Carla Masperi (SAP): l'innovazione di processo è indispensabile per rendere le imprese più sostenibili

Gianni Balduzzi 17/09/2021

Dopo avere approfondito la conoscenza del mercato IT in Reply e Ibm ed essere stata CIO dell'Ospedale San Raffaele, nel 2013 Carla Masperi è approdata in SAP, dove da 7 anni è Chief Operating Officer e responsabile per lo sviluppo del business e delle sales operation per Italia e Grecia.

In un momento cruciale come questo nell’ambito della transizione digitale, abbiamo voluto incontrare uno dei manager più vicina a questi temi per capire meglio come stanno mutando il mercato e le sue esigenze

Buongiorno dottoressa Masperi, e grazie per avere acconsentito a questo incontro. Voi collaborate con un grande numero di imprese di ogni dimensione. In base a quello che avete osservato come è cambiato l’approccio alla digitalizzazione negli ultimi anni e in particolare nell’ultimo?

Come già si è sentito dire molto la pandemia è stato un elemento di forte accelerazione per quanto riguarda la digitalizzazione. Anche se naturalmente processi di digital transformation erano già in atto da diversi anni. Diciamo che la crisi da Covid-19 ha messo in luce quali fossero i limiti delle aziende poco digitalizzate e di alcuni settori. Ad esempio quello pubblico, dove lo smart working non era una prassi comune e che è stato adottato in tempi rapidi, avviando all’interno degli enti pubblici una forte digitalizzazione di processi e cultura.

E penso poi all’e-commerce, che prima della pandemia era una componente importante per molti settori, ma per alcuni, come il grocery, rappresentava solo qualche punto percentuale del proprio fatturato. Con la pandemia il peso dell’e-commerce è passato da poche unità a decine di punti percentuali. Le aziende hanno quindi toccato con mano che non basta avere un sito internet di e-commerce, ma occorre avere nel proprio back end delle soluzioni software solide per sviluppare una supply chain adeguata. Perchè non è sufficiente permettere al proprio cliente di effettuare facilmente un ordine di acquisto online, ma bisogna anche saper consegnare il prodotto ordinato nei tempi giusti.

Le imprese hanno capito quanto profondo fosse il bisogno di essere digitali.

Per noi è stato un momento privilegiato per far comprendere al mercato quanto le soluzioni che proponiamo possano fare la differenza nella gestione efficace dei processi.

Un altro fatto positivo che abbiamo riscontrato è che negli ultimi due anni la maggior parte delle aziende, nonostante la crisi, non ha ridotto la propria spesa IT. Anzi alcuni settori hanno fatto registrare addirittura un aumento. 

Perchè prima capitava nelle occasioni di difficoltà, immagino

Certamente, nei momenti di difficoltà, e soprattutto se pensiamo al segmento delle aziende di medie dimensioni, questi investimenti venivano sacrificati magari a vantaggio di altri, come l’innovazione di prodotto. 

Invece quella di processo è un’area di investimento molto importante, perché tocca due aree: quello della digitalizzazione, di cui abbiamo detto, e quello della sostenibilità, che è molto attuale.

Un’azienda che vuole guardare al proprio futuro con ottimismo non può fare a meno di queste due componenti, che attivano un circolo virtuoso. Un’impresa più digitale diventa più sostenibile, e un’azienda sostenibile ha bisogno di essere digitale per rendere più trasparenti, fluidi ed efficaci i propri processi.

E oggi vediamo che non sono solo le aziende di grandi dimensioni ad essere attente a questi fattori, ma anche le PMI.

Infatti volevo chiederle esattamente ciò. Come il comportamento delle imprese è cambiato in base alle dimensioni e al settore?

Le aziende più sensibili oggi ad aumentare gli investimenti nel digitale e sostenibilità sono le aziende vicine al consumatore, come media o retail. 

Del resto oggi c’è una forte spinta sulle imprese ad assumere comportamenti più etici da parte dei consumatori stessi, che sono disposti a spendere di più per prodotti e servizi sostenibili, e anche da parte dei mercati dei capitali, che premiano le aziende che investono nella sostenibilità, in termini per esempio di capitalizzazione in Borsa e acquisto di obbligazioni. 

