Dati e privacy: Usa ed Ue trovano l’accordo

Redazione BacktoWork 12/04/2022

La nuova intesa a sulla privacy tra Europa e Stati Uniti risolve vecchi problemi di sicurezza e limita le posizioni dominanti delle big company 

Joe Biden e Ursula von der Leyen hanno trovato un accordo “di principio” su privacy e sicurezza dei dati: in altri termini, gli Stati Uniti e l'Unione Europea (UE) danno forma a un’intesa sulla conservazione e sulla gestione dei dati europei sul suolo statunitense. 

Sono stati loro stessi ad annunciarlo nel corso di un evento pubblico che si è tenuto nelle scorse settimane. 

L’accordo risolverebbe un piccolo grande caso che, vertenza dopo vertenza, ha visto nel tempo inasprirsi sempre di più le relazioni tra i due, soprattutto dopo che il precedente patto tra le parti che regolava i flussi di dati “transatlantici”, denominato Privacy Shield, è stato dichiarato non valido dalla Corte di giustizia dell'UE, il 16 luglio 2020. Senza contare il precedente analogo che risale al 2015 con il Safe Harbor.

Entrambe le circostanze avevano contribuito, in buona sostanza, a far serpeggiare la convinzione che gli Stati Uniti non stessero assumendo il migliore de comportamenti possibili nel fornire ai cittadini dell'UE informazioni sufficienti sulla sorveglianza dei loro dati da parte del governo statunitense.

Un nuovo impegno condiviso per la privacy

A margine dell’intesa, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che "il quadro sottolinea il comune impegno per la privacy, la protezione dei dati e lo stato di diritto", per poi aggiungere che l’accordo “consentirà alle autorità dell'UE di autorizzare un flusso di dati spaventosamente importante per l’economia americana e, al tempo stesso, per quella europea”.

Tradotto in “soldoni”, si parla di relazioni economiche data driven che rappresentano un ammontare complessivo quantificabile in 7,1 trilioni di dollari.

Sull’altro fronte, il presidente dell'UE von der Leyen, ha sottolineato come, sia gli Stati Uniti che l'UE, debbano continuare ad adattarsi a un mondo in continuo cambiamento, in particolare per quanto riguarda la protezione dei dati personali, aggiungendo poi che la nuova gestione dei dati sarà più in linea con l’accezione moderna data a concetti come sicurezza, privacy e libertà civili.

Nuova alleanza e vecchi problemi?

Il nuovo protocollo normativo fornirà, quindi, un aiuto concreto alle aziende che normalmente trasferiscono dati dall'UE agli Stati Uniti ma è importante sottolineare come la notizia dell’accordo debba, tuttavia, essere considerata anche come un primo e decisivo passo di un processo che porterà a una transizione positiva per le società tecnologiche statunitensi che stanno affrontando un numero crescente di casi limite, spinosi anche per le autorità di regolamentazione della privacy europee.

Ma quale potrebbe essere lo step successivo? Verosimilmente, l’idea di rendere obbligatorio il fatto che i dati debbano risiedere sul suolo europeo. Qui, la corsa al cloud del Vecchio Continente e la voglia di stringere alleanze comunitarie appaiono ben chiare, unitamente al fatto che tutto ciò intende controbilanciare l'indubbia leadership degli operatori americani: Amazon, Microsoft, Meta e Google in testa.

Come pure la volontà di fissare nuovi limiti a importanti operazioni di monitoraggio dei dati.

 


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