Ecco perché Elon Musk ha acquisito Twitter

Redazione BacktoWork 04/05/2022

È stata la volontà di portare una delle merci più preziose dell’era digitale nella sua costellazione di aziende a spingere l’imprenditore a investire qualche decina di miliardi di dollari per la piattaforma

Perché Elon Musk ha comprato Twitter? E come cambierà il social network? Sono le due grandi domande che hanno cominciato a circolare in lungo e in largo sui media all’indomani dell’annuncio di una delle più clamorose operazioni della recente fase dell’era digitale. 

Secondo le cifre più aggiornate, Twitter, passata di mano per 44 miliardi di dollari, oggi conta 217 milioni di utenti giornalieri attivi che trascorrono sulla piattaforma tre minuti e mezzo a sessione per un fatturato complessivo di 5 miliardi di dollari che, secondo le stime, dovrebbero arrivare a 7,5 miliardi entro la fine del prossimo biennio. Le previsioni sono in crescita anche sul fronte della customer base che, sempre entro il 2023 dovrebbe arrivare a 315 milioni di iscritti.

Tre business, tanti dati

Qui, nell’enorme quantità di dati generati dal social sta la risposta alla domanda sui motivi dell’acquisizione. Musk punta, cioè, ad avere a disposizione una straordinaria e sterminata repository di informazioni che possano essere utili anche agli altri suoi business.

Dobbiamo, infatti, ricordare che il tycoon sudafricano è il pivot di una multinazionale che si sviluppa su tre diversi business, tutti ben consolidati e tutti in grande espansione.

Il primo è rappresentato da Tesla, il gruppo automobilistico che ha fondato da zero nel 2003 e che oggi fattura oltre 30 miliardi di dollari. 

Tra le altre cose, le vetture elettriche di Tesla sono tra le più avanzate nell’ambito della guida autonoma, un contesto nel quale avere a disposizione un bacino di utenza trasversale con il relativo dataset può essere una grande opportunità per sviluppare tali sistemi. Senza contare che, quegli stessi utenti, saranno anche potenziali consumatori e acquirenti della vetture Tesla.

Poi c’è SpaceX, costituita un anno prima con l'obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell'accesso allo spazio e permettere la colonizzazione di Marte. La punta di diamante dell’azienda è Starlink, che comprende anche diverse migliaia di satelliti deputati anche a mappare ogni angolo del pianeta per ricavare informazioni, che potranno poi essere incrociate con quelle degli utenti.

La terza venture di Musk si chiama Neuralink ed è una start-up tecnologica impegnata nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla neurologia e alla microbiologia, che lavora a impiantare chip nel cervello umano per creare una sorta di “cognizione sovrumana” per aiutare le persone paralizzate o per avanzare nelle cure per l’autismo e la schizofrenia. Anche in questo caso, poter raccogliere e analizzare i dati comportamentali di una massa critica di individui così ampia può rivelarsi cruciale.

Il “polso” del Pianeta

E poi c’è una possibile altra motivazione. Anzi due, tra loro collegate: dobbiamo infatti ricordare che tra le decine di milioni di utenti ci sono anche milioni di giornalisti e operatori dei media più in generale attivi che utilizzano il social come medium privilegiato per diffondere informazioni e opinioni.

Pertanto, il poter dare in pasto la piattaforma a sofisticati strumenti di data analysis può sortire come output preziose informazioni per “leggere” orientamenti e tendenze in vari contesti, da quello economico alla politica, fino alla cultura, anche geolocalizzate su specifiche aree del pianeta.


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