio penetrare i mercati esteri.

Dottor Galaverna, buongiorno, come prima cosa vorrei chiederle quali sono le caratteristiche delle aziende italiane come Caprari che potremmo definire “multinazionali tascabili” e che riescono a penetrare i mercati esteri sia dal punto di vista commerciale che produttivo?

[Galaverna] Gli elementi fondamentali sono due: l’uomo e il prodotto. Ovvero un’organizzazione aziendale orientata proprio allo sviluppo internazionale e un prodotto di qualità. Che rispetto a quello di grandi multinazionali copre, se vogliamo, un’area di nicchia, come quella delle elettropompe sommerse, sia di superficie, che di profondità. 

Un prodotto che così, grazie alle proprie caratteristiche e alla voglia di andare ad esplorare nuovi mercati, riesce a reggere la competizione internazionale.

Parliamo quindi del vantaggio della specializzazione

[Galaverna] Direi anche del marchio, avere un prodotto con un marchio valido, riconosciuto, che si unisce alla capacità di costruire piccole subsidiary, prevalentemente commerciali, che coprono i vari mercati. Questa è un’azione di network che dipende dalle capacità e qualità professionali Non c’è una ricetta particolare, un ingrediente c’è la voglia di fare.

Quali sono le sfide che voi e altre aziende come la vostra incontrano andando all’estero, quali i problemi che si trovano a risolvere?

[Galaverna] Credo che per tutte le aziende, la prima sfida sia comprendere il contesto locale in cui ci si muove, che è diverso da quello italiano, quindi è indispensabile avere un approccio multiculturale al mercato. Il modo di fare business, ad esempio, in Spagna è nettamente diverso da quello in uso in Italia.  

Voi siete presenti soprattutto commercialmente in Cina e a livello produttivo in Turchia

[Galaverna] Ecco, per esempio produrre in Cina non è così semplice come in altri Stati, e da qui la scelta di portare lì componenti da assemblare piuttosto che produrre direttamente l°. A questo proposito un altro elemento importante quando si va all’estero è la flessibilità, capire che non necessariamente quello che si progetta a tavolino riesce immediatamente una volta che si è sul posto. Bisogna essere capaci ad adattarsi a una realtà che ha complessità diverse rispetto ad altre zone geografiche. 

Poi è essenziale anche il time to market, che dipende dalla possibilità di ricevere dati ed elaborare informazioni utili al business. E in questo,  gli strumenti digitali hanno un ruolo fondamentale.

Parliamo di sistema Paese. Le istituzioni e gli organismi pubblici, in particolare quelli che si occupano di commercio, vi hanno aiutato, hanno assistito le aziende che sono andate all’estero? Cosa potrebbero fare in più?

[Galaverna] Per quanto ci riguarda non vi è stata nessuna opera di assistenza, non l’abbiamo neanche richiesta. Devo dire che la nostra azione è stata completamente autonoma, ed è dipesa dalla nostra capacità di fare network e creare contatti. E mi sento di aggiungere anche che non ho visto in altre aziende simili alle nostre, una domanda di intervento governativo.

È interessante, perché spesso si sentono critiche al fatto che dietro le imprese italiane che vanno all’estero non è presente un sistema Paese che le sostenga come avviene per esempio per quelle francesi o tedesche

[Galaverna] Io credo che questo sia un tema che si pone soprattutto per il settore alimentare, o per quello della moda, entrambi sinonimo del Made in Italy e in cui è coinvolta l’immagine di un Paese come l’Italia. In quel caso i rapporti con il settore pubblico sono più fitti, meno nel caso di aziende medie che si occupano di prodotti ingegneristici come la nostra. Ad ogni modo, i contatti con l’ambasciata e la Camera di Commercio italiana ci sono, una volta approdati in un Paese, come la Cina per esempio, ma non prima. 

Secondo lei quali interventi, incentivi, facilitazioni le istituzioni potrebbero mettere in atto per favorire realtà come la vostra nel penetrare i mercati esteri?

[Galaverna] Un campo di intervento in cui si potrebbe fare di più è l’assistenza alle imprese italiane nella comprensione delle caratteristiche del Paese in cui si opera, della sua legislazione, di come muta. In Cina, per esempio, è cambiata la legge sulla privacy, e l’abbiamo saputo da un vendor, e certamente qui un’attività informativa da parte dell’ambasciata o dell’Ice sarebbe risultata utile. 

Come ultima domanda, gliene farei una che facciamo a tutti, cosa è cambiato nel vostro lavoro in questo anno e mezzo e più di Covid, avete in qualche modo cambiato il vostro modo di agire?

