Riduzione dello spreco alimentare verso un mondo più green: i dati del 2020

Redazione BacktoWork 24/01/2021

Oltre che un aumento delle emissioni che vanno ad incrementare l’effetto serra ha provocato una perdita solo in Italia di 10 miliardi nel 2020. Si tratta dello spreco alimentare: come è possibile ridurlo e contribuire così alla tutela dell’ambiente?

Cos’è lo spreco alimentare

Secondo la Food and Agriculture Organization (FAO), vale a dire l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, si definisce spreco alimentare la perdita o il degrado di qualsiasi sostanza sana e commestibile destinata al consumo umano avvenuta in un punto della filiera agroalimentare. In particolare si differenzia dalla perdita alimentare in quanto lo spreco avviene nell’ultima parte della catena (distribuzione, vendita e consumo finale) e dipende da fattori comportamentali, mentre la prima durante le fasi di produzione agricola, dopo il raccolto e la trasformazione degli alimenti ed è invece legata a limiti logistici e infrastrutturali.

Stando ai dati raccolti dalla medesima agenzia lo spreco alimentare, che ogni anno riguarderebbe oltre un terzo del cibo prodotto, sembra concentrarsi maggiormente nei paesi ricchi. In quelli poco sviluppati o in via di sviluppo esso è quasi nullo e lascia spazio alle perdite durante le fasi intermedie di produzione e conservazione degli alimenti. Queste avvengono per lo più per il fatto che i raccolti vengono abbandonati a sé stessi o non lavorati a causa di sistemi di immagazzinamento poveri ma anche per la difficoltà, da parte degli agricoltori, di far giungere le proprie merci sul mercato.

L’impatto ambientale

Oltre a porre problemi di salute e giustizia sociale, sprecare cibo ha anche un impatto negativo sull’ambiente perché con esso vengono degradate anche le risorse utilizzate per produrlo, dall’energia all’acqua alla terra. Fabbricare più cibo di quanto ne viene consumato comporta infatti un’eccedenza nell’uso di combustibili da fonti fossili nelle fasi di coltivazione, allevamento, trasporto e lavorazione del cibo e dunque un risparmiabile danno all’ecosistema. Inoltre, i rifiuti alimentari nelle discariche producono gas che vanno ad incrementare l’effetto serra.

In termini di numeri si stima che a livello mondiale questi siano pari a 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente. Un quantitativo superiore solo a quello prodotto da Stati Uniti e Cina che porterebbe lo spreco, se fosse uno stato, al terzo posto tra i produttori di emissioni, con tutte le ripercussioni del caso anche a livello di cambiamenti climatici.

Al fine di ridurlo nel settembre 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è posta l’obiettivo, entro il 2030, di dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto.

I dati del 2020

Stando all’indagine Coldiretti/Ixè relativa agli sprechi e alle perdite alimentari in Italia nel 2020, la maggior parte dei cittadini (il 54%) ha diminuito o annullato gli sprechi alimentari. Diverse le strategie adottate, dal consumo del cibo avanzato, alla spesa a km 0, alla riduzione delle quantità di alimenti acquistati fino alla donazione in beneficienza dei prodotti non consumati. A facilitare questa pratica vi è la Legge Gadda, approvata nel 2016, che ha l’obiettivo di limitare gli sprechi semplificando la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici ai fini di solidarietà sociale.

A ciò si aggiunge anche una maggior consapevolezza dei cittadini sul tema, tanto che il 66% del campione preso in esame è conscio della connessione tra spreco alimentare, salute dell’ambiente e salute dell’uomo e il 36% sa che la modalità di acquisto del cibo impatta significativamente sulla propria salute.  

Va però constatato che in termini numerici lo spreco rimane comunque alto e ammonta a 36 kg all’anno pro capite. Ogni nucleo familiare ogni settimana getterebbe cibo per 4,91 euro, per un totale di 6,5 miliardi all’anno sul territorio nazionale. Una cifra in diminuzione del 25% rispetto al 2019 stando al Rapporto 2020 realizzato dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market, secondo cui nell’anno precedente lo spreco alimentare ammontava a 8,4 miliardi di euro.  

Se al cibo non consumato a livello domestico si aggiungono gli sprechi che avvengono prima che esso giunga nelle case, vale a dire durante la produzione e la distribuzione, il costo complessivo si alza a 10 miliardi di euro.

Cosa fare per ridurre lo spreco alimentare

Numeri che rendono sempre più urgente la necessità di ridurre lo spreco alimentare. Sono diverse le strategie per adempiere a questo obiettivo e contribuire così alla tutela dell’ambiente, da portare avanti sia a livello personale che statale. Tra le prime rientrano una maggior attenzione alla data di scadenza, un acquisto dei beni alimentari proporzionato al consumo ma anche una maggior attitudine a conservare il cibo avanzato. Per questo può essere d’aiuto Beeopak, una pellicola alimentare ecologica in tessuto di cotone imbevuto di una miscela naturale a base di cera d’api biologica. Sviluppata dall’omonima startup torinese nata nel 2019, essa permette di conservare i cibi freschi a lungo anche più volte, dato che il tessuto è lavabile e riutilizzabile per un anno. Si tratta di uno strumento fabbricato esclusivamente con materie prime italiane di qualità, biologiche e a km 0.

Vi sono poi diverse iniziative portate avanti a livello mondiale e nazionale da molte organizzazioni che puntano a ridistribuire i prodotti non consumati. Una di esse è per esempio la Fondazione Italiana Banco Alimentare che si occupa di raccogliere da industria, distribuzione e ristorazione i prodotti alimentari ancora commestibili ma non vendibili e di trasformarli in aiuti alimentari per i più bisognosi. Si tratta di un soggetto che, oltre a contribuire nella pratica a diminuire gli sprechi, realizza anche studi e rapporti sulla povertà alimentare in Italia.

Un’altra strategia per ridurre gli sprechi è quella di investire su campagne di sensibilizzazione (come la campagna Spreco Zero promossa da Last Minute Market) ma anche, da parte delle catene di distribuzione, quella di mettere a disposizione le proprie eccedenze alimentari. Alcune aziende poi commercializzano a prezzi scontati prodotti alimentari vicini alla data di scadenza consigliata e consentono anche ai privati di mettere a disposizione il loro cibo in più. Anche la ristorazione sta contribuendo a eliminare quanto più possibile gli sprechi permettendo ai clienti che non consumano tutto il pasto di poterne portare a casa gli avanzi.


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