Dal nostro osservatorio, le aziende più toccate dalla pandemia, come quelle del settore travel, stanno assumendo un atteggiamento più prudente verso questi investimenti. 

Ma in generale tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione, oggi capiscono che il digitale può fare la differenza, anche perché il tema per ogni impresa è come aumentare la propria quota di mercato, recuperare posizioni e trovare un nuovo assetto in un’economia in cui molti equilibri sono cambiati.

Parlando anche con altri imprenditori e manager è emerso che anche la volatilità dell’economia nell’ultimo anno e mezzo ha avuto il suo impatto, e diventa strategico per le imprese possedere sistemi informativi che possano catturare il dato nel minor tempo possibile. Lo avete riscontrato anche voi?

È verissimo, e lo vediamo da due punti di vista. Uno è la crescita di nuovi clienti nel segmento della piccola e media azienda. Noi offriamo soluzioni e servizi che aiutano un’azienda a diventare “un’’impresa intelligente”, perchè fanno uso di tecnologie intelligenti come Artificial Intelligence, Machine Learning, Deep Learning e aiutano l’impresa a sfruttare il potere dei dati e ad avere accesso alle informazioni in tempo reale. 

È un tema importantissimo. In tutti i settori è sorta la necessità di rispondere alla volatilità dei mercati, e non basta più avere una reportistica che fotografi il presente, ma l’azienda più evoluta utilizza strumenti predittivi.  E’ in grado cioè di analizzare la domanda, per esempio anche attraverso l’ascolto dei social media, così da sapere se si deve approvvigionare di una determinata materia prima perché prevede che nel breve termine le esigenze dei suoi clienti cambieranno.

Il futuro che ci aspetta è più sofisticato, e c’è sempre più bisogno di sistemi informativi che consentano di produrre il prodotto giusto, al momento giusto, al prezzo giusto, ottimizzando al meglio i propri asset per diventare più profittevole e più sostenibile. 

SAP è una multinazionale diffusa in tutto il mondo. Quale è la differenza tra il mondo delle imprese italiane e straniere in base alla vostra esperienza?

L’impresa italiana rispetto ad altre, come quella francese, tedesca e ancora di più quella americana è mediamente più piccola. In Italia abbiamo circa 8 mila clienti, di cui l’80% è una PMI. Questo vuol dire che non siamo un partner solo per la grande azienda, ma che appunto siamo riusciti a entrare anche nei segmenti delle medie e piccole imprese perché il nostro prodotto ha una tale ricchezza funzionale che riesce a dare risposte a tutte anche a quelle che hanno bisogno di processi più flessibili.

Mentre in altri contesti, per esempio negli Usa, l’elemento più importante è la governance, ovvero poter avere un controllo preciso dall'headquarter e standardizzare i processi, nel caso delle aziende italiane si guarda molto alla flessibilità che un sistema informativo può offrire per venire incontro alle diverse necessità che il business pone. 

Tra i nostri clienti abbiamo diverse multinazionali “tascabili”, cioè aziende di media dimensione con attività commerciali soprattutto all’estero che cercano soluzioni software intelligenti che rispondano alle loro particolari esigenze gestionali, così da dedicare attenzione e risorse al proprio core business, come ad esempio l’innovazione di prodotto.

Per questo oggi l’azienda media sta particolarmente apprezzando la flessibilità offerta dalle soluzioni in cloud.

Lei è la prima manager donna che intervistiamo. Vorrei chiederle se oggi sia un po’ più facile fare carriera rispetto ad anni fa, se le cose sono cambiate o ci sono ancora molti ostacoli

Sicuramente c’è stato un miglioramento ma non possiamo dire di essere arrivati. Io ritengo di lavorare in un’azienda che pone molta attenzione su questo tema. Ad esempio, già durante la nostra fase di recruiting, nella shortlist per una nuova assunzione in SAP ci deve essere parità di genere.

Vorremmo arrivare nell’arco di pochi anni a un 50% di presenza femminile all’interno della nostra organizzazione.

Naturalmente il contesto di una multinazionale è oggi, lo ammetto, privilegiato. Al di fuori di esso in Italia le donne manager di alto profilo sono ancora poco presenti. Ma credo che la direzione che abbiamo intrapreso sia quella giusta. 

Grazie mille dottoressa Masperi

Grazie a voi


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