[Galaverna] Di agire no, se escludiamo ovviamente una drastica riduzione dei viaggi, e un deciso aumento dell’utilizzo di piattaforme digitali, assieme all’adozione massiccia dello smart working ove possibile. 

Il cambiamento più visibile è stato un’ impennata sui costi delle materie prime, di cui tutti stiamo facendo esperienza. Il prezzo dei materiali metallici è cresciuto del 40-60%, quello dei container dalla Cina di 7 volte tanto. Gli aumentati costi di trasporto non possiamo riversarli completamente sul cliente, e vanno quindi ad erodere i margini di guadagno. Ma questo è un tema che in generale si pone per tutti coloro che hanno a che fare con le supply chain. Che credo dovranno essere riviste in futuro. Probabilmente, dovrà essere rivisto il paradigma della globalizzazione a tutti i costi.

La ringrazio molto, dottor Galaverna, e buon lavoro

[Galaverna] Grazie a voi

Buongiorno dottor Bazzini, a lei vorrei chiedere innanzitutto quanto è cruciale per aziende manifatturiere e non solo dei servizi, avere sistemi informativi aggiornati, soprattutto se si agisce al di fuori dall’Italia

[Bazzini] La risposta sintetica? È fondamentale. Ad oggi si tratta di un must se si vuole competere sul mercato globale. Noi come provider di servizi per la digital transformation già 25 anni fa avevamo fatto la scelta di lavorare con SAP, ritenendo fosse una delle migliori soluzioni gestionali sul mercato. Scommessa vinta in quanto SAP possiede un panel di soluzioni adatte alle aziende che vogliono innovare con ampia scalabilità i propri processi aziendali ponendo così le basi per cogliere le opportunità future.

Supportare clienti come Caprari vuol dire poter fornire know-how tecnologico e di processo per aiutare la fase di progettazione e poi di implementazione progettuale, sia per la componente Finance, che per le Operations fino ad arrivare alla Supply Chain. Avere piena visibilità sulle loro attività di Finanza e Controllo, è cruciale, e grazie a soluzioni di Business Analytics, ad esempio, i processi core dell’azienda vengono snelliti e resi compliance tra le varie aree aziendali e sedi dislocate. Soluzioni di questo tipo diventano indispensabili per le aziende in crescita che vogliono migliorare l’efficienza organizzativa integrando le best practice di settore nei loro processi interni.

Per le aziende internazionali è importante adottare soluzioni globali nel campo dei servizi informativi perché questo consente di integrare in un unico ERP processi di diverse aziende, facilitando al massimo lo scambio di dati tra una e l’altra. Utilizzando tali strumenti diffusi in tutto il mondo il partner tecnologico e l’azienda hanno la possibilità, al bisogno, di trovare competenze su questi sistemi anche nel Paese in cui l’azienda cliente va a installare un nuovo impianto oppure a creare una nuova filiale.

Si è visto come durante la pandemia, chi aveva implementato la stessa soluzione dell’headquarter italiano, dall’altra parte del mondo, abbia proseguito l’operatività anche in caso di difficoltà inattese in un determinato Paese.

Lei ha citato la pandemia, che impatto hanno avuto i sistemi informativi come quelli che fornite in questo periodo?

[Bazzini] Le aziende che avevano già adottato soluzioni avanzate in precedenza e avevano già avviato processi di trasformazioni radicali come Caprari si sono trovate pronte, se mai ci si può definire pronte in casi del genere. Certamente hanno avuto a disposizione un'infrastruttura, un “backbone” tale che, anche dovendo lavorare tutti in modalità remota e in smart working, per esempio, hanno potuto portare avanti le proprie attività senza mai fermarsi.

Chi non era pronto ha dovuto inseguire, si è trovato in difficoltà. Direi che la trasformazione digitale non è solo un abilitatore del cambiamento e dell’innovazione, ma anche uno strumento di sicurezza, come si è dimostrato nell’ultimo anno e mezzo.

Lei prevede che per il futuro l’aumentato interesse per l’adozione di sistemi informativi possa venire meno con il ritorno alla normalità o rimanga alto? 

[Bazzini] Personalmente ritengo che l'interesse rimarrà forte. Si è creata una maggiore consapevolezza che se non si innova non si può competere sul mercato globale. Ci sono mercati come quelli africani che sono destinati ad esplodere. 

Anche per questo noi stessi abbiamo aperto una sede nell’Africa subsahariana.

Questi nuovi mercati potranno penetrarli solo imprese attrezzate da un punto di vista tecnologico per pianificare, gestire e organizzare i flussi di mezzi e di persone in modo agile in tutto il mondo. 

Grazie dottor Bazzini, e buon lavoro

[Bazzini] Grazie a voi


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