Automotive e digital transition: tra phygital e condivisione

Redazione BacktoWork 27/05/2022

Più che uno strumento per muoversi dal punto A al punto B, l’auto (elettrica) del futuro sarà uno strumento dalla forte impronta tecnologica che dovrà essere in grado di rimpiazzare l’uso con l’experience. Vediamo come

Come sarà la mobilità del futuro? È tutt’altro che semplice ipotizzare oggi come sarà l’evoluzione di quella che viene definita come “la transizione elettrica dell’automotive”. Al momento, infatti, di veramente chiaro vi sono soltanto un po’ di numeri, a partire dalle date.

Come il 2025, l’anno in cui la diffusione delle vetture che non saranno più dotate di un motore endotermico raggiungerà livelli che si possano considerare realmente interessanti; il 2030, la data in cui molti Stati di tutto il mondo metteranno definitivamente al bando la circolazione dell’auto come la conosciamo oggi; 4 milioni: le vetture elettriche vendute fino a oggi nel mondo; 6 per cento la percentuale che rappresenta la loro fetta di penetrazione nel mercato. 

In questa grande rivoluzione in atto, l’unica cosa certa è che l’auto di domani sarà molto diversa da come l’abbiamo concepita finora, soprattutto per via di un altro importante cambiamento, la cosiddetta digital transition.

Centralità del motore addio 

A partire dal cuore della macchina, vale a dire il motore e le sue componenti, che verranno gradualmente rimpiazzati dagli omologhi dei sistemi a propulsione elettrica più semplici, meno caratterizzati, più omologati.

A fare la differenza, qui, sarà soprattutto l’elettronica, in un passaggio molto spinto al phygital, cioè l’unione, o meglio, la convivenza, tra componenti fisici e digitali.

Verosimilmente, il distacco tra i due mondi sarà sempre più sfumato: diventeranno più fluidi e permeabili l’un l’altro, in un nuovo modello che cambierà non soltanto la conformazione e il funzionamento dell’auto ma anche della mobilità e delle città che, giocoforza diventeranno a loro volta più smart, intelligenti.

Tutto ciò, inevitabilmente comporterà un cambiamento radicale anche per le Case automobilistiche che, da produttori di hardware, le vetture, somiglieranno sempre di più a produttori di software e di servizi a valore aggiunto.

Una rivoluzione che parte “da dentro”

In questa era di passaggio non tutti si dichiarano o si dimostrano pronti allo stesso modo. E, a fare la differenza, sono soprattutto le figure professionali in una fascia intermedia del management aziendale, cioè quella che si compone di esperti di un “vecchio” modo di concepire il loro lavoro e la loro impresa che si ritroveranno a convivere con il timore che le loro competenze costruite in anni potrebbero presto scomparire, soppiantate da nuove modalità e nuovi processi produttivi.

Un altro fattore-chiave di questa fase di cambiamento sarà anche il concetto di proprietà del mezzo a quattro ruote, alla luce di uno scenario ormai nitido nel quale l’utente dimostra di apprezzare sempre di più il car sharing rinunciando in toto al possesso di un veicolo.

Questa modalità di utilizzo presuppone, a sua volta, l’esistenza di applicazioni avanzate che, per esempio, oltre a permettere la gestione dell’uso, consentono di ritrovare su ogni esemplare le proprie impostazioni e le proprie configurazioni preferite.

Dal possesso all’utilizzo

Alla stessa maniera, aumenterà sempre di più la propensione ad aderire a formule di noleggio a lungo termine o a servizi finanziari offerte dalle stesse Case o da società terze.

Quello che appare molto verosimile è, quindi uno scenario in cui la scelta dell’auto da guidare sarà collegata a una determinata situazione, un po’ come se fosse l’estensione del proprio outfit e renderà possibile optare per il mezzo che meglio si adatta alla moda del momento, o al proprio stato d’animo, o che soddisfa la voglia di togliersi uno sfizio.

Più che un oggetto da possedere, quindi, l’automobile sembra poter assumere le sembianze di un’esperienza, differenziata dalle caratteristiche del modello prescelto e coerente con il marchio che la produce.

Di conseguenza, quanto più i brand saranno capaci di creare attorno a sé e ai loro modelli un’aura capace di caratterizzarli e renderli “esperienziali” rispetto alla concorrenza, tanto più potranno garantirsi una presenza consolidata e di successo nell’ecosistema evoluto che verrà a crearsi attorno al mondo auto. 

Emozionale? Anzi, di più 

Ma in tutto questo, che ne sarà dell’aspetto emozionale correlato alla guida dell’auto, uno dei più trainanti dell’automotive del passato e - ancora - del presente? Secondo i detrattori del passaggio all’elettrico e al phygital, il rischio che le auto del futuro non siano più in grado di trasmettere un vero piacere di guida è molto elevato e avrà una forte incidenza nel settore.

Una delle visioni più realiste in risposta a questi dubbi è che, anzi, il fatto di portare nell’abitacolo dell’auto le tecnologie più avanzate come la realtà virtuale o la realtà aumentata, unitamente con la guida autonoma, renderà invece la fruizione dell’auto più ricca e confortevole, oltre che - naturalmente - molto più sicura.

In tutto questo, l’Italia è tra le principali candidate a poter giocare un ruolo di primo piano, grazie a quel mix unico tra eccellenze nel design e nell’ingegneria, e la sua capacità di iniettare ogni suo prodotto di quel magico ingrediente che si chiama Made in Italy e che unisce in maniera unica l’heritage del passato con il saper restare al passo con i tempi che ci contraddistingue nel mondo in numerosi campi.

L’importanza del sistema Paese

Cruciale e decisivo, anche in questo contesto, sarà, infine, il ruolo delle istituzioni. Proprio a partire da tutti quegli interventi a sostegno della formazione delle risorse necessarie, creando le condizioni per evitare lo skill shortage e per la creazione dei percorsi nei quali acquisire le competenze sui lavori emergenti e le digital skill.

A loro spetterà anche il compito di rendere le strade e le infrastrutture stradali adeguate ad assecondare quella che sarà una vera e propria tecnologia viaggiante su ruote, creando una rete di ricarica elettrica quanto più capillare possibile, e riuscire a combinare le tecnologie di comunicazioni mobili ad alta velocità e la sensoristica IoT (Internet of Things) diffusa con le piattaforme per la raccolta, la gestione e la condivisione dei dati che rappresenteranno la base del tessuto connettivo necessario a rendere questa trasformazione davvero efficace.


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