innovation economy retail & e-Commerce

Luciano Cimmino: "Le aziende devono accelerare sull'e-commerce"

Gianni Balduzzi 07/08/2020

Pochi come Luciano Cimmino nel mondo dell’impresa italiano possono vantare l’esperienza e la conoscenza del mercato fashion che ha l’imprenditore napoletano dopo decenni di lavoro in cui ha contribuito a fondare il marchi del calibro di Original Marines prima e Carpisa e Yamamay, dopo.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per aiutarci a decifrare questo momento complesso, sentire i suoi commenti su quanto sta accadendo nel suo mondo, ma non solo. 

Grazie dell’opportunità cavalier Cimmino, dal suo punto di osservazione cosa ci può dire dell’effetto che questa crisi sta avendo sulle aziende italiane, piccole e medie ma anche grandi? Come le sta trasformando?

La scossa è stata così violenta che tutte le aziende subiscono conseguenze, non solo le più piccole, ma anche le grandi. E’ più una questione di settore. Per esempio quello della produzione alimentare, se è inserito nella grande catena distributiva, soffre meno.

C’è infatti un discorso un po’ fuorviante che è stato fatto, anche da parte del governo, sulla distinzione tra aziende piccole e grosse. Ha più volte sottolineato che certo provvedimenti erano destinati solo alle pmi e non alle aziende sopra i 5 milioni di fatturato. Se in alcuni casi si può concordare in molti non si capisce il perchè di tali differenze. Prendiamo il discorso delle locazioni commerciali, in cui sono state favorite solo le piccole e medie aziende mentre anche molte grandi imprese come le nostre sono locatarie di moltissimi negozi. Non è stata data una spiegazione sulla ratio usata. 

E’ d’accordo con chi dice che questa crisi aumenta la disuguaglianze anche tra imprese, con quelle più “leggere” e digitali che vincono su quelle tradizionali?

Certamente chi ha investito di più per esempio sull’e-commerce ha avuto dei vantaggi, e gode dell’accelerazione fortissima che c’è stata in questi mesi dal lato del commercio digitale.

Ha ragione chi dice che ora i negozi ora diventeranno dei generatori di esperienza e non solo dei rivenditori. Entrarvi dovrà essere appunto un’esperienza, e non solo un'occasione per un acquisto (essendo questo possibile anche on line) e su questo si dovrà puntare.

C’è poi un’accelerazione forte verso una maggiore sostenibilità finanziaria. I processi già in corso verso questa direzione e che andavano un po’ a rilento, ora saranno velocizzati, e l’ecommerce fa parte di questi.

In base alla sua esperienza anche internazionale le aziende italiane stanno soffrendo più di quelle di altri Paesi europei?

E’ difficile dirlo. La situazione è molto frammentata. Perchè ci sono provvedimenti a livello internazionale a macchia di leopardo, e per chi come noi ha negozi in vari Paesi è difficile raccapezzarsi. C’è sicuramente sofferenza su tutti i mercati. Per esempio io sono rimasto impressionato dal fallimento di Brooks Brothers, una notizia un po’ scioccante sapere che un marchio così importante, uno dei principali player nel nostro mercato, si ritrovi in poco tempo in queste condizioni.

Visto che parliamo di destini e parabole di imprese, che consigli si sentirebbe di dare a un piccolo imprenditore agli inizi e che ha magari appena fondato una startup?

Chi è agli inizi e non ha ancora affrontato investimenti importanti dovrebbe prestare molta attenzione alla digitalizzazione e in particolare all’e-commerce se parliamo di distribuzione. 

In questo momento costruire “impalcature old style” che includano negozi e presenza sul territorio va fatto con molta cautela. Certo, non è facile, perchè si deve passare attraverso filtri importanti a livello di e-commerce, e c’è chi, come Moncler, ha deciso di abbandonare le piattaforme esterne e di investire su un proprio canale. Forse sta anticipando una mossa che poi faranno anche altri. A questo proposito è importante osservare le azioni o gli errori che gli altri commettono per agire di conseguenza.

A questo proposito quale pensa siano stati gli errori che le aziende italiane hanno commesso maggiormente negli anni?

Forse non c’è stata una spinta forte e decisa proprio verso e-commercio e digitalizzazione, quello che ci dicevamo all’inizio, quegli aspetti su cui ora c’è un’accelerazione per portarci al livello delle aziende europee.

Ci sono cose che possono fare le aziende e quelle che deve fare il legislatore. A livello di normative quali sarebbero ora quelle più importanti che lei varerebbe se fosse al governo?

Faciliterei l’accesso a una liquidità importante nel lungo periodo. Oggi il denaro costa molto poco alle banche, eppure è molto complicato da un punto di vista anche burocratico ottenere finanziamenti, i tassi sono ancora troppo alti in proporzione e poi ci sono i sovrapprezzi da pagare per ottenere le garanzie. Ottenere liquidità con modalità che la fanno apparire come un cappio non fa bene alle aziende.

Se non c’è questa sensibilità sulla liquidità molti problemi saranno solo rimandati. Non credo a sussidi a fondo perduto, va bene anche in credito, ma che sia veramente agevolato, questo è fondamentale. E non ci siamo mossi finora in questa direzione.

La ringrazio molto cavalier Cimmino, buon lavoro

Grazie, anche a voi


Potrebbe interessarti anche: